Posts Tagged ‘sviluppo sostenibile

10
Mag
11

Una Notte al Museo 2

La prima puntata era stata un tale successo di domande e confronti sui vari si stemi di compostaggio urbano che non eravamo neanche riusciti a finire la presentazione delle slides, dove avevo raccolto una serie di suggestioni “tecniche” per la coltivazione e sul problema degli inquinanti nell’agricoltura urbana.
I malevoli hanno insinuato che parte del successo sia da attribuirsi proprio al fatto che io non abbia finito la presentazione… ma Noemi non era presente e quindi non fa testo… malevola!
In ogni caso

Giovedì 12 Maggio alle 17.30
al Museo di Scienze Naturali di Torino – via Giolitti 36 (To)

La Fattoria Urbana: Tecniche innovative ed economiche per coltivare ortaggi e fiori con materiali di recupero a cura di Nicola Savio, autore dell’orto di carta ed ortolano di ventura.

2° Puntata (la vendetta del rapanello)

Organizzato da Garden Club Floritalia, questo il programma completo delle serate.
L’ingresso è libero.
A presto.

02
Apr
11

…Svegliatevi bambine… (è primavera)

Di ritorno dalla due giorni di Lasagna Gardening nei dintorni di Verona.
Una scusa come un’altra per viralizzare cambiamenti.
Percorrere la A4 su un autocarro VW dell’82 può essere eterno, soprattutto in una notte piovosa di fine Marzo.
Matteo fa da copilota mentre scorriamo le immagini più vivide che ci trasciniamo verso Ovest:
Dormire nella casa di paglia di Riccardo e Nico.
La vista sulla valle con i suoi boschi di castagni e noci.
Le frequenti digressioni “fuori tema” sulla microbiologia del suolo, la gestione naturale delle acque, il forest gardening, l’agricoltura urbana…
La festa della semina “selvaggia” che si è innescata alla fine della realizzazione dell’orto.
I bambini.

E’ tardi. Il Carro è monolitico nel suo incedere e il tamburellare della pioggia sulla capote stordirebbe anche un bisonte in benzedrina.
Non è un buon periodo per andare in giro a chiacchierare e a fare corsi, con la casa da costruire e le coltivazioni da impiantare, ma alla fine… siamo ancora nella fase “attesa” e può essere sempre una possibilità per innescare cambiamenti. Visti i tempi…

Intanto i lavori “personali” proseguo nel classico clima primaverile composto da frazioni di sole miste a piogge più o meno torrenziali. L’acqua, combinata con una temperatura media di 12°-15° è il tempo migliore per la prossima esplosione vegetale. Mortale per me che mi faccio nuovamente ospitare, a giorni alterni, dalla biblioteca di Ivrea…

In realtà, se non fosse che non amo trovarmi inzuppato, potrei tranquillamente lavorare nell’orto. L’ho già fatto durante l’inverno.
In effetti, per quest’orto, ho applicato una delle mie massime preferite: “le cose si fanno secondo le regole, a meno che non si possa fare diversamente”.

E quindi, eccolo qui il nuovo orto, simile nel concetto di base a quello realizzato a Badia Calavena.
Un mix di lasagna gardening, hugelkultur, biointensivo, agricoltura sinergica e chi più ne ha più ne metta. Giusto per essere scomunicato da qualsiasi “Scuola” agricola si aggiri nel panorama mondiale…
Già ero un permacultore “abusivo”, ora sarò anche un sinergico “abusivo”.
Etichette… ci si stanca in fretta… e le mie idee sulla differenza tra tecnica, progettazione ed ideologia le ho già espresse.

Ci sono due occasioni in cui non applicherei alla lettera l’agricoltura sinergica ma darei spazio a “Variazioni sul Tema”
Il primo è quando la terra è ridotta veramente troppo male ed io non ho il tempo per ricondurre il tutto ad una situazione ideale (si dovrà pur mangiare durante il cantiere).
Il secondo è quando la terra è talmente sana e brulicante di vita che qualsiasi cosa altra dallo sdraiarmi per terra a fare un po’ di cloudspotting, sarebbe una bestemmia.
San Culino, il protettore degli indolenti, ha fatto sì che io ricadessi nella seconda categoria.
L’orto è quindi così composto:

Leggero passaggio per smuovere lo strato di erba del prato.
Spesso strato di cartoni per fermare le spontanee più aggressive e fornire un substrato per lombrichi e funghi
Tronchi di pioppo*
Cippato (dei rami piccoli del pioppo)
Letame di cavallo stagionato (poco… letame. Non la stagionatura…)**
Carbone***

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La griglia che si può vedere nelle foto è un esperimento che sto facendo quindi, per ora, non fateci caso. Ne tratteremo approfonditamente più avanti o a giugno quando torneremo da Riccardo.
Le dimensioni sono leggermente più grandi del normale 1,70 m per 6 m ma credo che i prossimi saranno larghi 1,50… oppure 1,80… non so… devo ancora decidere…
Quello che so è che adesso devo selezionare i ceppi di microorganismi dalla zona circostante per inoculare le pagnotte.

Ma questa è un’altra storia che coinvolgerà del riso, del malto, qualche asse di legno, l’occhio disgustato di Noemi e la speranza dei marmocchi di riuscire a vedere “mostri mucillagginosi”.

In ogni caso, come al solito, non mi sono inventato nulla.
Mi sono limitato a scopiazzare di qui e di là, a mischiare tutto e a trarne la mia personale interpretazione con ciò che trovavo a portata di mano.
Un ringraziamento va al nostro uomo in terra di Francia (Medo) e “Au Petit Colibrì”
Qui e Qui un paio di schemi illustrativi del principio da cui sono partito.
Sono in francese… così Renato non potrà più dire che sono troppo anglofono per i suoi gusti 😉

*Il fatto è che sulla sinistra della casa c’era quest’enorme pioppo di 35 anni. Una sorta di Moby Dick vegetale. Ora, voi immaginate cosa può essere un pioppo che, durante uno dei numerosi temporali estivi e non che battono il piccolo anfiteatro morenico, pompa linfa a 16 metri di altezza mettendo praticamente in comunicazione la falda sottostante con l’elettricità statica nell’aria… il numero di cicatrici da fulmine era lo stesso del succitato leviatano.
S’è optato per l’abbattimento e il riciclo in loco… per chi avesse letto il capolavoro di Melville, la lavorazione è stata molto simile a quella subita dalle balene subito dopo la cattura nel libro… un gran casino di cui non si butta via nulla, circondati non dagli squali ma da migliaia di insetti e funghi pronti a banchettare… e, in effetti, stanno banchettando… mors sua, vita loro…

**Si, lo so, non si dovrebbe fare. Ma avevamo bisogno di parecchia materia organica sia azotata che a base di carbonio ed il panettiere c’ha sto cavallone infernale a due passi dal campo che ancora un po’ se lo porta a dormire a casa… e poi, devo pur decomporli i tronchi.
Mettiamola così: è come fare il pane. Il principio è quello di creare un impasto ricco ed utilizzare il terreno sottostante come lievito… un po’ come quando si aggiunge una cucchiaiata di malto per rinfrescare la pasta madre nella panificazione. Ci vorranno anche ‘sto miliardo di anni prima che tutto si riallinei e ribilanci in maniera perfetta e sana, ma io non ho fretta.

***Per l’esattezza il famoso e famigerato biochar, fatto in una fornace non particolarmente efficiente ma abbastanza ruspante da poter essere abbandonata in un campo senza che nessuno passi e se la porti via. Il carbone non è stato trattato (nessun compostaggio, nessun bagno in compost tea…) come si sarebbe dovuto fare. Infatti, il carbone non trattato, agisce come una spugna sottraendo acqua e nutrienti al terreno ma, in questo caso, si voleva ottenere proprio quel risultato: assorbire l’umidità ed i composti chimici in eccesso diventando nicchia ambientale a lungo termine per funghi, batteri e compagnia bella e scorta per i tempi duri stabilizzando la situazione e devitando percolazioni e dilavamenti vari… Il carbone è stato fatto sempre con il suddetto pioppo che era – è tutt’ora – bello grosso… il ceppo sta diventando la più grossa coltivazione di funghi che abbia mai realizzato. Attualmente ospita 200 spine in legno inoculate.

No, non è per vendicarmi di quelli che mi sono caduti in testa.

Avessi voluto vendicarmi l’avrei venduto per farne carta per la prima pagina de “Il Giornale”…

29
Dic
10

De Rerum Rustica (Catone in Narcan) puntata n°3

Questa serie di post dimostra come io non abbia capito niente di comunicazione via web o di come non me ne freghi assolutamente nulla.

Abbiamo lasciato il nostro buon Catone in puro delirio mistico pre-festivo.
Dicevamo: andiamo a cambiare i presupposti.
Non amo farlo in maniera “animistica”. Troppo facile, troppo scontato e troppo velocemente ascrivibile a simpatiche ed interessanti pratiche, come l’incollarsi cristalli di quarzo qui e là, mangiare solo foglie di frassino e il riallineamento delle energie interiori attraverso la focalizzazione dei punti di frizione dei corpi celesti sopra i 16 parsec.
Siamo seri.
Potrei dire che l’Agricoltura Sinergica salverà il mondo o che la permacultura è l’unica via per la salvezza di “quella vecchia troia della Terra” (cit. Lynn Margulis) ma, in realtà, sono solo tecniche (la prima pratica, la seconda di progettazione)
Sarebbe come sperare che Paris Hilton abbandonasse gli aerei rosa shocking tempestati di Swarowski, si trasferisse in una malga con pannelli fotovoltaici a seguire regimi alimentari attenti e sani (magari vegani) in una calda atmosfera al patchouli e, per questo motivo, potesse essere considerata una persona intelligente e piacevole da frequentare. Rimarrebbe un mezzo peluche sinaptico. Farebbe – forse – meno danni ma sarebbe comunque una disgrazia per il genere umano.
Quindi mi devo rifare a qualche cosa di “razionale” o, quantomeno, verificabile in maniera più o meno oggettiva.
Dove, per “oggettivo”, si intende qualcosa che faccia riferimento ad un linguaggio comune, condiviso, riconoscibile e riproducibile da chiunque, non soggetto ad interpretazioni (le tecniche sono interpretabili a meno che non siano stravolte in professioni di fede. A quel punto diventano cazzate)

A questo punto Catone schizza fuori dalle nebbie del trip grazie all’azione combinata di Narcan e calci nel sedere.
Howard Thomas Odum.
Non credo che abbia neanche mai fatto un orto in vita sua. Ma non è grave.
In ogni caso, Odum, ha prodotto un buon punto di partenza per la creazione di un vocabolario comune. Base necessaria e fondamentale per generare una reale rivoluzione agraria. Non i vari remix che le migliori menti agrarie degli ultimi 7000 anni sono riusciti a produrre seguendo il giro di basso della buona Martha Stewart (per chi non cogliesse la citazione a Martha vada a rileggere le puntate precedenti 1 e 2)
Per intenderci. La tecnologia OGM o le biotecnologie da marketing in generale non sono e non possono essere una rivoluzione proprio perché non sono un vocabolario.
GATTACA non è un vocabolario… è un’alfabeto! O un discreto film di fantascienza.
C’avete mai provato a fare una rivoluzione solo con un’alfabeto?
Combattente per la libertà n°1 – bwuevgw edcyc jjjol!
Combattente per la libertà n°2 – Cosa?
Combattente per la libertà n°1 – AFHGJJJ!
Combattente per la libertà n°2 – Eh?!
Combattente per la libertà n°1 – NLIJSWUE!!!!
Combattente per la libertà n°2 – ‘fanculo va!
Fine della rivoluzione.

Odum applica un approcio differente.
Al contrario del babbione studente di Zen che guarda il dito invece della luna, cosa che capita agli studenti Zen quando non sono intenti ad ascoltare il suono di una mano sola.
Odum si concentra sulla luna che, nel suo caso, sono le energie che percorrono, si consumano, si accumulano, girano e danzano in un dato Sistema.
Qui potete prendete come esempio laboratoriale il vostro orto, campo, aiuola di – saranno – tulipani, bio-regione.

Ragazzi, qui siamo alla preistoria della permacultura… Bill Mollison sta ancora facendo il tagliaboschi in Tasmania e Holmgren scava enormi swale nella sabbiera della scuola creando gravi incidenti con le maestre ed i compagni.

Attraverso il vocabolario energetico creato da Odum (battezzato – sigh – energese) siamo in grado di mappare i flussi di energia (economica, fisica, chimica ecc… ecc…) di un dato sistema, le dispersioni, gli accumuli e quant’altro. Proprio come se l’ambiente che ci circonda fosse un circuito elettrico.
Lui l’ha fatto e, negli anni seguenti, milioni di altri simpatici soloni e, provate un po’ ad indovinare? Qual’è il sistema che ha il miglior rapporto energia impiegata – energia resa (detto anche EROEI)?
Bof! Mettiamola così: i sistemi naturali – boschi foreste ecc… – fanno sembrare il nostro sistema agricolo un immenso costosissimo trabiccolo in grado di accendere per 10 minuti un’abat-jour grazie alla spinta congiunta di 60.000 criceti inzuppati nel Gatorade(tm).

Punto.

Diagramma di un ecosistema generico secondo Odum

Proviamo ad indovinare: quante progettazioni agrarie-agricole vengono fatte tenendo in considerazione questi dati?
Quando ho provato a porre questa domanda a Biella avevo già perso il 99% dell’uditorio da un pezzo ma, essendo una domanda retorica, per non farmi sentire solo soletto nel fascio del videoproiettore, qualcuno ha azzardato un “nessuno?”. Boh? Non lo so. Magari qualcuno l’ha fatto ma, apparentemente, non abbastanza visto che i campi vengono utilizzati per impiantare enormi parchi fotovoltaici…
Ok. Studiate Odum.
No. Non vi servirà per fare l’orto.
Vi servirà per vivere. Per avere una griglia che, vagamente, vi permetta di comprendere la complessità di un sistema, quello naturale, che non sarebbe altrimenti leggibile se non attraverso i frazionamenti successivi di un ottica riduttivista oppure attraverso un’onanistica forma di etica spirituale.
La gramigna mi sommerge. Diserbo.
Oppure.
Il pomodoro è bruttino. Bagno solo in giorni di aria e concimo con cenere di finferlo.
Non è così semplice. Non lo è mai.
Ma potete comunque darvi alla biodinamica o a qualsiasi altra pratica senza porvi troppe domande.
Paris Hilton è con voi.

Oh! Se vi aspettate delle risposte da questa mia delirante esposizione: dimenticatevele.
Non ho risposte per me, figurarsi se ne ho da distribuire in giro… sono un cialtrone mica per niente…
Prendete le suggestione e cercate le risposte. Il primo che arriva dia un colpo di telefono agli altri.
Grazie.

Questa in realtà la devo ad una chiacchierata con Massimo Ippolito.
Non sempre ci si pensa ma qualsiasi forma di energia (e materia in quanto energia potenziale) presente in circolazione è solo un sottoprodotto dell’energia solare. E le piante sono le uniche cose che riescono ad elaborare quest’energia al 100%.
Quando me l’ha detto m’è sembrato assolutamente ovvio. Un po’ come i tagli nelle tele di Fontana, ovvi ma non scontati. (Non amo Fontana ma passatemi l’esempio)

Bene. Odum crea il suo simpatico energese (io non posso credere che si possa inventare un nome meno “spendibile” di questo. Ma un po’ di marketing sociale sulle materie scientifiche? No, così, giusto per rendere la vita un po’ più semplice a Piero Angela che c’ha anche una certa età…).
Ora. Se ce lo studiamo e lo adottiamo durante le discussioni saremo in grado di comprenderci attraverso un vocabolario comune. Basato, per quel che ci riguarda, sull’unica costante di cui disponiamo: l’energia del sole.

Come creare da un vocabolario, da singole parole una grammatica che ci permetta di interfacciarci con la nostra principale fonte di energia, l’agricoltura, senza consumare inevitabilmente buona parte dell’accumulo energetico svolto dalla Terra in milioni di anni? (si, ci sono anche quelli convinti che si possa vivere solo grazie all’assorbimento da parte del nostro organismo dei raggi solari… ma queste, quando si diffondono, si chiamano “disfunzioni alimentari”)

Io, per quel che mi riguarda, farei un salto indietro.
Non tanto nel tempo, quanto nei post.

Speravo di aver finito ma mi sa che va ancora per le lunghe.
Qualcuno regge ancora una puntata?
No.
Vabbè… allora me la brucio così… in due parole, poi fatene voi cosa vi pare.

Il nostro compito è progettare una produzione energetica alimentare (per noi stessi, per i vicini di casa, per il Gas di San Pietro Montalcina, per diventare ricchi come dei cresi incassando sovvenzioni paurose sullo zucchero di barbabietola… no. Questo no. Scusate.).
Quindi, mi appellerei a chi ha creato una grammatica della progettazione. Un sistema sintattico per progettare che tenesse in considerazione il Tutto: Cristopher Alexander.
Si, vabbè, ma noi dobbiamo coltivare, mica decidere dove vanno le finestre di casa. Direte voi. Si, è vero.
Ma provate ad inserire i tasselli di Odum, un po’ di biologia, un po’ di ecologia, un po’ di scienza agraria ed il bagaglio di tecniche e competenze che la buona Martha ha impostato e a riformularli in un “Pattern Language” agricolo.

Et Voilà.

via Ethan Roland di Appleseed Permaculture

La rivoluzione.

Sembra assurdo?
Non cosi tanto. C’è chi lo fa.
Ancora in maniera sperimentale, partendo da microsistemi noti. Ma funziona.
Qualche agrario si rende disponibile?

05
Dic
10

Eppur si muove


Pur avendo Facebook rubato alla blogsfera le menti migliori del nostro secolo ( e per questo ne saremo sempre grati) la suddetta si muove e si dimena.
Annunciazione n° 1 – il Michele di Venezia, nonchè Presidente, oh mio Presidente di Spiazzi ha trasferito tutte le sue “casette” digitali qui http://agricultoregalleggiante.blogspot.com/.
Che è un casino quando senti il richiamo della terra e sei in laguna…
Annunciazione n°2 – Tonzer e compagni hanno fatto outing! Sono passati mesi dalla mossa genial-situazionista del seminare abusivamente pinoli in giro per il mondo… ora si passa all’azione organizzata! http://socioagricoltura.wordpress.com
Annunciazione n°3 – Nonostante la mia poderosa indole al cazzeggio ed allo spreco di tempo in modi e maniere sempre più incredibilmente inutili. Sto correndo a destra e manca e lavorando come un ossesso (per i miei standard) nonostante le temperature subglaciali, la neve e la pioggia… ma porca vacca…

16
Set
10

Rizomi: si torna a scuola…

Visto che sono un’inguaribile cialtrone fanca***sta… copio ed incollo dal blog di RIZOMI

Finite le vacanze e il sollazzarsi in panciolle sulle sdraio sgranocchiando pomodorini da terrazzo si torna al “lavoro”.
Si sa, l’autunno è uno dei momenti migliori per impostare un orto.
Anche se non se ne vedranno immediatamente i frutti, in primavera lui sarà lì, già bello e pronto ad accogliere semi e piantine per un’annata di produzione.

Il primo appuntamento della stagione è un mix di pratica e teoria alla Casa di Quartiere di San Salvario sabato e domenica 18-19 settembre dalle 10 in poi.

Il programma prevede:
teoria e pratica dei vasi autoirriganti con spolverata di agricoltura biointensiva e squarefoot gardening.
Il giorno seguente, volo d’angelo sulla progettazione integrata attraverso la realizzazione di una spirale per la coltivazione delle aromatiche…. potevamo fare un “giardino dei semplici” ma non sempre è progettazione integrata :)

26
Ago
10

La Rivoluzione è un diesel (parte 2)

Partiamo da un presupposto.

S’era pensato di ritagliare un budget per una macchina a metano ma, fatti due conti, l’ipotesi è finita nello scatolone delle tecnologie “è facile essere sostenibili se si hanno i soldi”.

Quindi abbiamo ripiegato sui due potenti mezzi di cui al post precedente.

Il prezzo finale pagato è stato ridicolo. Spenderò di più in piante e semi.

(Questo dovrebbe dare un’idea di come siamo messi al mondo ma la dissertazione mi porterebbe in un lungo e profondo delirio che vi evito volentieri… potete tirare un sospiro di sollievo…)

I mezzi fanno schifo, puzzano e sono sgangherati. Mi sento a casa.

Ma soprattutto hanno un vantaggio: sono completamente e totalmente hackerabili e, per proprietà transitiva, potenzialmente più ecologici dell’ultimo modello di Prius in commercio.

Niente elettronica, pura meccanica smontabile e rimontabile (a saperlo fare… ma uno impara…). E un motore è pur sempre un motore.

“Si, ma consumano petrolio e derivati ed inquinano come un SUV” dice la vocina noiosa.

Perché siamo in Italia.

Production_of_Biodiesel_Fuel

Image via Wikipedia

Disclaimer (vista l’aria che tira in internet) – Tutte le informazioni che seguiranno sono a puro scopo didattico e di informazione. In nessun caso, ripeto, in nessun caso si propone in questa sede né si proporrà in altre di dedicarsi all’autoproduzione di combustibili per uso personale in maniera più ecologica e sostenibile. Mai. Non lo fate! E’ illegale.

Io vi ho avvertiti.

Poi, in generale la storia dei biocombustibili è, come al solito, un’arma a doppio taglio.

Su scala mondiale è solo l’ultima invenzione finto sostenibile: ettari ed ettari di terra dedicati a coltivare benzina. Se tutti i motori a combustione interna presenti al mondo dovessero funzionare a combustibili derivati dai vegetali credo che potremmo tranquillamente salutare ¾ delle terre emerse…

Quindi, scordatevi di poter mandare avanti il vostro furgone diesel. Primo perché è illegale, secondo perché sarebbe più lo sbattimento di coltivare tutta quella roba che il risultato ottenuto.

In realtà su piccola scala, se si abita negli Stati Uniti o da qualche altra parte, è possibile, in linea ipotetica, distillare il proprio carburante per mandare avanti un motocoltivatore 454mm diesel partendo da materiale vegetale tipo, chessò, qualcosa su cui sto ragionando da un po’, tipo… alghe? Olii di frittura del vicino ristorante cinese?…

Un po’ di attrezzatura da piccolo chimico, un salto al reparto additivi di un magazzino per accessori auto et voilà!

Ma non lo fate… è illegale. Però è interessante… vale la pena saperlo. Poi uno non lo fa, ma sa che esiste il procedimento… Cioè, dai… al cinema vedo compiere migliaia di reati al secondo ma mica divento un pazzo terrorista ipertiroideo. Siamo seri! E’ pura didattica. E poi è pericoloso. C’è la soda caustica (quella che uso tutti gli inverni quando faccio il sapone e che chiunque abbia avuto uno scarico otturato ha già usato in vita sua).

Nonnò. Non fatelo a casa.

Se Dio esiste è un Hacker.

E questi sono i link.

GreenTrust.org (ottimo anche su molte altre fonti di energia)

La ricetta di DancingRabbit (ecovillaggio nel Missouri)

e quella di SchNews (collettivo Inglese)

e, per finire (o iniziare?) la biblioteca di Journey to Forever

Aggiornamento: interessante articolo di TheOilDrum rimbalzato su EnergyBullettin su un esempio di produzione locale, sostenibile ed appropriata di biodiesel e biochar

29
Giu
10

Ogni resistenza è inutile; Sarete assimilati.

Ok. Sto esagerando.
Sotto il lavandino ho un barile di Bokashi in elaborazione. Nel frigo, una pasta madre di un centinaio di anni che ha cercato più volte di vendicarsi della mia noncuranza nella nobile arte della panificazione. Sullo stesso ripiano un barattolo di Kéfir sta aspettando il suo turno per essere impiegato in abominevoli sperimentazioni (a mio parere potrebbe essere un ottimo starter per il suddetto Bokashi… ). Poco lontano, sulla vecchia macchina da cucire, la Kombucha galleggia serena in compagnia delle sue 15 generazioni precedenti… vuoi mica buttarle?

Un po’ per questo, un po’ visto che i commenti al post precedente mi ricordano che in primis qui si tratta di mangiare e di convincere la gente ad assumersi la responsabilità di ciò che mangiano (vedi alla voce: autoprocacciamento).
Ho deciso di organizzare questo con RIZOMI….

AGGIORNAMENTO:
Si parla di cibo, di come si mangia, di come si consuma, di stili alimentari… a me è venuta fame…




L’ orto di carta

Diario di bordo ad aggiornamento casuale e saltuario di un cialtrone nell'orto... giocando con il fango, la permacultura, l'agricoltura sinergica in compagnia di William Cobbett, John Seymour, Fukuoka e Kropotkin.

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Troverò altri sistemi di finanziamento occulto…

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