Posts Tagged ‘frugalità volontaria

01
Mar
11

Economia Ciclica

Infographic: Mgmt Design, courtesy of the National Building Museum

Ok. La teoria è semplice: buona parte dei costi legati all’automobile vanno a finire sparsi per metà del globo terracqueo mentre la maggior parte dei costi legati alla bici rimangono “locali”. Ma non solo.
Chi va in macchina tende ad andare a fare la spesa nei supermercati mentre chi va in bici si accontenta di un salto dal droghiere di tanto in tanto.
La Transizione viaggia in bici? Sicuramente si.
Dopo i laboratori sul pane, sull’alimentazione, sull’orto, i laboratori sulla riparazione delle bici?
Mi sa che ci hanno già pensato… ma magari no…

L’articolo completo di GRIST lo trovate qui.

ps.- Questo breve post è stato offerto dal comune di Ivrea e dalla sua connessione WIFI democraticamente aperta a tutti per 2 ore al giorno e dalla biblioteca comunale che mi offre un caldo riparo nelle giornate in cui è ridicolo accanirsi contro se stessi e contro il vento freddo.

07
Lug
10

Cambio vita

Lezioni di downshifting per chi non è in grado di pronunciare downshifting

– Nasci nel ’70 durante gli anni di piombo e stufati in fretta delle contrapposizioni tipo “Guerra Fredda” ed impara, altrettanto in fretta, che il giusto e lo sbagliato sono solo questioni di “forma”[1]

– Fatti una cultura come se tu avessi fatto il ’68 per un indotto complesso di inferiorità dato da quelli che il ’68 l’hanno fatto – “Vuoi mettere, voi avete fatto i Duran-Duran… noi Janis Joplin ed i GratefulDead”[2]

– Lavora per 15 anni in settori che ti richiedano di parlare di qualsiasi cosa con chiunque [3]

– Prova a capitalizzare le tue competenze mettendoti in proprio

– Fai “cappotto” perché hai sovrastimato le tue competenze o sottostimato il “Mercato”, paga tutti i conti e rimani seduto sul marciapiede per un paio di mesi

– Prova a reinserirti, senza molti stimoli, nel “Mercato”. Ritrova la tua modalità ”Mr. Wolf

– Sorridi. Stai per ripetere tutto da capo

– Procurati 3 cani [4] vivendo in 40mq nel centro storico di una città sabauda di grosse dimensioni

– Cambia casa perché i cani hanno bisogno di spazio

– Sorridi. Stai per ripetere tutto ma ad una distanza maggiore dal lavoro. [5]

– Fatti due conti. Quanto ti manca a fine mese per pagare bollette, affitto, benzina, carte di credito revolving, tasse, la spesa ecc… ecc… ?[6]

– Sposati [7]

– In seguito ad una riorganizzazione familiare. Licenziati.[8]

– Hai fatto i conti due punti prima di questo? Bene. Ora, a turno, inventatevi la qualsiasi per recuperare i soldi che vi mancavano per arrivare a fine mese… non tutti quelli che vi servivano a campare. Solo quelli che vi mancavano[9]

– Siediti sul marciapiede[10]

– Inizia a connettere i tuoi bisogni con le tue energie e quelle del territorio creando strutture progettuali che ti permettano di sostenerti in maniera “appropriata” limitando i fattori entropici ed aumentando le risorse invece di consumarle[11]

– Non forzare le tappe. Sei qui “per caso”, non per scelta, rabbia, contrapposizione… non c’è nulla da vincere, nulla da perdere, nulla da dimostrare

– Gioca e costruisci un mondo

– Bravo. Il fato ti “premia” con uno dei cicli naturali più antichi: l’albero vecchio cede il passo (ed i nutrimenti) a quello nuovo… erediti e puoi comprarti un fazzoletto di terra su cui costruire il prossimo marciapiede[12]

– Tu, la crisi mondiale te la sei creata con 10 anni di anticipo. Hai avuto più tempo per allenarti!

Note

[1] feat.- “Settembre Nero” Area
[2] il produttore dei Duran-Duran era, probabilmente, uno del’68… un po’ come metà della gente, che attualmente, che scrive, sta in televisione, in radio ed al governo…
[3] dalla pompa di benzina agli attici del marketing aziendale è tutto uguale…
[4] Se al canile meglio, ma è importante che siano di grossa taglia… diciamo, un mastino napoletano (Tata), un maremmano (Rossella) ed un’altra cosa grossa e nera (Kupo)
[5] Qui i problemi sono 2. Primo: maggior utilizzo della macchina e quindi più spese. Secondo: Avete presente Wordsworth? Il poeta romantico inglese? Quello che faceva da “supporto” affinché Coleridge scrivesse delle figate mentre lui vergava poemetti insipidi? Si, dai, quello che abitava sopra il panettiere quello che stava con Mary! Vabbè… lui c’aveva sta cosa dei “daffodils”. Andava in campagna (cercando di distogliere Coleridge da propositi suicidi), guardava i fiorellini, poi tornava a casa e si beava del ricordo dei fiorellini… lo chiamava “emotion recollected in tranquillity”. Ecco, fate la stessa cosa ma ricordatevi come era piacevole stare seduti sul marciapiede senza un motivo “serio” di esistere…
Per queste vaccate aiuta, tra il punto 2 ed il punto 3, aver studiato letteratura inglese al Liceo Linguistico ma è opzionale.
[6] A me, 300-400 € guadagnandone 1.200-1.400 circa
[7] Non obbligatorio. Ma in due le cose sono un po’ più facili…. o un po’ più complicate
[8] Nel mio caso la riorganizzazione era dare il cambio ad una mamma dopo i 9 mesi di gravidanza ed 1 anno di “accudimento simbiotico”
[9] Questa è la parte più “adrenalinica”. Comporta il recupero di contanti attraverso lavoretti più o meno saltuari, lo sviluppare velocemente competenze e capacità di autoproduzione e l’eliminazione di qualsiasi legame “finanziario” (mai provato a liberarvi di un paio di “revolving”? Dovrebbe essere catalogato come sport estremo… ma non vi preoccupate: il sistema è talmente fradicio che, all’aumentare dei costi per il recupero che gli create, saranno ben disposti a patteggiare soluzioni abbordabili per tutti… compreso il non farvi pagare proprio.)
Il concentrarvi solo sulla parte che “vi mancava” aiuta a tenere l’ansia sotto controllo e a spingervi a produrre invece di consumare…
[10] Ma, ‘sta volta, con una pila di libri ed un campo di mais davanti.
[11] In palese spregio delle leggi della termodinamica ma in assoluto rispetto di quelle della natura (apparentemente, Lei, era stata più attenta durante le lezioni di fisica… io ero più forte in letteratura…)
[12] Non prendiamoci in giro: il culo è un fattore importante nel downshifting.

Letture consigliate: “Fat of the land” di John Seymour

14
Gen
09

riassunto delle puntate precedenti

a beneficio delle nuove generazioni
(e dei tanti che passano a trovarci )*

In questi mesi di sperimentazione, racconto, discussione e cazzeggio, ai quattro lettori iniziali se ne sono aggiunti un altro paio.
Onde evitare fraintendimenti e proiezioni falsanti ricostruisco brevemente chi sono e cosa faccio.

Sono un cialtrone.

Un tempo fui impiegato attivamente nella cooperazione sociale, ma era un’eone o due fa.
Dopo, dispersi il seme della ragione tra ristoranti d’alto bordo come maitre e direttore di sala, o dietro i banconi bar di localini dall’estetica minimal. Preso dal tourbillon, finii anche a lavorare in un ufficio stampa… poi, ho fatto collassare tutto. Come io abbia fatto non credo sia importante, non fu comunque una mossa “ideologica”.
Senza una lira e senza né arte né parte mi sono destreggiato a ricomporre i pezzi… quello che è venuto fuori non assomiglia in nulla a ciò che era prima.
Ma mi piace.
L’unica cosa rimasta uguale sono io.
Nel senso che sono proprio io: quello che preparava cocktail martini disquisendo sul Dottor Gimlett, famoso per aver tracciato la strada verso la bevanda preferita da James Bond componendo un mix di gin e succo di lime da imbarcare sulle navi olandesi come medicinale anti scorbuto.

Quando ci si trova con il culo per terra la prima cosa che ti frega è la paura.
Poi capisci che la paura agisce per sottrazione: hai paura di ciò che non potrai più avere, possedere, hai paura di ciò che non potrai più fare. Hai paura delle conseguenze.
A quel punto subentra l’istinto di conservazione.

Nel mio caso si traduce, in questo esatto momento, nel sovvraprodurre sapone. Come mi capita di fare da un paio di anni a questa parte quando fuori fa troppo freddo e piove, impedendomi di andare a passeggio nell’orto.
Quest’anno pensavo di aromatizzarlo al timo citrodoro (importato a saccate dalla sardegna dopo un periodo di wooferaggio) e salvia (frutto della spirale delle aromatiche che ho costruito tre anni fa). Non vi darò qui la ricetta per farlo… è come la ricetta per il pane: ne potete trovare a migliaia grazie a google.

A quel punto ti accorgi che le analisi di Teodor Shanin sono corrette: il 75% del mercato mondiale è retto dall’economia informale.
Il complesso di lavoro “nero” (dall’operaio extracomunitario non registrato alla vicina di casa che fa baby-sitting), lavoro volontario (la quantità di realtà economiche quali musei o fondazioni che utilizzano i volontari), lavoro affettivo (i figli che si occupano a casa dei genitori anziani sottraendoli all’economia delle case di riposo), il lavoro illegale (il 15% del pil mondiale è dato dalle attività criminali), i lavori di sussistenza (farsi l’orto o allevare le galline per uso personale) giungendo fino al baratto ed alle attività casalinghe compongono i tre quarti degli scambi economici mondiali. Queste attività sono quelle che realmente ci sostengono a livello globale.
Queste, tranne il lavoro illegale per cui non sono portato, sono le attività che reggono me e la mia famiglia.

Tornando al sapone, che verrà distribuito con gli auguri natalizi tardivi, è stato prodotto con olii di scarto.
Sembra assurdo, ma quello che sta accadendo è la nascita di un mercato, di un’economia non soggetta alle fluttuazioni irresponsabili della finanza e dell’economia “classica” e dalla legge della domanda e dell’offerta. Un mercato di cui i partecipanti hanno la diretta responsabilità.
Gli amici che ci hanno chiesto di condividere il surplus dell’orto sono gli stessi che ci hanno fornito l’olio con cui hanno cucinato le verdure e che oggi, io, sto trasformando in saponette.
E’ una dinamica a circuito chiuso. Sostenibile. Tutti vincono, l’ambiente si risparmia litri di olii esausti nello scarico del lavandino, io ho tempo per leggere, ascoltare musica, annoiarmi e gli amici hanno verdura fresca e prodotti di qualità superiore (credete sia meglio il sapone ottenuto da derivati del petrolio o quello di olio vegetale cotto?).

Dalla paura iniziale siamo passati ad una situazione altalenante. Ci sono momenti splendenti, in cui sembra regnare l’abbondanza e ci si sente realmente più liberi, più leggeri e momenti difficili in cui ci si arrangia per far quadrare i conti… ma credo che valga per tutti, anche per i notai. No, forse per i notai no.
E’ cercando una progressione positiva all’interno di dinamiche di mutuo beneficio che siamo arrivati a studiare, applicare e (per quel che mi consente il cialtronismo) sviluppare dinamiche di sostenibilità tra cui trovano posto la permacultura, l’agricoltura sinergica e tutti i correlati.

Non stavo pensando di fare questo da grande. Ma questo mi piace e vista la piega che stanno prendendo gli eventi nel mondo… è meglio se faccio ancora un po’ di allenamento.
Intanto, se vi interessa, scrivo appunti su ciò che faccio e studio.

* Aggiornamento: non era molto chiaro… ma il riferimento era a Marco, Daria, Umberto, Daniela, Stefano e tutti quelli che fisicamente sono passati da noi a fare quattro chiacchere… grazie!

Articoli interessanti sull’argomento:
Sharon Atkins sulla frugalità “involontaria”
Vandana Shiva da “Soil Not Oil: Environmental Justice in an Age of Climate Crisis”




L’ orto di carta

Diario di bordo ad aggiornamento casuale e saltuario di un cialtrone nell'orto... giocando con il fango, la permacultura, l'agricoltura sinergica in compagnia di William Cobbett, John Seymour, Fukuoka e Kropotkin.

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