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26
Gen
10

A Pattern Language

Per chi si fosse perso delle puntate stiamo cercando un nuovo luogo dove trasportare il nostro carrozzone circense di esistenzialità pittorescamente confuse.
Il gioco è complesso. Prevede la mediazione di mille idee e centinai di riferimenti; miriadi di aspettative e di obbiettivi comuni e/o personali.
E siamo solo in due adulti.
Tu pensa se fossimo un gruppo che decide di colonizzare un vecchio borgo o alcune famiglie che decidono di lavorare per modificare il paese in cui vivono (vi vengono in mente degli esempi?…)

Gli schemi di riferimento potrebbero sovrapporsi creando una ricchezza enorme, a crescita esponenziale. Spesso quest’eccesso, positivo, di stimoli potrebbe avere delle controindicazioni. Controindicazioni che si potrebbero presentare come incomprensioni (diciamo la stessa cosa ma non condividiamo un vocabolario comune), staticità e conseguente “morte termica” (una sorta di sindrome di Standhal per eccesso di idee) , mediazioni al ribasso (alla ricerca di un terreno comune le idee vengono progressivamente abbandonate alla ricerca di un minimo comune) o più o meno palesi imposizioni di idee dominanti.
La progettazione condivisa, anche in una coppia, non è robetta…

Una delle basi di una progettazione di gruppo (o di coppia) è la condivisione di un vocabolario che permetta a tutti di assegnare il medesimo significato alle parole ed alla realtà che si sta andando a creare.

Nelle progettazioni in Permacultura si pone molta enfasi sui “pattern” che dovrebbero andare a generare il vocabolario della progetto che si vuole sviluppare.
I pattern sono forme, archetipi, modelli naturali con cui generare un sistema che sia il più prossimo possibile alle caratteristiche di un ambiente ecologico, che di quest’ultimo condivida la stabilità e la rigenerabilità.
Questi pattern andranno poi compenetrati in una progettazione a zone e settori… una cosa non immediatamente comprensibile in effetti… soprattutto tenuto conto che, tra gli attori con cui stiamo progettando, è compreso quello meno loquace ma più significativo di tutti: la natura stessa.

Ma esistono pattern più elementari anche se, e forse proprio per quello, meno naturali. Sono i pattern con cui si creano le comunità di uomini e donne, i pattern con cui in queste comunità (che siano ecovillaggi, paesi dell’hinterland comasco o zone di espansione metropolitane) realizzano spazi comuni e spazi privati.

Nel 1977 l’architetto Christopher Alexander pubblicò “A Pattern Language”, ancora oggi uno dei best seller di architettura.
“A Pattern Language” è la raccolta di 253 pattern componibili liberamente all’interno di una progettazione. Che il vostro obiettivo sia la creazione di una nuova regione geografica, di una città o del bagno di casa, seguendo in maniera interattiva i pattern chiunque, anche non in possesso degli strumenti di conoscenza “formali”, è in grado di partecipare alla creazione attiva che porterà all’opera compiuta. O nei pressi.
Le istruzioni per utilizzare “A Pattern Laguage” sono elementari, architetti, ingegneri, geometri svolgono funzioni puramente maieutiche (sempre che siano in grado di farlo…) mentre è il gruppo che crea un suo linguaggio e, con esso, il proprio spazio vitale.

“A Pattern Language” è online utilizzabile da chiunque (amministratori comunali compresi).

Non è la stele di Rosetta.
Non è la pietra filosofale.
E’ un metodo aperto.
Un vocabolario per facilitare la creazione di una grammatica del vivere.
Fatene buon uso.

AGGIORNAMENTO: Come giustamente mi fa notare Medo, l’accesso a “A Pattern Language” commporta una sottoscrizione di 5$ (che poi non è molto tenuto conto di come sta il dollaro…) Sottoscrizione che da l’accesso al work in progress portato avanti da Alexander et. al.
Altro sito interessante collegato a “A Pattern Language” e quello di “Building a living neighborhoods” dove il sistema viene ampiamente descritto e c’è parecchio materiale… scusate.

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Diario di bordo ad aggiornamento casuale e saltuario di un cialtrone nell'orto... giocando con il fango, la permacultura, l'agricoltura sinergica in compagnia di William Cobbett, John Seymour, Fukuoka e Kropotkin.

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