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08
Feb
09

Gli appunti di Emila H. n°8

omino
Et voilà.
Tanto per cambiare mi sta esplodendo la primavera (che verrà) sotto il sedere (letteralmente, sono seduto per terra nell’orto… si, vado con il portatile nell’orto… non so quanto durerà ancora, povera bestia).
Tutti gli anni mi racconto che è colpa dell’inverno rigido e freddo, della neve, della pioggia.
Ma non è vero.
In realtà è che io, in inverno, vado in letargo celebrale. Da dicembre in poi smetto di pensare ed entro in stato subvegetativo… poi, PUFF!
E non ho il tempo materiale di fare tutto ciò che vorrei o che ho lasciato lì da qualche parte con un biglietto con scritto su: “da fare”…

Questi che seguono sono gli appunti sul compost di Emilia portati a voi grazie all’opera di Gabriella ed alla mia pessima correzione bozze…

La traduzione

L’originale

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24
Lug
08

diario di campagna n°133

Torniamo alla biomassa.
Il “fortuito” incontro con Marco ha innescato una serie di ragionamenti, schemi e ripescaggi negli archivi. C’è sempre nell’aria la possibilità di re-localizzare il mezzo mondo in cui gravito in una situazione dove realizzare una progettazione stabile sia possibile… e quindi si studia.

Una delle cose che mi porterò dietro è una minuscola serra, recupero di un fondo di magazzino. Attualmente usata come semenzaio e nursery per le piantine. Metà dello spazio è (era, ora è senza pannelli per fare da supporto ad un paio di zucche rampicanti) occupato da taniche di acqua nel tentativo di avere un sufficiente accumulo di calore durante i primi soli della stagione. Tecnica totalmente inefficace vista la posizione di casa: esposizione a Nord, tasso di umidità assurdo durante tutto l’anno (nel 2007 il ghiaccio in cortile ce lo siamo portato fino ad aprile/maggio) e siamo il bacino di raccolta di tutta l’aria fredda che cala dal Canavese…
Questo mi ha portato a valutare strategie alternative, oltre a desiderare una serra più grande…

Ed ecco le biomasse.
Jean Pain è famoso per il “Compost dei Templari” ed ad una serie di tecnologie legate al compostaggio degli arbusti per la produzione di energia. Energia=Calore.

Jean Pain con i suoi cumuli di compost ci scaldava la casa, le serre e ci alimentava una 2cv a metano nella proprietà che gestiva nel bel mezzo del versante francese dell’Occitania dove questa sfuma nella Provenza. (E qui metto sul piatto “Gibous, bagase e bandì” di Lou Dalfin”).
Questo è un’articolo di Peter Bane in Inglese ma con immagini sufficientemente chiare per dare un’idea del sistema.
Questo è tratto, invece, dalla libreria a libero accesso di Journey to Forever .

Il nuovo sito dove, in ipotesi, dovrei spostarmi sorge sul crinale di una collina, sul fronte della casa si stende il terreno (con una più che modesta pendenza) che termina in un fiumiciattolo ed in un bosco. Il posto si presenta alla realizzazione di una serie di swales[1] consolidati e resi “assorbenti” dal vetiver e ombreggiati da alberi.
Da entrambi e dalla pulizia del bosco sarei probabilmente in grado di recuperare sufficiente biomassa per permettermi una serra più grande e riscaldata!

Ps. – l’utilizzo del compost per l’orto sinergico è quasi irrilevante. Viene principalmente usato nei semenzai… motivo per cui a quel punto probabilmente ne avrei in eccesso. Me lo vendo?
PPs. – A proposito di biomasse vi consiglio anche questo link al mio nuovo eroe, va a pari con Ruth Stout come genialità scomposta e disordinata (Non sapete l’inglese? Non importa! Bastano le immagini)

[1] Scusate… a furia di leggere roba in inglese mi mancano i termini in italiano. Gli swales sono una specie di fossi che corrono parallelamente alle linee orografiche in modo da trattenere l’acqua e permetterne l’infiltrazione, il che li differenzia dai canali che servono per trasferirla…

10
Lug
08

diario di campagna n°123

Credo che ormai si sia capito… io tendo a guardare l’orto (ed in generale l’agricoltura) dal punto di vista dei miei antenati: sdraiato, due metri sotto terra.
Questo comporta diversi vantaggi, alcuni svantaggi ed una struttura esteticamente “peculiare” della parte emersa. Tra le altre cose della parte emersa capisco anche poco o niente (verde: vegetale, grigio: sasso, verde/grigio: postina non ancora andata in vacanza e dalla dieta un po’ carente).

Uno dei vantaggi è che quando scopro nuovi (per me) collegamenti col piano di sopra mi emoziono sempre un po’. Questo può essere dettato anche dal non possedere una televisione da sei anni.

I Dentedileone o taraxacum officinale (se siete di quelli che le piante le conoscono) è un vegetale spettacolare! Si, lo so, si mangia in insalata, si fanno i “capperi”, con le radici si fanno tinture ecc… ecc… ma, nonostante la mia passione per la cucina, vi sembra che io mi possa emozionare per l’aspetto culinario? Oibò… ci vivo da un tot di tempo mangiando “erbacce”…

Visto da “sotto”, il tarassaco, è spettacolare. Infestanti, ma spettacolare, e una buona pacciamatura dovrebbe comunque tenerlo a bada.

Che cosa fa il Tarassaco che io non sapevo:
• Produce etilene (è la fissa del momento) il che, come diretta conseguenza, permette la maturazione anticipata dei frutti e la fioritura precoce sebbene in alcuni casi possa inibire lo sviluppo della pianta. Pare che mettere in un sacchetto i fiori e le foglie del Dentedileone con frutti acerbi li faccia maturare. [ref PFAF GardenOrganic]
• La grossa radice, morta la pianta, permette un’areazione naturale del terreno (fondamentale in un orto dove si promuova l’autofertilità) e diventa un ”ascensore” naturale per lombrichi ed altri organismi che possono così raggiungere gli strati più profondi del terreno.
• La pianta non disturba con le sue radici le piante circostanti. La radice del Dentedileone scende verticalmente in profondità agendo come “pompa” per alcuni minerali celati negli strati più bassi del terreno, specialmente calcio. [ref PFAF]
• E’ considerato un produttore di Humus in quanto la sua rizosfera (l’area di terreno a contatto con il suolo) è particolarmente gradita ai lombrichi.
• Può essere attaccato dai nematodi. In questo caso conviene, forse, consociarlo con piante “trappola” tipo nasturzio o “disinfettanti” tipo tagete. Oppure usare lui come trappola, magari nei pressi dei cavoli, particolarmente sensibili agli attacchi da parte dei nematodi. [ref GardenOrganic]
• E’ uno degli ingredienti per il “QR” Herbal compost activator (vedi ricetta) [ref Journey to Forever]

…con buona pace per le “erbacce infestanti”…

“QR” (Quick Return) Herbal Compost Activator:
(liberamente tratto da Bruce. M. E. Commonsense Compost Making. Faber 1977 ISBN 0-571-09990-4)

Il QR è una polvere a base di erbe e miele che, diluita in acqua e distribuita sulla pila del compost, è in grado di accelerarne il processo di decomposizione e migliorarne la qualità.

Ingredienti:
Camomilla (Matricaria chamomilla) – potassio, fosforo, calcio, zolfo
Dentedileone (Taraxacum officinale) – ferro, sali, potassio, fosforo
Valeriana (Valeriana officinalis) – acido acetico, acido formico
Achillea (Achillea millefolium) – ferro, calcio, potassio, fosforo, zolfo, nitrati
Ortica (Urtica dioica) – olii, acido formico, azoto in forma ammoniacale, acido carbonico, ferro
Corteccia di Quercia (Quercus robur) – potassio, calcio
Miele grezzo (miele grezzo) – glucosio

Metodo:
Raccogliere foglie e fiori al mattino e farli seccare a bassa temperatura. Una volta seccati macinare il tutto e setacciare con un colino. Mantenendo separate le erbe.
Per la corteccia di Quercia usare la parte esterna grattandola finemente (con una lima o con la grattugia da formaggio).
Per il miele, mischiarne una goccia con un’uguale quantità di Saccharum Lactis (reperibile in farmacia, pare che lo produca la Boiron, tra le altre…) finchè il miele non sia completamente assorbito.
NB – le piante fondamentali sono l’Achillea e l’Ortica… il resto è optional.

Mischiare i componenti in parti uguali (es. un cucchiaio per ciascheduno) e conservare in barattolo chiuso fino all’utilizzo.
Quando se ne avrà bisogno sarà sufficiente diluire una punta di cucchiaino del mix in ½ litro d’acqua ed agitare bene. Si conserverà per circa tre settimane. Agitare sempre prima dell’uso.

Indicazioni d’uso:
(per pile di circa 2m quadrati)

Forare verticalmente, con un palo, la pila di compost fino a 15 centimetri dal fondo. I fori andrebbero ad una distanza, l’uno dall’altro di 30 – 60 cm l’uno dall’altro.
Versare nei fori una tazzina da caffè della soluzione e “tappare” il tutto con terriccio asciutto setacciato, comprimendolo bene per evitare “bolle d’aria”.

Pare sia quasi miracoloso… e fatto così è gratis (saccharum lactis a parte).

07
Mag
08

diario di campagna n°78

RIESUMO DA UNA VITA precedente uno dei pochi documenti salvati da ciò che verrà ricordato negli annali come il Grande Crunch.

PER LA REALIZZAZIONE della nostra “teiera” da compost abbiamo utlizzato tutto materiale di scarto recuperato dai meandri del magazzino motivo percui il costo è stato pari a zero… un bidone come questo credo che venga via per circa 10 €…
IL COPERCHIO è stato tagliato di un paio di centimetri in meno del vaso che vi si dovrà incastrare, i fori intorno sono stati aggiunti per migliorare il passaggio dell’aria e la conseguente ossigenazione
IL VASO è stato completamente sforacchiato in modo da creare un grosso “colino”, di più facile pulizia rispetto ai sacchi o le calze che normalmente vengono usate…
QUESTO VÀ DA SÈ, si prende il vaso e lo si incastra… unica nota: è stato fatto un foro leggermente più grande sul bordo che emerge dal coperchio, per far passare in seguito il tubo per l’acqua.
QUESTA È LA POMPA che abbiamo utilizzato, anche lei recuperata nel baule dei “non lo buttare potrà servire“… sul mercato il costo di una pompa da acquario si aggira tra i 10 ed i 40 €… questa valeva ovviamente 10…
La pompa è stata modificata asportandole il filtro di spugna e collegandole due tubi. A quello in ingresso è stato comunque applicato un filtro (questo credo fosse di una lavatrice o qualcosa del genere…)
Nel nostro caso la pompa è stata posizionata all’esterno (e vecchia e richiede un po’ di manutenzione) nel caso di pompe nuove le si può mettere direttamente in immersione nel secchio… avendo comunque l’accortezza di pulire spesso i filtri.
IL TUBO IN USCITA viene collocato nel vaso. Per evitare che troppo materiale sottile cadesse intasando immediatamente la pompa, noi prepariamo un filtro di paglia che blocchi i detriti maggiori.
A questo punto si riempie il secchio con una bella palettata di compost maturo (possibilmente a base esclusivamente vegetale, niente letame) e si aggiungono gli alimenti per i microbatteri ecc… gli zuccheri grezzi sono più velocemente assimilabili (o in ogni caso la proliferazione è più veloce) e permettono di creare un legante affinchè il tè aderisca alla superficie delle foglie se nebulizzato ma le alghe o la farina di pesce fanno un tè migliore. Poi in realtà ognuno ha la sua ricetta…
QUESTA È LA NOSTRA COMPOSTIERA al lavoro. Non ero molto convinto sul se sperimentarla o meno (la letteratura a riguardo è abbastanza contradditoria) ma il mio orto sorge su un area dove venivano depositati i detriti di un cantiere edile ed il substrato è al 60% sabbia, l’idea di poter permettere a quel terreno (che comunque mi sta regalando un bel po’ di roba) di ristabilirsi dal punto di vista microrganico non mi dispiaceva… e qualche risultato si inizia anche a vedere. Ah! Il compost tea è pronto dopo 24 – 36 ore quando vedete una bella schiumetta sulla superfice (risultato della proliferazione) e, così come per il compost, fidatevi del vostro naso! se puzza di marcio ributtate tutto nel mucchio del compost e ricominciate, il compost tea deve avere odore di terriccio ed humus (bè, nel caso abbiate usato farina di pesce, anche un po’ di mare…)

IL POST E’ stato riportato così com’era… d’altro canto, quando si è cialtroni, si è cialtroni…
Da allora sono cambiate un sacco di cose, l’orto non è più li e per fare le cose semplici il compost tea si può fare anche solo con un secchio ed una vecchia calza di nylon farcita di compost (sempre solo vegetale) avendo l’accortezza di agitarla spesso perché inglobi aria.

MA PERCHÉ fare una cosa del genere? Perché, come già detto permette la colonizzazione da parte di microrganismi benefici del tessuto fogliare delle piante (evitando rogne come oidio ecc…) e del terreno aiutando il riequilibrio di una sana catena alimentare del sottosuolo e, a differenza di costosi concimi e fertilizzanti, non costa quasi niente.
P.S. – credo che alcuni tipi di agricoltura tra cui quella sinergica non prevedano questo tipo di interventi poiché creerebbero, nel terreno, una sorta di “dipendenza” dalla sostanza. Propongo, nel caso, una terapia a scalare.

DETTO QUESTO, le risorse (scusate, in inglese… in Italia non ne parla quasi nessuno…):

Pennsylvania Dept of Environmental Protection
California Integrated Waste Management Board
Un’articolo dell Dr. Elaine Ingham del Soil Food Web
Biocycle Magazine
Compost Tea Task Force Report




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