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24
Set
09

CRAB

(…fino a tre giorni fa…)

Freddo con sottile pioggerellina.
Fresco a brevi scrosci.
Sole caldo e bruciante.
Ombra da nuvolone accompagnata da refoli gelati (pare abbia nevicato a 2000m)
Sole.
Pioggia.
Sole.

E’ il giorno del mio 38°(*) compleanno e sto facendo le due cose che meglio mi riescono in questo periodo: parlare e sporcarmi di fango (spesso, azioni contemporanee).
Siamo con Enzo e G. a Torre Pellice. Stiamo realizzando un orto sinergico di un centinaio di mq.
Fango, paglia, semi ed un sacco di chiacchere.
Il tempo è assolutamente incostante. A turno qualcuno si trova a torso nudo per poi rivestirsi velocemente ma le lavorazioni procedono spedite ed in breve tempo il più del lavoro è fatto… un altri “semi” sono stati scambiati.

(…oggi, a casa…)

Sole.
Fresco e, immancabilmente, umido.

Le api stanno bene. Nonostante i grossi sbalzi di temperatura le sorelline vanno e vengono con scorte di vario tipo. Gli assalti delle vespe si sono fatti più serrati con l’avvicinarsi del freddo ma le piccole si difendono egregiamente.
L’orto va verso la definitiva “fukuokizzazione”. In vista dell’ipotetico trasferimento, molti dei nostri sforzi sono evidentemente diretti verso l’esterno del sistema che, pian pianino si contrae su un “fazzoletto” di sussistenza. Qualcuno, tra le altre cose, diceva che “piccolo è bello

Durante la creazione dell’orto a Torre, oltre ai nostri sproloqui, abbiamo avuto l’occasione di ospitare Massimo del CRAB, unico “ente” che, a mio sapere, abbia fatto una ricerca sull’agricoltura sinergica.
Purtroppo, per ammissione del CRAB stesso, la ricerca non è assolutamente esaustiva e non appaiono dati particolarmente rilevanti. Per questioni legate a fondi e tempi gli appezzamenti presi in esame ed il periodo di sperimentazione (3 anni) sono stati troppo limitati. Ma, come dire… almeno qualcosa di istituzionale si muove!
Dalla ricerca, che abbinava un appezzamento sinergico pacciamato a paglia, uno pacciamato a lana, uno pacciamato esclusivamente con gli scarti prodotti dall’orto stesso ed uno “tradizionale”-bio, sono risultati dei valori variabili (e quindi non determinanti) sulle produzioni, un notevole risparmio di tempo=energie del sistema sinergico in cui, però, si rileva un progressivo compattamento del suolo e una sensibile acidificazione del suolo…

Il lavoro fatto dal CRAB è interessante.
Quantomeno come primo tentativo da parte dell’agricoltura ufficiale di analizzare un sistema ritenuto “improprio” o “non convenzionale”.
Il limite maggiore è, a mio parere, il fatto che non ci sia stata la possibilità di un’analisi biochimica più approfondita. Per dire: nulla si sa di micorrize, batteri e cariche microbiche in grado di creare ricircoli gassosi anche in presenza di parziali compattamenti. Così come, non avendo un’analisi dei compound di nutrienti chimici non si hanno dati rilevanti sulla reale capacità di ricreare le proprie scorte da parte di un terreno “non perturbato” attraverso processi di autofertilità.

Qualcuno all’ascolto è interessato a portare avanti il lavoro del CRAB?
Noi siamo disponibili a prestare gli orti e le competenze!

(*)Mi associo a Ste nella non sopportazione di quelli che postano solo per sentirsi fare gli auguri 😀

(**)Altro incontro interessante: quelli della Banca del Tempo di San Salvario a Torino che m’hanno fatto venir voglia di sviluppare un’idea sul territorio della tentacolare metropoli che fu dei Savoia e degli Agnelli (che bel posto eh?!)

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29
Giu
09

Il Compost Tea

OVVERO:
Il Blog di Oblomov si scrive da sè…

Di tanto in tanto mi viene fatto notare che, oltre ad essere un’impenitente cialtrone ed un confusionario sono anche un divulgatore assolutamete adidattico.
Di tanto in tanto mi chiedo anche perchè apro un blog e poi passo settimane senza scrivere niente (in realtà lo so perchè… ma lasciamo perdere).
Poi parte la “mente collettiva” e tutto riparte… prova che, quando le cose sono fatte in più persone, il risultato e sempre maggiore della somma dei singoli individui.

Et voilà che, grazie ad Elena (a.k.a. elenacavolaia, a.k.a. lafatadeicavoli), ora disponiamo di un’ottima traduzione del tutorial di Elaine Ingham sul Compost Tea.
GRAZIE Elena!!
(ho fatto dei casini con Scribd… scusate)

Ma non sedetevi sul suo lavoro…

Sono a scuola.
Ho 7 anni, una pettinatura che non vorrei mai più rivedere ed una felpa che doveva essere stata di una delle mie sorelle maggiori e che i miei (oculatamente) avevano comprato di un colore neutro, in vista del passaggio “generazionale”.
La maestra ci sta facendo mettere un seme di fagiolo in una scatoletta con del cotone umido.
Ci spiega che, una volta germogliato, lo sposteremo nei vasetti dove la pianta troverà i nutrimenti necessari presenti nella terra.
Siamo in 24 ragazzini e stiamo immaginando il nostro fagiolo con radici a righe bianche e blu (come le cannucce del bar) che pompano nutrienti dal terriccio del vasetto.
Da li a qualche mese ci troveremo come Jan Baptist Van Helmont ed il suo salice nel vaso, ma senza la scusante di essere nel 1600, a dedurre che le piante assorbono i nutrienti con cui creano la propria massa dall’acqua…
Sono passati quasi 30 anni. La felpa non esiste più ed i capelli sono sempre un disastro.
Leggendo i testi di Joseph A. Cocannouer (farming with nature, 1954) scopro che il 96% dei nutrienti che una pianta assimila provengono dall’aria.
Non so dove sia andata a finire la mia maestra.

In ogni caso qui trovate un’ottimo articolo dell’ATTRA sulla fertilizzazione foliare perfettamente in linea con il tutorial sul Compost Tea… ed in INGLESE!! 🙂

21
Dic
08

Batterio rosso la trionferà

Immagine:
Una scacchiera composta da tasselli regolari disposti secondo una logica infallibile.
Marrone fango, verde germoglio di grano, giallastro stoppia.
Qua e là svettano eburnee colonne di pioppi. La scorza riflette schegge di luce, sembrano quasi ricoperte di un qualche prezioso metallo polverizzato.
Stiamo solo aspettando le piume e le paillettes e poi… Holiday on Ice!!!

Dopo tre giorni consecutivi di pioggia battente è tornato il sereno, di conseguenza, le gelate.
Sto cercando di insegnare alle galline il grand jeté sui pattini a lama.
Nei tempi morti leggo.
E leggendo roba noiosissima ci scavo dentro finchè non trovo la traccia per un film.
n
Russia, sul finire degli anni ’50.
La guerra e finita con un paio di funghi piantati su altrettante città dell’estremo oriente.
Stalin non c’è più, i paesi sotto l’egemonia sovietica si fanno irrequieti.
La corsa allo sviluppo di armi e tecnologia tra la potenza americana e quella sovietica si sta facendo incalzante, da li a poco i russi spareranno Gagarin tra le stelle. Togliatti si stampa con la macchina in Val D’Aosta e Audrey Hepburn si prepara d una carriera da icona con “Vacanze Romane”.

La Guerra Fredda porta una novità fondamentale nello scenario mondiale.
Quando le guerre di “vecchio stampo” finivano, l’intera forza lavoro dislocata per l’impegno bellico (soldati, operai delle fabbriche di munizioni e mezzi, infermiere, dottori, impiegati, burocrati ecc…) veniva ricollocata nel “mercato” civile. Le fabbriche venivano riconvertite alla costruzione di motociclette e lavatrici, la gente tornava alle campagne… adesso è tutta un’altra storia… una parte del apparato bellico deve rimanere comunque attivo.

Agli americani va un po’ meglio, loro sono già una nazione profondamente industrializzata tanto da poter permettere alla Tedesca Bayern di convertire la produzione di veleni per le camere a gas e buttarsi sul mercato della chimica agricola (che ha tempi più lunghi dello zyklon B ma altrettanto efficace, in più evita di dover sovvenzionare un mastodontico reparto Pubbliche Relazioni per salvarsi la faccia). La IBM, che fino a qualche anno prima, aveva fornito tecnologia e assistenza per la gestione dei sofisticati database dei nazisti, si riconvertirà piazzando un pc in ogni casa trent’anni dopo per essere poi fagocitata da un nerd con l’hobby di adottare bambini e violare le leggi sull’antitrust.

In Russia è un po’ più complesso. Sono ancora un po’ grezzi; sebbene l’industria e la ricerca abbiano fatto passi da gigante forzando le tappe, il paese è ancora principalmente legato all’attività agricola. Il Komitern prepara il piano quinquennale: “Compagni, non ci stiamo dentro” (sono convinto che in segreto i gerarchi sovietici si salutassero con un biascicato “Oh, bellalì…”).
Appare chiaro che con metà della forza lavoro impiegata a studiare missili, sonde, aerei invisibili e a sparare cani nello spazio non sarebbe mai stato possibile convertire completamente l’agricoltura alla chimica. Semplicemente non sarebbero riusciti a produrne a sufficienza.
Vari ricercatori e scienziati, ma non troppi che c’è pur sempre un Nixon all’orizzonte, vengono messi all’opera per trovare una soluzione che dia da mangiare a tutti senza sottrarre risorse alla sforzo delle Guerra Fredda. N. A. Krasil’nikov (di cui non so assolutamente nulla, anzi, se qualcuno riesce a trovare delle notizie a riguardo…) dell’Istituto di Microbiologia Dell’Accademia delle Scienze se ne esce con un approfondito studio sui micorganismi del suolo e la loro influenza sullo sviluppo delle piante.
Lo studio è accurato ed approfondito e dimostra in maniera scientificamente analitica il collegamento diretto tra l’attività microbica del suolo e la sua fertilità.

Krasil’nikov, concentrando la sua attenzione sui processi biologici crea un “sistema” di agricoltura basato su un’attenta rotazione dei coltivi, speciali metodologie di compostaggio e coltivazioni batteriche alla portata di qualsiasi compagno-contadino. Un’agricoltura “primitiva” ma basata su un’approfondita comprensione dei processi microbiologici del suolo, delle relazioni tra i diversi microrganismi, del come le diverse piante interagiscano tramite persistenti essudati radicali e come le stesse piante interagiscano con i batteri nel suolo. (Oh! Ma questa l’ho già sentita… da li a qualche anno un giapponesino dirà delle cose del genere…) .

1961
Gagarin torna a terra. John F. Kennedy stringe la mano a Nikita Krusciov. I Beatles suonano ancora al Cavern Club di Liverpool. Nelle sale esce Jules et Jim di Truffaut e i russi stanno preparando una nave che l’anno dopo salperà verso Cuba con un carico di testate nucleari.
Di Krasil’nikov non è dato saper più nulla (o quanto meno… non ho trovato nulla…).
Fatto sta che le sue ricerce seguono uno strano percorso.
In quell’anno vengono infatti pubblicate per conto del National Science Foundation di Washington, D.C. e del Dipartimento per l’Agricoltura degli Stati Uniti. Uno scambio di “facciata” per dare l’idea del disgelo? Potrebbe essere. Ma perché coinvolgere gli Israeliani? Il testo viene infatti tradotto dal Programma per le Traduzioni Scientifiche di Israele. E perché se cerco delle informazioni non trovo un fico secco?

Frustrazione.

Dietrologia demenziale a parte… qui si sta delineando un trend.
Come già nel caso delle ricerche di Alan Smith, uno studio accurato e preciso cade nel dimenticatoio… forse parlare di agricoltura sostenibile senza venir “cancellati dalle mappe” si deve per forza fare della “filosofia” o farsi crescere i capelli lunghi e fare il segno della pace a tutti quelli che passano…
Boh!?
Intanto io sono riuscito a saltare un altro po’ di lavori che dovevo fare…




L’ orto di carta

Diario di bordo ad aggiornamento casuale e saltuario di un cialtrone nell'orto... giocando con il fango, la permacultura, l'agricoltura sinergica in compagnia di William Cobbett, John Seymour, Fukuoka e Kropotkin.

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Troverò altri sistemi di finanziamento occulto…

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