Posts Tagged ‘devoluzione

10
Nov
10

Self-Repair Manifesto

22
Set
10

Voi sapete chi siete… (e magari ci si vede a Verona)

Nella buona teoria per cui “shit happens“, un esperimento non troppo riuscito a fatto si che tutto il computer si trasformasse in un groviglio di fili, schede al silicio e altre cose di cui ignoravo l’esistenza e, secondo un amico ben informato, di cui avrei dovuto continuare ad ignorare l’esistenza… ma che gusto ci sarebbe?!

Per farla breve… vi basti sapere che il tutto comportava il tentativo di ampliamento dei banchi di memoria del portatile accorpandogli un tot di schede RAM di un pc da rottamare… il tutto può essere definito senza ombra di dubbio “un fallimento”. (Mentre scrivo approfonditi accertamenti sono condotti per cercare di ripetere l’esperienza in maniera più costruttiva…)

In seguito a questo fallimento tutto il contenuto della posta elettronica e gli indirizzari sono andati persi…. quindi: Se eravate in contatto con me, attendevate una risposta o semplicemente ci tenete a farmi riavere la vostra mail per tenersi in collegamento… scrivetemi a iosononicola@gmail.com

Questo vale per tutti… mentre a “tu sai chi con un VW Westfalia azzurrino volante della polizia simile al mio“: la piantina è la lippia dulcis 😉

Grazie!

Se poi volete fare le cose ben fatte, oltre a scrivere una mail a me potete anche dare un colpo di telefono a Riccardo in quel del Veronese per incontrarci di persona. (che si… la rete è una roba bellina… ma vuoi mettere l’incontrarsi di persona!?)

07
Lug
10

Cambio vita

Lezioni di downshifting per chi non è in grado di pronunciare downshifting

– Nasci nel ’70 durante gli anni di piombo e stufati in fretta delle contrapposizioni tipo “Guerra Fredda” ed impara, altrettanto in fretta, che il giusto e lo sbagliato sono solo questioni di “forma”[1]

– Fatti una cultura come se tu avessi fatto il ’68 per un indotto complesso di inferiorità dato da quelli che il ’68 l’hanno fatto – “Vuoi mettere, voi avete fatto i Duran-Duran… noi Janis Joplin ed i GratefulDead”[2]

– Lavora per 15 anni in settori che ti richiedano di parlare di qualsiasi cosa con chiunque [3]

– Prova a capitalizzare le tue competenze mettendoti in proprio

– Fai “cappotto” perché hai sovrastimato le tue competenze o sottostimato il “Mercato”, paga tutti i conti e rimani seduto sul marciapiede per un paio di mesi

– Prova a reinserirti, senza molti stimoli, nel “Mercato”. Ritrova la tua modalità ”Mr. Wolf

– Sorridi. Stai per ripetere tutto da capo

– Procurati 3 cani [4] vivendo in 40mq nel centro storico di una città sabauda di grosse dimensioni

– Cambia casa perché i cani hanno bisogno di spazio

– Sorridi. Stai per ripetere tutto ma ad una distanza maggiore dal lavoro. [5]

– Fatti due conti. Quanto ti manca a fine mese per pagare bollette, affitto, benzina, carte di credito revolving, tasse, la spesa ecc… ecc… ?[6]

– Sposati [7]

– In seguito ad una riorganizzazione familiare. Licenziati.[8]

– Hai fatto i conti due punti prima di questo? Bene. Ora, a turno, inventatevi la qualsiasi per recuperare i soldi che vi mancavano per arrivare a fine mese… non tutti quelli che vi servivano a campare. Solo quelli che vi mancavano[9]

– Siediti sul marciapiede[10]

– Inizia a connettere i tuoi bisogni con le tue energie e quelle del territorio creando strutture progettuali che ti permettano di sostenerti in maniera “appropriata” limitando i fattori entropici ed aumentando le risorse invece di consumarle[11]

– Non forzare le tappe. Sei qui “per caso”, non per scelta, rabbia, contrapposizione… non c’è nulla da vincere, nulla da perdere, nulla da dimostrare

– Gioca e costruisci un mondo

– Bravo. Il fato ti “premia” con uno dei cicli naturali più antichi: l’albero vecchio cede il passo (ed i nutrimenti) a quello nuovo… erediti e puoi comprarti un fazzoletto di terra su cui costruire il prossimo marciapiede[12]

– Tu, la crisi mondiale te la sei creata con 10 anni di anticipo. Hai avuto più tempo per allenarti!

Note

[1] feat.- “Settembre Nero” Area
[2] il produttore dei Duran-Duran era, probabilmente, uno del’68… un po’ come metà della gente, che attualmente, che scrive, sta in televisione, in radio ed al governo…
[3] dalla pompa di benzina agli attici del marketing aziendale è tutto uguale…
[4] Se al canile meglio, ma è importante che siano di grossa taglia… diciamo, un mastino napoletano (Tata), un maremmano (Rossella) ed un’altra cosa grossa e nera (Kupo)
[5] Qui i problemi sono 2. Primo: maggior utilizzo della macchina e quindi più spese. Secondo: Avete presente Wordsworth? Il poeta romantico inglese? Quello che faceva da “supporto” affinché Coleridge scrivesse delle figate mentre lui vergava poemetti insipidi? Si, dai, quello che abitava sopra il panettiere quello che stava con Mary! Vabbè… lui c’aveva sta cosa dei “daffodils”. Andava in campagna (cercando di distogliere Coleridge da propositi suicidi), guardava i fiorellini, poi tornava a casa e si beava del ricordo dei fiorellini… lo chiamava “emotion recollected in tranquillity”. Ecco, fate la stessa cosa ma ricordatevi come era piacevole stare seduti sul marciapiede senza un motivo “serio” di esistere…
Per queste vaccate aiuta, tra il punto 2 ed il punto 3, aver studiato letteratura inglese al Liceo Linguistico ma è opzionale.
[6] A me, 300-400 € guadagnandone 1.200-1.400 circa
[7] Non obbligatorio. Ma in due le cose sono un po’ più facili…. o un po’ più complicate
[8] Nel mio caso la riorganizzazione era dare il cambio ad una mamma dopo i 9 mesi di gravidanza ed 1 anno di “accudimento simbiotico”
[9] Questa è la parte più “adrenalinica”. Comporta il recupero di contanti attraverso lavoretti più o meno saltuari, lo sviluppare velocemente competenze e capacità di autoproduzione e l’eliminazione di qualsiasi legame “finanziario” (mai provato a liberarvi di un paio di “revolving”? Dovrebbe essere catalogato come sport estremo… ma non vi preoccupate: il sistema è talmente fradicio che, all’aumentare dei costi per il recupero che gli create, saranno ben disposti a patteggiare soluzioni abbordabili per tutti… compreso il non farvi pagare proprio.)
Il concentrarvi solo sulla parte che “vi mancava” aiuta a tenere l’ansia sotto controllo e a spingervi a produrre invece di consumare…
[10] Ma, ‘sta volta, con una pila di libri ed un campo di mais davanti.
[11] In palese spregio delle leggi della termodinamica ma in assoluto rispetto di quelle della natura (apparentemente, Lei, era stata più attenta durante le lezioni di fisica… io ero più forte in letteratura…)
[12] Non prendiamoci in giro: il culo è un fattore importante nel downshifting.

Letture consigliate: “Fat of the land” di John Seymour

21
Lug
09

Città fruttificate

Si sa… sono strano a vedersi, vado in giro con dei vestiti buttati addosso e, tendenzialmente, con delle strane pettinature… mi faccio la barba ma non troppo spesso… E si sa, ho un mezzo flirt con il concetto di “Transizione”.

Nel senso… non che mi dispiaccia l’idea di isolarmi dal mondo cercando rifugio tra i miei simili (anche se di opossum qui se ne trovano pochi) o darmi all’eremitaggio.
Stimo ed apprezzo realtà come gli elfi piuttosto che le varie comuni e/o ecovillaggi che siano ma, da buon opossum, li trovo un po’ scontati.

Fermi. Non mi picchiate.

Scontati nel senso di “ovvi” (sto aggravando la mia posizione? Forse…).
Cioè, io trovo altri 5, 6, 20 opossum con cui condivido ideali, filosofie, pratiche… ci mettiamo tutti insieme e facciamo ciò che ci pare lontano dagli altri. A scelta, questo “ci pare” lo condividiamo o meno con il mondo esterno. Così com’è o mediato da filtri socio-economici… come enclave chiusa o come nucleo “rivoluzionario”, come riserva indiana o come fucina di diversità esportabile…
Va tutto bene… ma mi ha sempre dato l’impressione di essere un po’ “facile” (ovvio che non lo è… già solo trovare altri 3 opossum è un gran casino… condividere con loro l’esistenza, pure…)

Nella “Transizione” io ci vedo qualcosa di un po’ diverso.
Ci vedo l’opossum che si trova a dover fare i conti con il fatto che il suo territorio è uno schifo.
Seriamente, è un vero schifo. Ci sono pecore, cinghiali, tapiri ed un paio di condor. Sulla base di questo, l’opossum, non cerca una mediazione, un punto x in cui tutti abbiano perso qualcosa di se in favore di un bene “collettivo”. L’opossum inventa un “collettivo” diverso. Uno in cui le regole, gli immaginari, le aspettative e le responsabilità siano diverse.
Non cerca una nuova foresta dove andare a stare, ma ricolora quella in cui è (che di foresta ha ben poco in prima istanza) uscendo (possibilmente non da solo che sennò rimane nell’alveo delle masturbazioni mentali*) dal meccanismo dello scontato. Che poi, in definitiva, è quello che frega un po’ tutti…

Si dà per scontato che un sistema (il condominio, il paese, la città…) funzionino in un determinato modo e che non possano cambiare. A quello ci si uniforma o si combatte facendo la pipì (idem*) tutti i giorni sulla siepe del vicino per portarla ad uno stress da eccesso di azoto…
In realtà, i sistemi sono ormai così vecchi e “disorganizzati” che (riuscendo a prenderne un minimo le distanze e con un po’ di fantasia) lasciano intravvedere centinaia di “nicchie” da colorare, immaginare… occupare.

Un esempio?
Sheffield, inghilterra.
Non è un posticino idilliaco… sono 516.000 abitanti circa e la città è nota per le acciaierie (avete presente le posate in acciaio?… ecco, loro… no, non vi sto dicendo di comprare una lama di Sheffild da usare sul vicino…).
La prima pagina del giornale locale di oggi riporta la notizia di una ragazzina di 15 anni ripetutamente violentata… insomma: un posto come un altro, scegliete voi una città medio-grande italiana e la differenza è data dalla qualità della pizza e della birra…
Bene… a Sheffield il gruppo spontaneo Grow Sheffield (collegato al gruppo Transition Sheffield) da anni pratica una sorta di Guerrilla Canning vagolando per gli alberi della città e raccogliendo tutta la frutta che trovano per poi redistribuirla, trasformarla in conserve o compost per gli orti.
L’organizzazione è di una precisione militaresca ed il seguito notevole. (con militaresca si intende il militaresco di “Operazione Sottoveste”…)
pettycoat384
Ora, se ne sono usciti anche con il manuale su come esportare il progetto (se non masticate l’inglese… guardate le figure: l’illustratrice ha fatto uno splendido lavoro!)

Rimanendo in tema di pubblicazioni sulla produzione alimentare in Transizione:
Transition Totnes ha realizzato la pubblicazione di un’approfondito studio dal titolo “Può Totnes produrre il proprio cibo?
E, con colpevole ritardo comunico che, Transition Italia ha tradotto l’ottimo testo “Food and Farming Transition: Toward a Post-Carbon Food System” del Post Carbon Institute.

Cambiando quasi discorso… quando il nichilismo tocca la devoluzione (sempre più convinto che sia una definizione veramente pessima…).
Sinceramente… sono convinto che così come “Il progresso non nasce da quelli che si alzano presto – il progresso si genera grazie a persone pigre che cercano modi diversi per fare le cose” (Robert Heinlein) buona parte delle energie di cambiamento non vengano dall’ottimismo e dalle “energie positive” quanto dall’essere un’opossum incazzato e creativo!

11
Dic
08

L’Orto di Carta va a spasso

FINESTRA SULLA REALTA’ DEGLI ALTRI N°19

Esiste una lunga tradizione di ortolani-scrittori, si pensi alla produzione letteraria in fatto di libri ed articoli di personaggi come John Seymour o Ruth Stout… potevo evitarmi di infangare la loro memoria? Forse si…
In ogni caso la redazione di “Terranauta” mi ha onorato dando spazio ad un mio “pezzo”… sperando che non se ne pentano in fretta !

ps. – come se non bastasse, per aggiungere orrore all’orrore, si può vedere anche la mia faccia! 😉

03
Nov
08

finestra sulla realtà degli altri n°17

Daria e Marco sono appena ripartiti.
E’ stato un weekend leggero e piacevole: chiacchere, passeggiate nei campi, giochi…
E come, spesso accade, le idee, i pensieri ed i ragionamenti affiorano a posteriori… mentre si guarda la targa di una macchina che si allontana.

Da questa mia personale “finestra” il mondo è colorato e variegato:
Elfi, singoli autarchici, anarcoecologisti, amanti del giardinaggio, ortolani esperti, dotti, medici e sapienti… e gente normale.
(per informazione, da quella reale invece c’è una spessa coltre di nebbia bianco-grigia, il famoso effetto “bicchiere di latte”).

Spesso, proprio la “gente normale”, è la più interessante ed in grado di creare “cambiamento”.
Il che non si traduce necessariamente nell’adottare filosofie trascendentali, imbarcarsi in radicalismi new-age (è ancora considerabile new?) o infreackettonirsi (per quanto, tornato dalla Sardegna, mi sia trovato con una collezione di scompigliati dreads… dovrò tagliarmi la zazzera!).
Più facilmente si tratta di re-inventare un sovranità sostenibile per se e per la comunità in cui si vive ed agisce.

In questa ottica da grande vorrei essere questo signore. (grazie a Meristemi per la segnalazione e a tutti quelli che “sfondano” il limite dello strumento telematico)

p.s. – Ieri sera ho fatto le ore piccole guardando vecchi film di Doris Day e Cary Grant quindi mi sono svegliato tardi… scopro solo mentre sto scrivendo che Daria e Marco mi hanno preceduto con un post più articolato, che mi li abbiano prestati apposta? 😀

08
Set
08

i manuali del giovine autarchico n°11

Scusate… sto lavorando ad un progetto abbastanza complesso, già citato qui, contro cui probabilmente sbatterò nuovamente la testa (ma non posso dirlo sennò gli Junghiani mi attaccano con la storia delle profezie autoavveranti!).

Per il momento date un’occhiata al manuale completo per creare una fattoria cittadina. Vi basti sapere che il signore che ha sistematizzato la cosa ha ispirato anche questi. (Che sono un po’ più inquietanti ma sempre meglio dei supermercati classici). Via Agricultural Biodiversity Weblog
Chi l’ha detto che la terra è fondamentale per fare il contadino?




L’ orto di carta

Diario di bordo ad aggiornamento casuale e saltuario di un cialtrone nell'orto... giocando con il fango, la permacultura, l'agricoltura sinergica in compagnia di William Cobbett, John Seymour, Fukuoka e Kropotkin.

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Troverò altri sistemi di finanziamento occulto…

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