Posts Tagged ‘indolenza attiva

02
Apr
11

…Svegliatevi bambine… (è primavera)

Di ritorno dalla due giorni di Lasagna Gardening nei dintorni di Verona.
Una scusa come un’altra per viralizzare cambiamenti.
Percorrere la A4 su un autocarro VW dell’82 può essere eterno, soprattutto in una notte piovosa di fine Marzo.
Matteo fa da copilota mentre scorriamo le immagini più vivide che ci trasciniamo verso Ovest:
Dormire nella casa di paglia di Riccardo e Nico.
La vista sulla valle con i suoi boschi di castagni e noci.
Le frequenti digressioni “fuori tema” sulla microbiologia del suolo, la gestione naturale delle acque, il forest gardening, l’agricoltura urbana…
La festa della semina “selvaggia” che si è innescata alla fine della realizzazione dell’orto.
I bambini.

E’ tardi. Il Carro è monolitico nel suo incedere e il tamburellare della pioggia sulla capote stordirebbe anche un bisonte in benzedrina.
Non è un buon periodo per andare in giro a chiacchierare e a fare corsi, con la casa da costruire e le coltivazioni da impiantare, ma alla fine… siamo ancora nella fase “attesa” e può essere sempre una possibilità per innescare cambiamenti. Visti i tempi…

Intanto i lavori “personali” proseguo nel classico clima primaverile composto da frazioni di sole miste a piogge più o meno torrenziali. L’acqua, combinata con una temperatura media di 12°-15° è il tempo migliore per la prossima esplosione vegetale. Mortale per me che mi faccio nuovamente ospitare, a giorni alterni, dalla biblioteca di Ivrea…

In realtà, se non fosse che non amo trovarmi inzuppato, potrei tranquillamente lavorare nell’orto. L’ho già fatto durante l’inverno.
In effetti, per quest’orto, ho applicato una delle mie massime preferite: “le cose si fanno secondo le regole, a meno che non si possa fare diversamente”.

E quindi, eccolo qui il nuovo orto, simile nel concetto di base a quello realizzato a Badia Calavena.
Un mix di lasagna gardening, hugelkultur, biointensivo, agricoltura sinergica e chi più ne ha più ne metta. Giusto per essere scomunicato da qualsiasi “Scuola” agricola si aggiri nel panorama mondiale…
Già ero un permacultore “abusivo”, ora sarò anche un sinergico “abusivo”.
Etichette… ci si stanca in fretta… e le mie idee sulla differenza tra tecnica, progettazione ed ideologia le ho già espresse.

Ci sono due occasioni in cui non applicherei alla lettera l’agricoltura sinergica ma darei spazio a “Variazioni sul Tema”
Il primo è quando la terra è ridotta veramente troppo male ed io non ho il tempo per ricondurre il tutto ad una situazione ideale (si dovrà pur mangiare durante il cantiere).
Il secondo è quando la terra è talmente sana e brulicante di vita che qualsiasi cosa altra dallo sdraiarmi per terra a fare un po’ di cloudspotting, sarebbe una bestemmia.
San Culino, il protettore degli indolenti, ha fatto sì che io ricadessi nella seconda categoria.
L’orto è quindi così composto:

Leggero passaggio per smuovere lo strato di erba del prato.
Spesso strato di cartoni per fermare le spontanee più aggressive e fornire un substrato per lombrichi e funghi
Tronchi di pioppo*
Cippato (dei rami piccoli del pioppo)
Letame di cavallo stagionato (poco… letame. Non la stagionatura…)**
Carbone***

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La griglia che si può vedere nelle foto è un esperimento che sto facendo quindi, per ora, non fateci caso. Ne tratteremo approfonditamente più avanti o a giugno quando torneremo da Riccardo.
Le dimensioni sono leggermente più grandi del normale 1,70 m per 6 m ma credo che i prossimi saranno larghi 1,50… oppure 1,80… non so… devo ancora decidere…
Quello che so è che adesso devo selezionare i ceppi di microorganismi dalla zona circostante per inoculare le pagnotte.

Ma questa è un’altra storia che coinvolgerà del riso, del malto, qualche asse di legno, l’occhio disgustato di Noemi e la speranza dei marmocchi di riuscire a vedere “mostri mucillagginosi”.

In ogni caso, come al solito, non mi sono inventato nulla.
Mi sono limitato a scopiazzare di qui e di là, a mischiare tutto e a trarne la mia personale interpretazione con ciò che trovavo a portata di mano.
Un ringraziamento va al nostro uomo in terra di Francia (Medo) e “Au Petit Colibrì”
Qui e Qui un paio di schemi illustrativi del principio da cui sono partito.
Sono in francese… così Renato non potrà più dire che sono troppo anglofono per i suoi gusti 😉

*Il fatto è che sulla sinistra della casa c’era quest’enorme pioppo di 35 anni. Una sorta di Moby Dick vegetale. Ora, voi immaginate cosa può essere un pioppo che, durante uno dei numerosi temporali estivi e non che battono il piccolo anfiteatro morenico, pompa linfa a 16 metri di altezza mettendo praticamente in comunicazione la falda sottostante con l’elettricità statica nell’aria… il numero di cicatrici da fulmine era lo stesso del succitato leviatano.
S’è optato per l’abbattimento e il riciclo in loco… per chi avesse letto il capolavoro di Melville, la lavorazione è stata molto simile a quella subita dalle balene subito dopo la cattura nel libro… un gran casino di cui non si butta via nulla, circondati non dagli squali ma da migliaia di insetti e funghi pronti a banchettare… e, in effetti, stanno banchettando… mors sua, vita loro…

**Si, lo so, non si dovrebbe fare. Ma avevamo bisogno di parecchia materia organica sia azotata che a base di carbonio ed il panettiere c’ha sto cavallone infernale a due passi dal campo che ancora un po’ se lo porta a dormire a casa… e poi, devo pur decomporli i tronchi.
Mettiamola così: è come fare il pane. Il principio è quello di creare un impasto ricco ed utilizzare il terreno sottostante come lievito… un po’ come quando si aggiunge una cucchiaiata di malto per rinfrescare la pasta madre nella panificazione. Ci vorranno anche ‘sto miliardo di anni prima che tutto si riallinei e ribilanci in maniera perfetta e sana, ma io non ho fretta.

***Per l’esattezza il famoso e famigerato biochar, fatto in una fornace non particolarmente efficiente ma abbastanza ruspante da poter essere abbandonata in un campo senza che nessuno passi e se la porti via. Il carbone non è stato trattato (nessun compostaggio, nessun bagno in compost tea…) come si sarebbe dovuto fare. Infatti, il carbone non trattato, agisce come una spugna sottraendo acqua e nutrienti al terreno ma, in questo caso, si voleva ottenere proprio quel risultato: assorbire l’umidità ed i composti chimici in eccesso diventando nicchia ambientale a lungo termine per funghi, batteri e compagnia bella e scorta per i tempi duri stabilizzando la situazione e devitando percolazioni e dilavamenti vari… Il carbone è stato fatto sempre con il suddetto pioppo che era – è tutt’ora – bello grosso… il ceppo sta diventando la più grossa coltivazione di funghi che abbia mai realizzato. Attualmente ospita 200 spine in legno inoculate.

No, non è per vendicarmi di quelli che mi sono caduti in testa.

Avessi voluto vendicarmi l’avrei venduto per farne carta per la prima pagina de “Il Giornale”…

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13
Ott
09

Work in Progress

Come già detto, verso fine settimana mi sposto a Venezia e poi nei dintorni di Bologna… sto preparando del materiale per entrambe le occasioni.

Il meteo di oggi: temperatura 22°, umidità 16% (una rarità), velocità del vento 45,7 Km/h
Sto lavorando sodo.

Chi ha dei dubbi sull’eolico non ha mai giocato seriamente con gli aquiloni

ps.- per la cronaca… ad un certo punto mi si è spezzato un cavo da 75Kg… è un lavoraccio ma qualcuno lo deve pur fare

08
Ago
09

Lasagna Gardening – appunti di e-learning

Se sono un cialtrone a casa… perchè dovrei essere diverso sul web?
Non sono in vacanza ma faccio comunque finta di non esserci prendendomi il tempo per inseguire altre “storie possibili”.
Quindi come fare a mantenere il blog attivo senza farlo? Riciclare le mail che ricevo!!
Quello che segue è il mare di parole che ha appena sepolto il malaugurato anonimo che mi ha posto la domanda fondamentale: che ci faccio con un prato duro come il cemento?
Domanda cascata proprio mentre sto preparando del materiale sul “lasagna gardening”…
Lo so, so essere crudele con la pazienza di chi si trova a leggere questi scritti. Ma voi continuate a scrivermi che sennò non so cosa postare! Sono uno sciacallo?
Si, è probabile 😀 😀

Spero che il destinatario di questa mail non me ne abbia e vorrei ringraziarlo per l’occasione che mi ha offerto per scrivere una cosa che avrei già dovuto scrivere da tempo.

Ciao ***,
*piccola doverosa premessa: ciò che mi chiedi comporterà un numero esagerato di parole… prenditi il tuo tempo per leggere il tutto, scusami per la non tempestività della risposta e per averne approfittato per tirarci fuori un’articolo per il blog (omettendo le parti che ti riguardano personalmente)*

anch’io sono un tuo fan: molla il lavoro in ufficio, alè aleè! (bhè… non proprio così, magari prima organizzati un attimo che sennò fai la mia stessa fine 🙂 )
Confortati, il senso di smarrimento è normale e ti perseguiterà per sempre, le variabili in gioco sono talmente tante che, imbroccata una strada ci si chiede sempre se le cose non potevano essere fatte in un altro modo e si entra in crisi. Ma alla fine, è “l’incazzatura” che ci manda avanti e ci fa studiare percorsi possibili…

Andiamo al dunque… cosa puoi fare? (adesso ti faccio incazzare…) Dipende.
Ma fa lo stesso e cerco di generalizzare…
Lascia stare tutto com’è, non ti preoccupare di suolo compatto, argilloso o sabbioso, secchezza delle fauci e gomito valgo (che è pur sempre un problema nei lavori di vangatura).
Per ottenere un buon terreno esistono principalmente 2 modi:
– Quello “giusto” (faticoso ed antropocentrico) – doppia vangatura, incorporazione nel suolo di materia organica (compost o letami), ecc… ecc…
– Quello “sbagliato” (moooolto meno faticoso e che sfrutta i meccanismi del suolo), più o meno il concetto è quello di creare una compostiera a cielo aperto da coltivare allegramente. Il problema principale, in questo caso, sarà il recupero di sufficienti biomasse

Io, da sempre, voto per il secondo.
Quindi andiamo ad illustrare la ricetta per il perfetto “lasagna garden” così come Toby Hemenwey la riporta nei suoi corsi e percorsi permaculturali.

Il “Lasagna Garden” à la Hemenway (testato sulla mia pelle):

Realizzare un “Lasagna Garden” può essere semplice come l’impilare vecchi giornali e coprirli con qualsiasi materiale organico a disposizione. Vista comunque la quantità di materia organica necessaria conviene partire con piccoli appezzamenti e poi espandersi nel tempo.
Scegli una zona vicino a casa non troppo grande e procuratevi il materiale necessario:

1-Una bella pila di giornali (80 cm circa), evita le riviste patinate. L’inchiostro non è un problema perchè, ormai, è tutto a base di soja e non tossico. In alternativa puoi procurarti dei cartoni eliminando i punti da pinzatrice e i pezzi di nastro adesivo.
vicino a casa mia c’è un grande magazzino di elettrodomestici, dai cassoni sul retro si possono recuperare gli scatoloni dei frigoriferi e delle lavatrici con in quali, in poco tempo, si possono coprire decine e decine di metri quadri di suolo.
In alternativa si possono usare vecchi tappeti o vestiti e vecchie coperte a patto che non siano di fibbre sintetiche.
2-Io ho fatto senza ma se vuoi puoi aggiungere degli ammendanti per il suolo come calce o cenere
3-Materia organica grezza. Questa può essere composta dallo sfalcio del prato, foglie secche, paglia, fieno marcio (occhio: può essere pieno di semi. In questo caso meglio metterlo in un sacco nero chiuso al sole per 24 ore, in questo modo si bruciano i semi), piccoli rametti ecc… ecc… L’unica attenzione da prestare è di rispettare una percentuale di 100/1 – 30/1 di Carbonio:Azoto… non è complesso, considera Carbonio il materiale secco ed Azoto quello verde e sei a posto. Un eccesso di materiale verde provocherebbe marcescenze, cattivi odori ed un substrato non utile per le piante a causa di eccessi di azoto e carenza di ossigeno per le radici…
4-Compost… tanto… diciamo 10 m2… in assenza puoi supplire con terriccio commerciale (ma non è bello…)
5-Hemenway consiglia anche del letame ben maturo, ma io, non fidandomi per niente degli allevatori della zona… evito accuratamente!
6-un paio di balle di paglia per la pacciamatura superficiale

Questa è comunque una lista indicativa… Una volta che hai sufficienti giornali o cartoni il resto del materiale organico può essere veramente qualsiasi cosa ti capiti sotto mano.

Procedimento:
Il giorno prima:
Verso sera bagna abbondantemente il terreno dove sorgerà l’orto. I microrganismi che si occuperanno di trasformare il tutto in un’ottimo terriccio non possono lavorare in un ambiente troppo asciutto e, una volta che avrai coperto tutto, sarà molto difficile far penetrare a fondo l’acqua. Il suolo coperto, in compenso, si asciugerà molto più lentamente fornendo un’importante riserva di umidità.
Il giorno dopo:
Durante la notte l’acqua avrà avuto modo di infiltrarsi nel suolo. A questo punto sfalcia a livello del terreno tutte le erbe presenti senza rimuoverne le radici e lascia in loco lo sfalcio in modo da mantenere la materia organica presente. L’alto contenuto di azoto farà da richiamo per il banchetto dei lombrichi e delle altre bestiole decompositrici che faranno il resto del lavoro per te. A questo punto, se credi sia il caso, puoi aggiungere degli ammendanti… calce, cenere ecc… ecc… Se il tuo terreno è molto duro o argilloso, potrebbe essere una buona idea, a questo punto, smuoverlo leggermente con una forca. Senza rivoltare le zolle… pianta solo il forcone e solleva un po’. Niente di faticoso.
A questo punto stendi uno strato leggero di materiale ad alto contenuto di azoto (letame o, meglio, sfalcio fresco o scarti della cucina)

Bene, arrivato a questo punto, inizia il lavoro di “lasagnamento”.

Stendi i giornali o i cartoni su tutta la superficie da trasformare in orto sovrapponendoli di qualche centimetro in modo da bloccare le possibili infestanti presenti nel terreno. Se utilizzi carta di giornale dovrai stenderla mantenendo uno spessore di 1-2 di centimetri (che è il motivo per cui preferisco utilizzare i cartoni).
Mentre li stendi inzuppali abbondantemente di acqua. Hemenway avverte che è in questa fase che, se si lavora in gruppo, scattano i problemi maggiori di gavettoni ed innaffiature selvagge trasformando un lavoro ben organizzato in un vero delirio… per esperienza posso dire che è assolutamente vero, soprattutto se ad aiutarti sono due marmocchi di 4 e 9 anni… (sigh!)
Controlla sempre di aver coperto per bene tutta la superficie senza lasciare nessuno spazio tra un cartone e l’altro.

A questo punto stendi nuovamente uno strato di materiale azotato (vedi sopra).
Sopra questo stendi uno spesso strato di materiale secco (15 – 20 cm) di paglia, fogle secche o altro materiale che ti capita sotto mano. Puoi non preoccuparti troppo di possibili semi di infestanti in questo strato in quanto, sopra, verrà nuovamente messo uno strato di “barriera” che li farà marcire piuttosto che germinare.
Mentre stendi questi strati preoccupati di innaffiare di tanto in tanto in modo da tenere il tutto umido.
Sopra al tutto stendi uno strato di 3-4 cm di compost (se non dovessi averne abbastanza, puoi mischiare qullo che hai con della terra qualsiasi a portata di mano…)

Come tocco finale stendi sopra quest’ultimo strato un paio di centimetri di paglia o qualsiasi altro materiale secco privo di semi (se hai l’occasione di mettere le mani su un biotrituratore, le ramaglie tritate sono il top).
Quest’ultimo strato, oltre a frenare le possibili “infestanti” darà anche il tocco finale di estetica che permetterà di rendere il tutto gradevole alla vista evitandoti rimostranze fastidiose da parte di congiunti, parenti o vicini di casa.

Se realizzi l’orto adesso non credo che farai in tempo a seminare o trapiantare granch’è ma il prossimo anno avrai sicuramente il miglior orto possibile con meno fatica possibile.

Seminare su un lasagna garden non è molto facile soprattutto se i semi sono molto piccoli, più facile fare i trapianti: sposta la pacciamatura superficiale, scava un buchetto, piazza la piantina, torna a goderti la birra all’ombra.

Alcune accortezze:
NON CALPESTARE MAI IL LASAGNA GARDEN
PACCIAMA; PACCIAMA; PACCIAMA (il lasagna garden diminuirà di volume con il passare del tempo, tu continua ad aggiungere materiale vegetale sulla superficie e non dovrai mai scavare, zappare, concimare ecc… ecc…)
SE QUALCUNO TI CHIEDE CHI HAI SEPPELLITO IN GIARDINO RISPONDIGLI: “L’ultimo che mi ha fatto questa domanda”

Lo so… sono stato terribilmente prolisso e credo di aver abusato della tua pazienza…
Nel caso ti chiedo scusa.
Spero in ogni caso di averti dato uno spunto interessante.

[omissis]

Saluti

[omissis]

Grazie ancora Mr. ***

Si, Mauri sosterrà che non c’era bisogno di farla tanto lunga e sono d’accordo… ma un manuale è un manuale! 🙂

14
Mag
08

diario di campagna n°84

MI SONO PERSO L’IPOD

TRE GIORNI, SONO tre giorni che vivo immerso in un’atmosfera a meta tra “Strawberry fields forever” nella versione dei Los Fabulosos Cadillacs e “Walrus”. Luce brillante su uno sfondo verde fondo di bottiglia Heineken ed intorno una lenta e continua nevicata di batuffoli bianchi in sospensione. I pioppi stanno dando seguito al loro progetto di fuga dalle piantagioni. Ed io ho un serio problema di respirazione. Forse l’effetto lisergico è dato dall’assenza di ossigeno…

SE L’UMANITA’ scomparisse in una nuvoletta dal giorno alla notte, nel giro di un paio di anni, qui ci sarebbero boschi di giovani querce… lo so perché verrebbero catalogate come “erbacce” nell’orto, “seminate” dalle cornacchie. Risultato: un’improbabile consociazione quercia-fagiolo-lattuga da taglio (non funzionerà, troppo tannino, ma mi spiace togliere un nano d’albero!).

PERCHE’ MI SONO perso l’Ipod? Non lo so, mi piaceva come titolo. Io manco l’ho mai avuto un’ Ipod, ma la sensazione che ho di tanto in tanto è un po’ quella. Io ero qua e adesso sono qua, e la cosa non mi crea nessun problema. Nel senso: non ho avuto crisi mistiche, non è stata una necessità “fisiologica”, tanto meno le mie scelte politiche si sono modificate di molto (da anarco-situazionista-urbano ad anarco-situazionista-rurale la differenza è il fango sotto le scarpe). E’ così. Come se mi fossi perso l’Ipod e con noblesse oblige avessi imparato a suonare l’ukulele. (Si, questa è una citazione da Tom Hodgkinson). Intanto un paio di volatili acquilottoformi si sono trasferiti nel pioppeto dietro casa sfrattando la ganga di cornacchie che vivevano li, il tutto si è svolto con le dinamiche tipiche degli scontri di bande nelle nottate migliori ai “Murazzi”. Adesso passano le giornate a fare apprezzamenti sconci alla gallina innescando reazioni da tamarro nei galli (il ché gli da’, comunque, una certa nobiltà d’animo)… i pulcini sono ancora tutti nella nursery, al sicuro.
Oggi niente informazioni confuse incastrate in testi deliranti, o quasi. Sono in apnea.

26
Apr
08

Diario di campagna n°70

UN NUOVO EROE NELL’ ORTO

HA INCOMINCIATO A fare caldo nella piana alluvionale della Dora Baltea. Da qualche giorno sto lavorando intorno ad un impianto di irrigazione a goccia a basso costo (saccheggiando, come al solito, il know-how delle ONG del terzo mondo… questa volta è toccato al Nepal…).
Farei altro, ma tra un po’ il caldo riuscirà a far evaporare anche l’acqua accumulata sotto la pacciamatura. Da buon cialtrone stavo montando il tutto con pezzi di pompa di recupero, secchi di plastica per alimenti recuperati da un ristorante dove lavoravo (e dove ho ancora contatti con “talpe” interne) e vecchi pallets , costo dell’opera zero ed un inizio di tintarella. Poi Noemi ha deciso di investire in 50 metri di tubo da irrigazione e qualche gadget serio, così il costo è salito a 30 euro circa… rendendo il lavoro sicuramente più facile ed efficace ma perdendo un po’ dell’allure da suburbia boliviana…

L’INCUBATRICE PARE funzionare! Oltre ad essere, quindi, un oggetto esteticamente apprezzabile, risulta anche utile. Il mondo è pieno di sorprese.
Abbiamo fatto la “speratura” (dicesi speratura il far attraversare l’uovo da una luce molto intensa sì da mostrarne il contenuto), su tre uova due sono sicuramente in fase “embrionale”.
Di primo acchito non si capiva un granché ma dopo pochi istanti, facendo ruotare l’uovo, si è distinta chiaramente la forma bacelliforme di un “coso” non ben definito. Non è vero, in realtà è andata così:
Nicola – guarda ho fatto la lampada per la speratura
Noemi – la cosa?
Nicola – si, quella cosa con la luce per guardare le uova
Noemi – ….
Nicola – così vediamo se si sviluppano, sai per avere altre galline per le uova
Noemi – ….
Nicola – (mettendo l’uovo davanti ad un tubo di cartone incastrato sul faretto della cucina) mmmh.
Noemi – Si vede qualcosa?
Nicola – boh?! Non saprei… secondo te è normale che ci sia una roba che si muove?
Noemi – Dovrebbe essere il pulcino
Nicola – Ah! Che schifo!
Noemi – …. Sei un’idiota…
Ho sempre avuto un pessimo rapporto anche con le ecografie… deve essere un effetto collaterale delle troppe visioni di Alien a notte fonda.

IN COMPENSO OGGI ho trovato un articoletto sulla mia nuova eroina da orticultura Ruth Stout. Famosa per aver scritto numerosi libri sul giardinaggio per chi non ama i lavori pesanti e guru per i primi teorici dell’agricoltura naturale (Emilia Hazelip la cita spesso come suo primo approccio per la strutturazione del sistema sinergico). Un donnino eccezionale.
Sorella di Rex Stout, autore di Nero Wolfe, e giacobina della lotta contro l’alcool, se ne scorrazzò per un po’ di anni con Carrie A. Nation, famosa per utilizzare un sistema di dissuasione antialcoolica chiamato vandalismo, distruzione e saccheggio (come ex-barman non posso condividerne l’obbiettivo, ma i modi avevano il loro fascino…).
Ruth Stout fu una brillante ed eccentrica signora di origine quacchera, si dice che lavorasse nel suo orto nuda e una delle citazioni attribuitele suona più o meno così: “ Un orto senza pacciamatura mi da l’impressione di qualcosa di nudo che per un motivo o per l’altro starebbe meglio con qualcosa addosso”. Rex Stout, anche lui amante del giardinaggio, definiva l’orto della sorella “una discarica”, ma avete presente la paranoia per le orchidee che istillò nel personaggio di Nero Wolf?!
Comunque questo è il link ad un bell’articoletto sulla mia nuova eroina, da sottolineare nell’articolo anche il divertente scontro tra il sistema “Stout” (non-lavoro) e quello “Biodinamico” di Steiner (mai-abbastanza-lavoro). Scontato, aderisco al primo.

21
Apr
08

Diario di campagna n°66

LA TEORIA DELLA COMPLESSITA’ DEI SISTEMI

APPROFITTANDO DELLE PIOGGE primaverili si sta seminando gli orti, mentre nella serra-sgabuzzino le piantine più delicate si danno un certo tono…
La struttura degli orti si sta comportando bene, mentre i campi di mais circostanti assomigliano a risaie, i letti dell’orto sono perfettamente drenati e la copertura di paglia ne evita il dilavamento… e la conseguente dispersione dei suddetti semi.

CI SONO DIVERSI motivi per cui mi sono avvicinato all’agricoltura sinergica ed alla permacultura.
Il primo è, ovviamente, che sono pervaso da una forma cronica d’indolenza.
Mai e poi mai sarei stato in grado di fare una “doppia vangatura” per l’appezzamento a patate. Il secondo è conseguente: l’indolenza è una forma di risparmio (energetico, economico…), l’agricoltura sinergica e le progettazioni in permacultura prevedono un bassissimo input di energie e risorse (concimi ecc…), il terzo è perché sono un cialtrone… bhè, si, ci sarebbe anche tutta una serie di motivi politico-filosofico-religiosi ma passano sicuramente in secondo piano (soprattutto quelli filosofico-religiosi…). E il mio cialtronismo si sposa perfettamente con alcuni presupposti della permacultura:

“La seconda legge della termodinamica… [afferma che]… le energie tendono a dissiparsi e nei sistemi organizzati derivano inevitabilmente verso l’entropia, o il caos. In apparente violazione di questa legge, i sistemi biologici tendono invece a diventare più complessi ed efficienti.”
(Newsweek, 24 Ottobre 1977 citato su “Permaculture. A Designer’s Manual”, Bill Mollison, ed. Tagari)

“Nel Caos soggiaciono opportunità non lineari per un ordine creativo”
(“Permaculture. A Designer’s Manual”, Bill Mollison, ed. Tagari)

“L’ordine si riscontra nelle situazioni in cui le cose collaborano positivamente tra di loro. Non nella condizione di forzato ordine, pulizia e rigore che, in un’ottica di progettazione (in permacultura) e di energia, sono considerati disordine. Il vero ordine potrebbe risiedere, in realtà, nella confusione; la cartina di tornasole per testare l’ordine entropico di un sistema è: se consuma più energia di quanta ne produce è in disordine, se produce la medesima, o più, energia di quella che consuma il sistema è ordinato”
(“Permaculture. A Designer’s Manual”, Bill Mollison, ed. Tagari)

DETTO QUESTO SI CAPIRA’ che come alibi sono eccezionali, ma soprattutto come io possa pensare di gestirmi un orto di quasi 800 mq da solo avendo comunque il tempo di svaccarmi a guardare le nuvole…
Per dare un’idea di cosa succede… questo è lo schema di come ho seminato una minima parte del primo orto…
La complessità dei sistemi
A- Aglio+lattughine da taglio
B- Fagiolini nani
C- Calendula
D- una zucchina
E- non so dove l’ho messa
F- mi pare nasturzio, T è sicuramente tagete
Da qualche parte c’è del romolaccio
I- Prezzemolo?
Spinaci quà e là… dove c’è la P ci sono delle carote ma vi troveranno posto anche dei pomodori appena le piantine saranno un po’ più robuste…
Senza parlare delle aiuole “tre sorelle” e le patate nei copertoni…
Il resto non me lo ricordo più bene… ma aveva un senso…

RISORSE SULLE CONSOCIAZIONI:
Articolo dell’ATTRA con schemi sulle “tre sorelle”… Mais, zucche, fagioli
Ottimo schema di consociazioni creato da Ute Bohnsack
Estratto dal manuale sulle consociazioni della Rodale (pdf)
Gli appunti di Emilia Hazelip con numerosi schemi

15
Apr
08

Lezioni di avicoltura motivazionale n°11

ARREDAMENTO SVEDESE, HAPPY-HOUR E SESSO REGOLARE

CI SONO DELLE LEZIONI apprese nei lunghi anni di resistenza dietro un bancone da lounge bar che risultano fondamentali nel corretto allevamento di una felice ovaiola.
Nella società urbana attuale la maggior soddisfazione dei propri sottoposti si ottiene quando a questi si permette di godere di una serie di benefit indispensabili, così da motivarli e calarli nella predisposizione di spirito più efficace per il raggiungimento delle missions aziendali.
Lo stesso ragionamento è stato adottato con la nostra gallina.

DA UNA SITUAZIONE “allo stato brado”, in compagnia di un paio di esuberanti galli e una spaesata anatra, in cui l’unico risultato apprezzabile era un cazzeggio diffuso per il cortile e l’impossibilità per qualsiasi essere strisciante di penetrare entro i confini del regno; si è deciso di applicare, alla pollastra, le regole basilari del social management più sofisticato.
Attualmente la signorina gode di un suo appartamentino dotato di tutti gli optional: mangiatoia Gorfuld, abbeveratoio Fijord, rigorosamente in accesi colori pastello (anche perché assemblati con sottovasi verde bottiglia e tubi in PVC da 20 cm arancione), dove può godere di una sua meritata privacy.
La sera, verso le 17 – 17.30, esce per incontrare gli amici e dedicarsi a un simpatico aperitivo a base di stuzzichini e prelibatezze (il sushi di bacarozzo non rientra nel suo menù casalingo). Trascorre, quindi, l’happy-hour tra amenità e chiacchiere scaricando le tensioni accumulate nella lunga giornata di ovulazione… qui viene tendenzialmente abbordata e, se di luna buona, si apparta con uno dei galli a sua scelta per del sano e regolare sesso. Soddisfatta e ripagata della giornata torna al suo “nido” postmodernamente accogliente pronta ad affrontare la successiva giornata con spirito rinnovato e produttivo.

QUESTA TECNICA CI ha già fruttato sei uova di medie dimensioni e di ottima qualità, il che vuol dire: quasi un uovo al giorno rispetto allo zero totale dello “stato brado”. In questo momento sto collaudando l’incubatrice Ovolund (di un giovane designer in bianco e nero appoggiato indolentemente a una balaustra in campagna con un morbido golfino ma prodotta in un sobborgo di qualche città vietnamita) per evitare di doverle pagare la maternità.

DISCLAIMER: Ogni similitudine tra il mio personale sistema di avicoltura e il mondo reale è dovuto da un’esposizione troppo prolungata ai cartoons della Walt Disney. Il fatto che il soggetto dell’esperimento fosse una gallina e dovuto esclusivamente all’impossibilità attuale di far fare le uova ai galli e in nessun caso è riconducibile a forme di sessismo.




L’ orto di carta

Diario di bordo ad aggiornamento casuale e saltuario di un cialtrone nell'orto... giocando con il fango, la permacultura, l'agricoltura sinergica in compagnia di William Cobbett, John Seymour, Fukuoka e Kropotkin.

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Troverò altri sistemi di finanziamento occulto…

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