Posts Tagged ‘apicoltura

21
Ott
10

Winnie the Pooh – redux

Se Winnie Pooh fosse stato un grezzo grizzly ed il Bosco dei Cento Acri il cortile di uno sfasciacarrozze tutte le storie di Pinki, Ih-oh, Tigro e compagnia bella sarebbero state più interessanti.

Fine Agosto è il periodo migliore per prelevare il miele (se ce n’è…) secondo i dettami dell’Abbé Warré. Uno va fino alle arnie, controlla il peso della cassetta superiore (se il peso netto, tolta la struttura di legno, si aggira intorno ai 12Kg, con buona probabilità ci sarà solo miele) si controlla, sempre pesando la cassetta sottostante, che vi siano abbastanza scorte per le sorelline e si procede…

Anche se come dice il mio “mentore in contumacia” David Heaf: “se c’è un motivo per prendere il miele, ce ne sono due per non farlo”.

Sempre secondo il buon Abate, il miele estratto per spremitura (praticamente l’unico modo per estrarre il miele da favi naturali senza telaino) non solo è qualitativamente superiore a quello estratto a caldo o per centrifugazione perché ricco di cera, polline e propoli ma… costa anche meno in macchinari ed apparecchiature varie.

La prima estrazione che ci toccò fare fu a mano. Al meglio, utilizzando uno schiacciapatate.

L’esperienza è stata catalogata come “cose appiccicose in cui i bambini si divertono un mondo ma poi balbettano e vibrano come cocainomani in botta da zuccheri”.

Divertente. Ma non facciamolo più.

Scopiazzando come al solito dall’esperienza di altri abbiamo migliorato il processo ottenendo un buon miele con poco sforzo ed ottima resa (niente filtri, garze, colini…).

La costruzione della pressa è stata relativamente semplice e a costo zero.

La Pressa da Miele de l’OrtodiCarta.

  • Materiale necessario:
  • Profilati in metallo – quanto basta
  • Tavolato in melammina per uso alimentare – 1,5mq – spessore 2cm
  • Vite senza fine – 1

Procedimento:

Abbandonate il vostro posto di lavoro stipendiato cercando soddisfazioni nel mondo dell’imprenditoria autonoma nel settore “ristorazione”.

Per mille e mille motivi chiudete baracca e burattini tornandovene a casa con casse di bicchieri (non utili ai fini di questo progetto), 15 tavoli di profilato metallico 70x70x70, quattro o cinque casse di superalcoolici (da consumarsi negli anni seguenti con molta calma essendo, io, quasi totalmente astemio), due taglieri di melammina a norma Haccp da 50×200 cm bianchi e dell’altra roba che tornerà utile negli anni seguenti.

Fidanzatevi e poi sposate una signorina in grado di saldare.

Fatevi regalare da una parente un vecchia Punto giunta molto oltre la curva delle sue possibili prestazioni meccaniche completa di crick. (ps.- tenete conto che è illegale viaggiare senza crick a bordo, quindi: se spremete il miele non potete andare a fare le sgumme sulla tangenziale)

Fortunatamente io non uso l’affumicatore con le api…

Non vorreste sapere come ne ho costruito uno per prova.

Vi dice niente “peretta per lavande vaginali”?

Però funziona…

(non testato sulle api)

17
Mag
10

Materiali per piccoli apicoltori naturali

In onore dei nuovi bien (termine tedesco che indica l’unità tra arnia, favi ed api) traduco, di seconda mano, e pubblico un’interessante articolo di Johann Thur sulla ritenzione dell’atmosfera e del calore interno all’arnia. Una delle basi dell’apicoltura naturale.
Thur descrive l’arnia Christ molto simile alle Warré che utilizzo anch’io e critica pesantemente l’introduzione delle arnie a telaino removibile (l’articolo risale più o meno al ’45 – traduzione originale di David Heaf)

16
Mag
10

God save the Queen(s)

No.
Non questi Queens.

La giornata di sabato si è svolta all’insegna della divulgazione dell’Agricoltura Sinergica e Naturale. Prima a RadioFlash per FoodExpress di Elena Pugliese, poi al Centro Studi Sereno Regis per una presentazione in collaborazione con Guido ed Enzo (il trio dell’ Ave Sinergia al completo).
Torniamo a casa. Guido e famiglia si fermano da noi per il fine settimana. Paccate di bimbi allo stato brado in giardino.
Siamo sinceri. Non sopporto i marmocchi… ma quando li puoi liberare nel mondo, lasciati liberi di autogestirsi, sono uno spettacolo e il tuo unico problema è che non ti urtino il braccio con cui tieni la tazza del caffè.
Siamo a domenica. La carovana ha appena finito il lauto pasto benedetti da un ritrovato sole, i bimbi si stanno nuovamente disperdendo.

Ops.

Ci sono cose che non hai bisogno di vedere. Dopo che per anni hai osservato i cambiamenti, i colori, le ombre, non hai bisogno di vedere realmente. Un po’ come quando papà orso entra in casa dopo che Riccioli D’oro s’è resa colpevole di furto con scasso (che se i tuoi genitori ti chiamano così… ci sei portata a delinquere. Anche se mi sarei aspettato un altro reato…). Ti giri intorno e sembra tutto a posto, ma sai che non è così…

Ok. Alla fortuna, mi hanno insegnato, c’è un limite.
Quindi mi insospettisco e vado a vedere.
Seconda sciamatura. Secondo recupero.
Questa volta colonizziamo la TopBar orizzontale.
Non raccoglieremo molto miele ma, se tutto va bene, abbiamo aperto l’anno con una famiglia in meno e lo chiudiamo con due in più.

Che Dio Salvi le Regine! (di cui una, probabilmente, vergine…)

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14
Mag
10

God save the Queen!

Ovvero: anche le regine fanno le “porcherie”

Non so voi.
Ma questo è il primo anno in cui mi rapporto alle api.
Mai avuto le api. Mai conosciuto nessuno che le avesse. Mai vista una famiglia da vicino. Forse, quando ero piccolo, ho visto delle arnie. Ma ero molto lontano.
Questo fa di me, per l’ennesima volta, uno stramaledetto, fortunatissimo principiante.
Status che mi sforzerò di mantenere per i prossimi 50 anni in tutti i campi dell’essere.
Non so niente, non so fare niente ma, fortunatamente, il resto del mondo sa cosa deve fare. Il mio è un gioco “reattivo”: le Cose mi danno un calcio nel culo, io salto. Le Cose mi danno un calcio nei “cabagigi”, io mi accartoccio su me stesso…
Non è difficile… anche perché il numero di calci che ricevi sono inversamente proporzionali alle azioni “di sicura efficacia e competenza” che possiamo compiere sul campo da gioco della Natura.
Meno “si fa così!” si traduce direttamente in meno “mazzate”.
Se poi a questo uno unisce un’oblomoviana chaiselongue su cui stravaccarsi ad osservare ed imparare… a quel punto si elimina qualsiasi bersaglio per i calcioni.
Ma poi, si deve mangiare. E quindi si devono trovare delle mediazioni. Ogni tanto s’ha da alzare il culo e reagire alle chiamate.

Avete mai preso 2 chili di api in mano?
Sembra una domanda imbecille (e forse lo è) ma io non l’avevo mai fatto. La sensazione è quella di avere l’alternatore sovraccarico di FIAT 128 tra le dita (altra esperienza che mi manca, ma credo dia l’idea). Non saprei dire se è una cosa piacevole o meno. Un po’ come quando ci si tuffa.
Mica ci stai a pensare… e poi, è già finita e tu stai nuotando per riemergere.

Vi ricordate la famiglia sopravvissuta all’inverno?
Ha sciamato. La regina dopo aver dato un’occhiata al meteo per la giornata (nuvoloso ma non troppo con possibili piogge in serata) ed alla mia agenda (un momento qualsiasi tanto non si capisce nulla) ha deciso di prendere la via verso il Mondo.
E qui inizia il parto.

Sono sveglio da poco. Ho appena preso il caffè. La stagione monsonica mi ha regalato un’influenza non programmata, mi trascino a fumare la prima sigaretta della giornata sul terrazzo delle api (dove c’è il sole). Mi guardo intorno.
Ai piedi di un cespuglio di pianta ignota (Luca saprebbe dirmi cos’è… io so solo che non si mangia… un giorno devo farmi dare delle ripetizioni di botanica…) ci sono delle api in volo.
Il cespuglio non è ancora fiorito. Checcifanno li?
Scendo e mi trovo in ciabatte a recuperare uno sciame. Quando si dice la vita…
Il resto è nelle foto.

Va detto: nessuno è stato punto, nessuno ha cercato di pungere (le api che sciamano sono troppo occupate a fare altro…), l’unica ape stordita che si è infilata sotto la veletta del marmocchio è uscita altrettanto velocemente senza creare turbe né al marmocchio né a se stessa (anche se credo che lei si sia posta un bel numero di domande), tutte le api sono in buona salute. La regina, presumibilmente visto che le api hanno occupato la nuova arnia, anche.

Per la regola sopra enunciata dei calci nelle palle io non evito la sciamatura.
Abusare della fortuna non è buona cosa.
Poi, le api sono strane. Si parla sempre di Superorganismo ma in definitiva le si tratta peggio delle mucche negli allevamenti intensivi. Creare un allevamento intensivo di mucche Simmenthal nel proprio giardino è un po’ più complesso che non imbottigliare 50.000 api in un sistema intensivo altamente artificiale. E, guarda caso, è ciò che ci si trova a fare più spesso di quanto non si pensi.
La sciamatura è un evento naturale. Ostacolarlo, impedirlo, prevenirlo non può che costare energia, fatica, tempo (a volte soldi) e averà conseguenze che, in qualche modo, dovremo bilanciare (e di nuovo: energia, fatica, tempo…).
Non è una questione opinabile.
Se intervengo su un organismo che si è evoluto per 30.000.000 di anni (un po’ più di quanto non si sia fatto noi…) spostandone la natura intrinseca, gli istinti, le conseguenze sono solo parzialmente prevedibili e richiederanno altri interventi…
Un po’ come quando, dopo anni che aro un campo, mi trovo ad aumentare progressivamente la quantità di concimi e di diserbanti che devo usare… altra questione non opinabile…

Il buon vecchio Rudolf Steiner faceva spesso riferimento alle api nei suoi discorsi.
Rudolf si sarebbe probabilmente trovato d’accordo con Jürgen Tautz nel definire le api come “fenomeno” (dal greco φαινόμενο) nel senso reale del termine: qualcosa che si palesa, qualcosa che si mostra in un evento. Secondo Rudolf lo sviluppo naturale delle api dall’alto verso il basso (al contrario di cosa succede in un’arnia artificale) era una caratteristica fondamentale tanto da fargli descrivere lo sciame come un’anima e l’arnia come il corpo “fisico” delle api. Rudolf si spingeva anche oltre con un ragionamento molto simbolico sulla trascendenza dell’essere e la transustanziazione dell’anima … ma li un po’ mi perdeva… la trascendenza non è il mio forte.

Jürgen Tautz, nel suo bellissimo “Il ronzio delle api”, descrive come le api siano, senza ombra di dubbio, insetti ma anche come, in moltissime loro caratteristiche, rispondano ad atteggiamenti e comportamenti tipici dei mammiferi “superiori” (tra cui noi).
Uno di questi atteggiamenti è la riproduzione.
Va da specificato che vi è una sostanziale differenza tra sesso e riproduzione in natura.
Il sesso non necessariamente comporta riproduzione come nel caso di alcuni organismi unicellulari che si fondono per scambiarsi materiale genetico per poi scindersi nuovamente. Due erano, due rimangono (con buona pace di Ratzinger e del “sesso” come atto naturale finalizzato alla riproduzione…).
D’altro canto la riproduzione non necessariamente prevede il sesso; vedi la cellula che sdoppia il proprio nucleo per generare due cellule. Nessuna delle due si sarà particolarmente divertita nel processo onanistico ma l’efficacia è comprovata dal fatto che siamo tutti vivi…
Ecco… le api rispondo, in parte ed attraverso la sciamatura, a questo secondo sistema riproduttivo.
Ma, non essendo animali semplici, complicano il tutto con una serie di sovrastrutture degne della mia mamma. Letteralmente.

Qualsiasi insetto, animaletto, rana o bacarozzo pur non avendo letto Darwin sa che, per assicurarsi una discendenza in grado di sopravvivere e proiettare la propria specie nelle ere a venire, deve figliare il più possibile. La sovrabbondanza di progenie è la garanzia che non tutta venga persa per malattia, predatori o altre sfighe… qualcuno ce la farà, si svilupperà e porterà il buon nome dei rospi nel mondo…
Nessuno a letto Darwin alle api e loro non se ne sono minimamente preoccupate riuscendo a svilupparsi per 30.000.000 di anni finché, in poco più di un centinaio di anni, il loro sistema è tracollato portandole in zona “pericolo di estinzione” (non sto dicendo che è tutta colpa dell’uomo… anche se di certo non le ha aiutate…)
Le api, invece di riempire qualsiasi spazio vuoto di riproduzioni fertili di se stesse per garantire la progenie, fanno 2 o 3 regine.
Questa non è una caratteristica da insetto ma da mammifero “superiore”. Gli elefanti fanno così, le scimmie… l’uomo. Le api sembrano voler giocare con l’estinzione in un’ottica prettamente “insettologica”.
E qui entra in campo la mia mamma (ma anche la vostra…).

Come i mammiferi “superiori” la Regina depone da 2 a 3 uova che verranno allevate come Regine (le uniche entità fertili in un’arnia e, quindi, le uniche in grado di riprodurre la specie… vabbè… anche i fuchi… ma si sa: in natura la fertilità femminile è più salvaguardata di quella maschile più a buon mercato e facilmente reperibile…).
Quando nella discendenza di sua maestà si saranno dipanate alcune burocrazie sulla fitness (letteralmente: le nuove regine si scontrano e solo la più adatta sopravvive).
La Regina Madre prenderà con se 2/3 delle operaie, scorte di miele per circa 10 giorni e se ne va lasciando alla figliuola operaie addestrate, covata, scorte e favi. Alla faccia dell’eredità!!
Pensateci un attimo. Quale altro animale mette a rischio se stesso per essere certo che la discendenza possa prosperare? Non esattamente le cavolaie e le libellule… tanto meno le zanzare… Quale altro animale lascia ogni suo possedimento in mano alla nuova generazione perché questa sia in grado di portare avanti la specie?… Beh… non tutti gli umani… ma magari qualcuno si.

Ora… pensate a cosa vuol dire, in questo contesto, il blocco della sciamatura attraverso la distruzione delle “celle reali” o con sciamature artificiali…
Un po’ come mettere il reggiseno alle mucche…


It’s not about honey, Honey!

12
Set
09

E al fin della sonta… lei tocca!

Io non son bravo ad indignarmi… mi incazzo, bestemmio, batto i piedi.
Ma non sono capace ad indignarmi.
Tanto meno a cimentarmi nella nobile arte della “parata ed affondo”.
Il risultato è quasi sempre quello di un’orco smadonnante che, automaticamente, aumenta la proporzione dei danni.
Quindi provo dei brividi di irrazionale piacere quando vedo qualcuno in grado di destreggiarsi meglio di Cyrano (e probabilmente senza l’ingombro del naso… almeno credo…)

Dulcis in fundo: La Bayern se la piglia in saccoccia ancora una volta per i neonicotinoidi! (via OcaSapiens)

polline

05
Set
09

Finchè se ne può approfittare…

Comunicazione di servizio:

Spesso e volentieri mentre ravano e frugo alla ricerca di nuovi testi da leggere, studiare o approfondire mi imbatto in notiziuole interessanti, link o altre robe che di per sè faticherei non poco ad inserire in un post o che, per cialtroneria rischierebbero di essere perse nei miei archivi (biglietti, scritte sul retro delle cartine, post-it elettronici sul desktop, tatuaggi permanenti sulla fronte) da qui il mio abbandono alle sirene della tecnologia e del social networking (no… facebook proprio no…)
Da questo momento nella colonna qui a fianco potete trovare una cosa chiamata “Prese al volo e Rilanciate“.
E’ il reader dell’account Twitter che, in ipotesi, sapessi cosa diavolo è Twitter, dovrebbe permettermi di inviare Link al volo risparmiando di molto sui tempi di connessione.
Va da sè che mi diverto di più a sproloquiare… ma non sempre c’è il tempo o l’occasione per farlo…
Facendo CLICK sul titolo verrete teletrasportati direttamente alla pagina Twitter dove potrete vedere anche i “post” vecchi…

memento

aggiornamento: vabbè… devo ancora capire un po’ come funziona il giochino… ma voi, intanto, potete già usarlo…

11
Ago
09

L’Ape di Carta

DSCN2399
Quando arrivarono le api, da buon novizio sprovveduto che non aveva mai avuto a che fare con le sorelline a striscie, mi sono fatto prendere dal tourbillon e ne venne fuori questo post (vagamente confuso).
Fortunatamente esistono persone più abili di me ha sintetizzare le cose e a renderle comprensibili, se poi una di queste persone è David Heaf, da cui ho saccheggiato il 90% del mio sapere in fatto di api… bhè… mi sento quasi un’apicultore serio.
Quindi: se volete sapere come ho fatto a infilare 6 telaini dadant-blat in una Warré potete dare un’occhiata qui.

ps. – la foto non sembra molto significativa, ad una prima occhiata. In realtà e una delle numerose sessioni di “social grooming” a cui le sorelline si dedicano intorno alle 18 – 18.30. L’ora delle pulizie.

17
Giu
09

Un Motobécane nella testa

Fare le cose non è difficile.
E’ un po’ come tuffarsi. Guardi l’acqua. Valuti l’altezza. Guardi l’acqua. Cribbio, sei veramente in alto. Guardi l’acqua. Mentalmente ripassi i movimenti che farai. Guardi l’acqua. Tanto, poi, la panciata la prendi comunque. Torno indietro. Guardi l’acqua. Valuti l’altezza. Cerchi di focalizzare il momento in cui impatterai con il liquido in una perfetta verticale. Panciata sicura. Torno indietro.
Poi.
Ti butti.

inside

E’ stato un sogno strano.
Ero avvolto, per la prima volta in vita mia, in una nuvola pulsante. Un corpo che si dilatava e mi avvolgeva.
Siamo entrambi incerti.
Io non conosco i passi della danza ma cerco di dissimulare scioltezza e savoir faire, lei mi studia, visibilmente infastidita ma mi concede una chance. Guadagno un credito di fiducia. E sono illeso.
Nel sogno, cerco di sprofondarmi in una lucida razionalità.
Le azioni si fanno veloci e rarefatte, lei continua a studiarmi e, con calma e pazienza inizia a guidarmi nel ballo.

shook2lenzuolo

Ci guardiamo. Ed inizia la parte “sporca” del lavoro.
Il sogno si interrompe.

Non mi aspettavo dei telai da dadant-blatt dentro una scatola di polistirolo.
Mi aspettavo un melario dadant-blatt. Eppure gliel’avevo detto…
Con un melario era un attimo… appoggiavo sopra la Warrè una cornice che facesse da “riduttore” e, sopra a quella la dadant. Al resto avrebbero pensato loro trasferendosi lentamente ai piani inferiori.
Invece no.
Mi trovo qui, su un battuto di cemento a bestemmiare mentre tagliamo e cuciamo i favi alle barre in un’operazione di cui ho letto mille volte ma che avrei preferito non dover fare.

cutcombcucitura

Mi giro.
Due bambini, uno di tre e l’altro di nove anni, stanno leccando il miele dai pezzi di favo scartati, le mani, la faccia, i vestiti sono lucidi ed appiccicosi. Non riesco a ricordare l’ultima volta che ho visto degli occhi così.

Ricomincia il sogno.
Lei mi sta aspettando. Ho qualcosa di suo e devo restituirglielo. Continua a fidarsi e mi lascia fare. Il Ballo continua ininterrotto. Fino a quando Lei, nella sua interezza, non riguadagna il suo Sancta Sanctorum.

finestra

Il sogno si interrompe nuovamente.
Ok, una è fatta. Vai con la seconda.
Il sogno ricomincia da capo. Identico in tutto e per tutto

involo

Per la cronaca:
L’imbuto è stato autocostruito con dei vecchi lamierini da tipografia e del legno di recupero. L’idea è stata presa da David Heaf
Una storia più comprensibile su ciò che avrei voluto fare la trovate qui
La tecnica di cucitura dei favi nel trasporto da un’arnia tradizionale ad una TBH lo presa da qui ma ne trovate una bozza anche qui.
I disegni per la costruzione dei un’arnia Warrè li trovate qui insieme al libro dell’Abbè Warrè su come utilizzarla.
Durante tutte le lavorazioni non è stata sparsa neanche una nuvola di fumo (anche perché è già tanto se mi sono preso una veletta…).
Non è comunque un lavoro che vorrei rifare. Se decidete (e dovreste farlo) di prendervi cura di una colonia di api… evitate le arnie da trasporto in polistirolo. Se poi volete una Warrè “abitata” completa di letteratura a riguardo… fate un fischio.
Scusate l’eccesso di foto ed i terribili pantaloni bianchi.

io

25
Feb
09

L’ape di Oblomov

Le api sono un esempio di come io sia in grado di diventare, di tanto in tanto, un’integralista da crociata.
Abbandono le mie vesti solite di “socialdemocratico dell’autarchia naturalistica” e scado nella faziosità più bieca e becera.
Mi succede un po’ la stessa cosa con gli OGM. Non mi frega niente se possono o meno essere una soluzione per sfamare i futuri 8 bilioni di abitanti del pianeta… non dovrebbero esserci 8 bilioni di persone!
Troverei più interessante e divertente un fondo internazionale per la “promozione del sesso sicuro a scopo edonistico”.

Sono a-scientifico e fazioso?
Si, l’ho appena dichiarato.
Sono aperto a discussioni sul tema?
Più o meno come un talebano è disposto a farsi fotografare con un cappellino di McDonald mentre imita i passi di “Thriller” di Michael Jackson.the-hive-copia

Non si è ancora riusciti a trovare una causa per la Sindrome da Spopolamento delle Colonie che già siamo pronti ad escluderne alcuni possibili fattori scatenanti come l’uso dell’imidacloprid nella concia delle sementi.
Se succedesse la stessa cosa con le mucche vi immaginate il casino che ne salterebbe fuori?
Riprendendo le parole di Dennis VanEngelsdorp (uno dei maggiori ricercatori sulla SSC anche se lui la chiama CCD essendo americano), provate a pensare alla scomparsa improvvisa ed ingiustificata del 30-40% dei capi bovini presenti sul nostro territorio, puf, scomparsi… probabilmente verrebbe richiesto l’intervento dell’esercito e lo stato di calamità naturale.
Calamità naturale…
Cosa ci sarà mai di naturale in una complessa correlazione di fenomeni antropogenici. Selezione involontaria di ceppi di varroa resistente agli acaricidi, ibridazioni di regine con conseguente indebolimento del sistema immunitario, uso irrazionale di fitofarmaci, “allevamento industriale”…

In realtà, come sempre, la risposta ad un problema nei cicli naturali non è mai univoca.
Le api, semplicemente, non ce la fanno più per sommatoria di stress.
Da un punto di vista prettamente evolutivo, potremmo tranquillamente considerarci meri esecutori naturali dell’estinzione delle api, un po’ come successe (in maniera più consapevole e volontaria) con il Dodo. Che detto per inciso… c’aveva un po’ la faccia da predestinato, poveretto. Mi stupisco sempre che ci siano ancora gli ornitorinchi.

Ora. Io gradirei rivendicare il mio posto all’apice della scala evolutiva e quindi assumermene le dirette responsabilità. Tra queste, la responsabilità di preservare le api prima che ci pensi Agrofarma modificando il mercato mondiale delle seminatrici.

La base della sostenibilità risiede nell’agire entro i confini dei sistemi naturali, forzare uno qualsiasi di questi limiti porta inevitabilmente a situazioni di deficit che, per quantità e qualità, non possono che creare nuove problematicità.
Questo vale per i principi economici, figurarsi per quelli ecologici…

Le api possono essere ottime docenti di “sostenibilità”.
Immaginate di entrare in simbiosi con un organismo in grado di espandere la vostra percezione dello spazio fino ad un raggio di 10 km.
Una progettazione in permacultura si sviluppa attraverso un’attenta analisi condotta per zone e settori.
(Per averne un’idea approssimativa potete dare un’occhiata all’articolo di Bart Anderson qui).
Non sempre è così facile entrare nella logica esatta della progettazione, soprattutto se l’intento è quello di creare una fusione tra ambiente umano ed ambiente naturale, collegati in una relazione di reciprocità. Il nostro linguaggio, la nostra logica sono troppo legati a principi “cartesiani” di concatenazioni binarie causa-effetto, costo-beneficio. Le api no. Le api fanno parte di quel sistema (o quanto meno dovrebbero tornarne a fare parte).
Attraverso un rapporto di scambio, non predatorio, le api sono uno dei più potenti strumenti di lettura dell’ambiente che ci circonda. Sono lo scanner che ci permette di decodificare ed elaborare il contesto in cui viviamo sia che questo sia rurale od urbano.
E in più, ogni tanto, vi possono regalare del miele…

Non fatevi fermare dall’idea della difficoltà.
Le cose possono essere rese semplici assecondandole.
Non fatevi frenare dai costi.
Le cose si possono fare anche con pochi soldi (ne sono una dimostrazione continua, sigh!)
Non fatevi fregare da chi vi dice che ci vogliono “competenze specifiche”.
Le competenze si acquisiscono.
…e poi, anche il gatto di casa, se gli rompete le palle, graffia…

Quelli che seguono sono una serie di link utili per intraprendere la felice arte dell’apicultore naturale. Un apicoltura sostenibile, più semplice di come vi sia mai stata presentata e senza tutte le sofisticate apparecchiature a cui siamo abituati.

The Barefoot Beekeeper
Qui potete trovare gli schemi gratuiti per realizzarvi un’arnia orizzontale Top Bar come quella che svetta nel mio giardino in attesa di essere colonizzata (sto aspettando la fioritura della gaggia…) ed il manuale per la cura naturale della colonia (i 7,50€ meglio spesi degli ultimi anni) più un sacco di altre informazioni.

The Bee Space
Tutto ciò che avreste voluto sapere sull’apicoltura naturale dell’Abbè Warrè vero pioniere del sistema, con tanto di schemi per costruire la sua arnia verticale e manuale dello stesso Warrè (tutto free). Tra i documenti “secondari” da segnalare la traduzione in inglese del testo di Johann
Thur sulla necessità di preservare l’atmosfera interna al favo… come dire: “lascia tranquille le api e loro staranno bene”.

Qui un vecchio articolo che avevo tradotto. Niente di “tecnico”, ma la ricerca è partita da lì.

E, dulcis in fundo, l’articolo dell’ottimo Meristemi sulla contraffazione del miele… forse è meglio se iniziate ad autoprodurvelo!

17
Feb
09

La biodiversità bidimensionale

La giornata ha tutto l’aspetto di una risata crudele.
Il sole abbagliante rende il mondo circostante iper-reale, ogni singolo filo di paglia sui bancali dell’orto assume una titanica presenza visuale. Contemporaneamente un vento gelido ti sbatte in faccia rendendo la pelle azzurrina, sbiadita dalla circolazione sanguigna che rallenta.
Sto tribolando intorno ai letti rialzati che non sono riuscito a fare a novembre e nel frattempo scaglio fave ed insalate su quelli già pronti, G. è una settimana che mi ripete che a S. Apollonia vanno seminate le insalate anche se nevica… spiace dargli un dispiacere…

Rondissone… centro famoso per essere l’ultima uscita prima del casello a pagamento della Torino – Milano, o si esce qui o ti tocca pagare il balzello, e per essere sede di uno raro campanile a sezione triangolare, ma bisogna cercarlo bene perché tende a stare nascosto.


Da quello che mi raccontano, la crisi ha già portato un notevole miglioramento… una volta era solo mais, i pioppi, arrivati in seguito, richiedono meno lavorazioni.

Ora.
Pare un controsenso fare un orto sinergico qui in mezzo… un po’ come fare una coltivazione biologica di meli in Val di Non… ma sarà l’umidità del posto. Ormai ho assunto la psicologia del fungo, mi incisto in un’angolino e da lì comincio la lenta e progressiva colonizzazione. (Come sostiene Paul Stamets, uno dei miei supereroi preferiti, non si deve mai sottovalutare la capacità rigenerativa di un fungo)
E poi, chi l’ha detto che il Guerrilla Gardening si limita ai centri urbani?

E quindi con la sfacciataggine del cialtrone, avendo bene in mente l’obbiettivo: incasinare una biodiversità bidimensionale, mi sto apprestando ad allestire un alveare.
Cosa so di apicoltura? Niente.
Ma come nel caso dell’orto e dell’agricultura questo, forse, può essere un vantaggio.

Prossimamente tutta la documentazione su come, cosa e chi…
Per il momento: l’apicultore anarchico

ps.- le “u” in apicultura, agricultura ecc… ecc… sono un vezzo che mi sto prendendo, non uno dei miei tanti errori di battitura.




L’ orto di carta

Diario di bordo ad aggiornamento casuale e saltuario di un cialtrone nell'orto... giocando con il fango, la permacultura, l'agricoltura sinergica in compagnia di William Cobbett, John Seymour, Fukuoka e Kropotkin.

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Troverò altri sistemi di finanziamento occulto…

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