22
Ott
09

Le Città sono immondizia… ottimo!

The ice age is coming, the sun’s zooming in
Meltdown expected, the wheat is growing thin
Engines stop running, but I have no fear
Cause London is drowning and I, live by the river

The Clash – London Calling

Fa freddo, è autunno e io abito in riva al fiume.
Questo fa si che si entri di diritto nella stagione degli sport indoor e, come risulta evidente dai commenti al post precedente, la cosa non è totalmente indolore sotto molti aspetti.
Per l’inverno sto preparando una nutrita libreria di documenti da leggere e pianificando diverse azioni prive di significato spendibile (questo è il mio personale concetto di lusso… fare delle cose prive di un senso compiuto e prive di conseguenze a lungo termine)

La prima è un motore.
Non nel senso classico del termine per quanto possa avere a che fare con la termodinamica, sapessi cos’è.
E’ un centro di produzione energetica. Una batteria. Una cellula.
La cosa migliore è che si può tenere sotto il lavandino della cucina senza nessuna controindicazione.
La cosa migliore è che si può tenere in appartamento in città… anche se il sistema funziona altrettanto bene nei boschi incontaminati (ma mi sfugge un po’ il motivo per cui si potrebbe voler montare una cosa del genere nel mezzo di un bosco).
La cosa migliore è che ne ho parlato a Venezia con i ragazzi di Spiazzi e con Elena i quali si aspettano una descrizione un po’ più precisa di uno dei “motori” delle mie progettazioni urbane…

Et voilà!
Scopiazzando beceramente da almeno una dozzina di fonti internet diverse.
Vigliaccamente bypassando e “piratando” gli EM.
Subdolamente saccheggiando i bidoni dell’immondizia di ex-colleghi.
Il Bokashi!

Si. Ok. Capisco. Ha un nome giapponese e quindi sa immediatamente di vaccata… ma mica e colpa mia se è un sistema tradizionale giapponese (che poi… lo fanno da millenni in tutto il sud-est asiatico…).
Noemi apre la dispensa della cucina e bestemmia.
Le spiego che è roba mia. Che mi serve per un esperimento…
Noemi bestemmia e chiude la dispensa.
Dicevo…

Vi hanno sempre raccontato che il compost va areato, che i processi anaerobici non vanno bene, portano patogeni, marciumi maleodoranti ecc… ecc…
E vi hanno sempre detto che ci vuole spazio.
Ok.
Fate finta che nessuno vi abbia mai detto niente o, se abitate in appartamento, fregatevene.
Tra parentesi: se abitate in appartamento ma non avete un balcone o delle piante vi chiederete perché fare il compost. Semplice, perché sarebbe bello che la gente cominciasse ad assumersi la responsabilità della propria immondizia e non si limitasse ad abbandonarla nel sacchettino di materbie. Cosa farvene del compost? Regalatelo ad un amico, disperdetelo nel parco, concimateci l’ailanto che sta facendo saltare i tabelloni del marciapiede davanti a casa… quello che vi pare. Potete persino portarlo ai giardinetti per concimare qualche asfittica piantina urbana.

Tornando a bomba.
Il Bokashi dell’Orto di Carta.

Puntata n°1
dove il cialtrone sforacchia secchi.

Cos’è il Bokashi?
Fondamentalmente è un compost prodotto in assenza di ossigeno grazie al lactobacillus serum o, se volete spendere soldi, grazie ad un cocktail di lieviti e lactobacillus serum denominato “EM”.
La traduzione letterale dovrebbe essere “fermentato di scarti organici”.
Quali sono i vantaggi?
Non ha odore (non più di un barattolo di crauti se ci infilate il naso dentro) ed è fattibile in pochissimo spazio. Quindi adatto al compostaggio domestico in città.

Per realizzare la mia compostiera ho recuperato un paio di barattoli in plastica di quelli per le olive o, come in questo caso, per le macedonie da ristorazione collettiva. Sono da 15 litri e si recuperano facile dalle mense scolastiche o dai ristornati.
barilotti
Di uno ho sforacchiato il fondo con il trapano.

fori
Il buco nel secondo secchio (nella foto con tappo d’ordinanza) serve per raccogliere i liquidi di scolo senza dover aprire il coperchio ed evitando quindi di far entrare troppa aria nel composto.
assemblato
Il liquido è inodore ed è la vera manna di tutto il processo: diluito 1: 20 è praticamente una soluzione nutritiva “attiva”, viva. In pratica: uno yogurt per piante, fermenti lattici per il suolo…

Puntata n°2
dove il cialtrone si autoproduce lactobacillus serum e poi pensa che in effetti poteva evitarselo.

Nel secchio del bokashi si può mettere qualsiasi scarto organico (carne e cibi cotti compresi a differenza del compost).
Il tutto funziona grazie al lactobacillus serum che, in situazione anaerobica, elabora la materia organica occupandola completamente ed impedendo lo svilupparsi di muffe e marciumi (vera causa di fastidiose puzze ed invasioni di noiosi moscerini).
Come procurarsi il lactobacillus serum?
Facile.
Se vi fate lo yogurt in casa sarà sufficiente scolarlo raccogliendo l’acqua in un contenitore. Quello è lui.
Ma io che sono un cialtrone e a queste cose penso sempre una settimana dopo ho seguito il procedimento lungo…

Fase 1
Prendere mezza tazza di riso e metterla in una terrina con 1 tazza di acqua.
Agitare molto bene e scolare l’acqua della sciacquatura di riso in un barattolo accertandosi che sia riempito solo per 1/3.
Coprire il barattolo senza chiuderlo (deve passare aria) e lasciarlo riposare lontano dalla luce e dal calore per 5-8 giorni.
riso
Prego notare sullo sfondo una delle dozzine di cestinate di Achocha di quest’anno… uno dei raccolti migliori insieme all’alloctono Topinabur…

Fase 2
Dopo i 5-8 giorni l’acqua avrà un leggero odore acidulo.
Filtrate ogni residuo ed aggiungete 10 volte il suo volume di latte e rimettete tutto a riposare per altri 14 giorni.
latte
Passati questi il latte si sarà separato. Filtrate la parte solida, il liquido che vi rimane è Lactobacillus Serum.
lactobacillus
Et voilà! Non è più difficile del fare il pane o, appunto, lo yogurt…
…qualcuno usa anche il kombucha ma non saprei dire. L’ultima volta che ne vidi uno eravamo ancora in preda ad Adam Ant.

Puntata n°3

dove il cialtrone usa il suo secchiello bokashi.

Ok. Ho il secchio, ho il lactobacillus… e ora?
Bene… nel bokashi fighetto, quello acquistato via internet, quello in cui mi faccio spedire gli inoculi di EM in un bel substrato di crusca d’avena è tutto molto semplice e costoso…
Io, ho preferito seguire le istruzioni di altri cialtroni a cui mi sento più affine.
A questo punto si prendono dei gran bei fogli di giornale e gli si fa un bagno nel lactobacillus avendo l’accortezza di non strapparli o accartocciarli. (Io ho usato una bacinella bassa rettangolare).
Fatto questo, li si stende ad asciugare. In questo modo avremo sempre una scorta di inoculi ad alto contenuto di carbonio da aggiungere nel nostro secchiello.

Istruzioni per l’uso:
Prendere uno dei fogli di giornale inoculati e disporlo sul fondo del secchiello.
Mettere all’interno i rifiuti organici pressandoli molto bene fino ad ottenere uno spessore di circa 2-3 dita (pressateli molto bene in modo da far uscire tutta l’aria).
Coprire il tutto con un altro foglio di giornale inoculato.
Chiudere bene ermeticamente il coperchio.
Procedere così fino a completo riempimento del secchio.
A questo punto mettere il tutto da parte per 10 giorni circa.
Et voilà il bokashi è pronto!

ATTENZIONE
E’ estremamente importante che non entri troppa aria nel secchio quindi conviene riempirlo solo quando si è sicuri di avere sufficienti rifiuti. Alcuni li tengono in frigo fino a quando non ne hanno a sufficienza per evitare di aprire e chiudere in continuazione il coperchio
Conviene, inoltre farsi un paio di secchi in modo da averne sempre uno vuoto mentre l’altro “matura”
Il risultato non sembrerà affatto compost. Non avrà il classico aspetto da terriccio ed odore di sottobosco. Il bokashi sembra quello che è: immondizia “krautizzata”.
Ma è uno dei migliori modi per riciclare i rifiuti organici in ambiente urbano oltre che il modo più semplice per produrre grandi quantità di soluzioni nutrienti per le piante.

Prossima puntata:
le applicazioni del bokashi nell’idroponia semplificata… e che Fukuoka mi perdoni.😉


73 Responses to “Le Città sono immondizia… ottimo!”


  1. ottobre 22, 2009 alle 7:58 am

    Sono senza parole…
    Ma una volta che ho fatto il bokashi, posso metterci del Roundup e concimare l’Ailanto dandogli una morte saporita?
    Scherzi a parte, è un ottimo modo per compostare in condominio! Ma quindi è meglio aspettare di avere tanta roba da compostare per riempirlo full? Noi siamo in due + la piccola e dire a mia moglie di tenere la roba avanzata/scaduta/da buttare in frigo finché non ce n’è abbastanza per riempire il secchiello… altro che bestemmie!
    Mi sa che userò un contenitore del gelato industriale per iniziare (sempre che sia ermetico…)

    • ottobre 22, 2009 alle 8:55 am

      Se il contenitore è piccolo non hai bisogno di accumularne troppa. Io tengo tutto in un bidoncino sul balcone.
      Poi, non è che si deve aspettare per riempire completamente il bidone. Basta che ce ne sia abbastanza per riempirne uno spessore pari ad un paio di dita.

  2. ottobre 22, 2009 alle 8:02 am

    WOW
    dico solo
    WOW
    *___*

    domanda banalotta, ma per ora mi limito alla parte che devo fare oggi: il riso nello starter deve essere crudo, vero? il riso integrale è meglio o peggio? se avessi (ehm) del riso (ehm) biod*namico (AAAAaahhhHHrgh) andrebbe bene? ad averlo letto ieri, che avevo il riso a bagno nell’acqua da una notte…😉

    grazie! lo faccio sicuramente, stasera inizio🙂

    • ottobre 22, 2009 alle 8:53 am

      Si. Il riso deve essere crudo… se è integrale probabilmente riesci a raccogliere anche dei lieviti il che potrebbe non essere male (ma non saprei per certo).
      Non esagererei con il riso biodinamico… sempre di immondizia stiamo parlando🙂
      Introduciti a casa di qualcuno e rubagli una manciata di carnaroli scraudo🙂🙂

      • ottobre 22, 2009 alle 5:08 pm

        aspetta. forse non ho capito.
        nel barattolo devo lasciare solo l’acqua di sciacquatura, o anche il riso? immagino anche il riso, ma non è chiarissimo🙂

      • ottobre 22, 2009 alle 8:26 pm

        Lascia solo l’acqua della sciacquatura… passa tutto in un colino.
        Scusa… le ricette non sono il mio forte (troppo casinaro!)😉

  3. 8 Salvatore
    ottobre 22, 2009 alle 10:01 am

    Evviva! era da tanto che aspettavo questo approfondimento sul bokashi!
    Potrebbe essere una buona alternativa al compost peronosporico che fa mio padre.
    Per accumulare una quantità sufficiente di rifiuti credo che usero il congelatore. Zero puzza = zero bestemmie.

  4. 9 amalia delana
    ottobre 22, 2009 alle 11:35 am

    maròòò…sei una fonte inesauribile!!!
    io il compost sul balcone l’ho cominciato con altro compost maturo…ma non ha niente a che vedere con questo :O)ciao

  5. ottobre 22, 2009 alle 2:18 pm

    Nicola, parliamone! Impiegare diverse settimane nella creazione di un magnifico metodo per compostare dei rifiuti organici è folle! Soprattutto finché c’è la nettezza urbana che raccoglie… certo che con il collasso dei sistemi urbani e il fallimento dei sistemi di raccolta… questa diventa conoscenza indispensabile… quindi… sei in lizza premio nazionale transizione nelle città !! (non esiste ancora ma lo faremo per te)😉

    amalia delana? Di Roccarainola? E’ da mo’ che non ci si incrocia… forse da Campana sai che il compostaggio sarà fondamentale.

    Baci M.

    • 11 medo
      ottobre 22, 2009 alle 2:50 pm

      Nella città francese dove vivo, un tipo ha proposto una raccolta dell'”umido” (scarti vegetali e gusci di uova solamente, se non ero) casa per casa in un quartiere per rimpinguare le compostiere degli orti urbani. A raccogliere il tutto e compostarlo saranno dei disoccupati di lunga durata e/o categorie “fragili” di lavoratori.
      Il tutto pare sia finanziato in parte dagli enti, dalla società raccolta rifiuti, etc.

      Appartamenti quartiere – > rifiuti vegetali -> compost -> orti urbani -> mercatino del surplus dei produttori orti quartiere -> etc.

      Non poche sono le difficoltà per convincere gli abitanti, i quali preferiscono gettare il sacco di rifiuti generico e poi acquistare le verdure al Carrefour (ultima trovata del supermercato era la vendita di fagiolini di esclusiva provenienza del Kenya a 2,50 €/kg praticamente la metà dei – pochi – fagiolini prodotti nei 15 km qui attorno).

    • 12 amalia delana
      ottobre 22, 2009 alle 3:41 pm

      quando ho visto quel “roccarainola” messo lì mi sono detta “o cxxx, mi hanno beccata!”poi ho capito😉
      il compostaggio come dicevo già lo faccio…da campana ho abolito totalmente l’usa e getta e da campana spero che la cosa serva a qualcosa
      abbracci delana

    • ottobre 22, 2009 alle 4:00 pm

      Bhè… in realtà il lavoro che s’ha da fare comporta si è no un paio di ore… il resto è attesa (la mia parte preferita)
      Accetterò volentieri il premio “scivolatore di bucce di banana”😉

      • ottobre 22, 2009 alle 4:01 pm

        @ Medo – bhè l’idea non è male… peccato che ci siano i cittadini😉 (nel senso deleterio del termine…)

        @Amalia… adesso siamo curiosi…😀

  6. 15 Matteo
    ottobre 22, 2009 alle 3:41 pm

    ehm… mi sa che ero troppo piccolo per Adam Ant… però se qualcuno vuole una Kombucha faccia un fischio.. è così difficile vederle sgusciare dalle mie tristi mani nel compost..ma non so propio dove metterle. Ho provato a darle ad amici e parenti, ma quanto mi presento con il barattolo di vetro e al suo interno il fungo fluttuante dalle sembianze non troppo amichevoli, sento ripetutamente questa frase : ” bhè magari la prossima volta…sai non ho spazio in casa..”

    Fischiate e ve la mando.

    un inchino

    p.s Achocha power! qualche semino me lo dai vero..?

  7. 18 amalia delana
    ottobre 22, 2009 alle 6:50 pm

    @ nicola…ma tu ti diverti a mandare OT i tuoi ospiti?!?🙂
    Sono Amalia del gruppo Mondonuovo,circa tre anni fa, in una “toccata e fuga alla Nicola” di 24 ore,sono andata al raduno del gruppo a Bologna e ho conosciuto delle persone meravigliose,tra cui Marco e Daria…e già che mi trovo OT lascio il link di un progetto che stiamo portando avanti in questi giorni, spero sia utile anche a voi, magari ci incontriamo di persona tutti quanti… http://www.mappamondonuovo.org
    Amalia presa per i capelli saluta tutti e torna nell’ombra🙂 ciao

  8. 20 medo
    ottobre 22, 2009 alle 10:59 pm

    La cosa di Mondonuovo non è mica male, per quel che ne ho visto ha grande potenzialità ed è semplice semplice come è stata fatta. Una rarità!

  9. ottobre 23, 2009 alle 9:39 am

    si .una idea carina e ben fatta. Una vera killer application, amio modo di vedere.
    Continuando il discorso e finendo come al solito irrimediabilmente OT, ieri sera riflettevo su discussioni, internet, decrescita et similia.
    Mi son posto parecchie questioni, una fra queste e’ il dubbio se quel che si sta facendo sia sensato.
    in breve, ha senso sviluppare tecnologia (si Nicola anche se non sembra il tuo sistema di riciclaggio puo essere definito ultratecnologico e potenzialmente anche una vera bomba biologica nel cassetto), dicevo, ha senso sviluppare tecnologia faidate per passatemi il termine alfabetizzare masse che sensibili lo sono poco?. Non e’ che stiamo scalando la classica montagna per partorire il minuscolo topolino?. SE dobbiamo impiegare la risorsa tecnologica che e’ internet impieghiamola meglio.
    Insomma, abbiamo di fronte centinaia di agricoltori pressoche’ alla fame,che dispongono di campi,attrezzature,strutture braccia ed esperienza, magari ideologicamente incompatibili con il nostro modo di pensare. Pero’.. la fame ha spinto i contadini a diventare battilastra in carrozzeria a Torino?, bene la stessa fame (che non dipende da noi) non potrebbe spingere i contadini a cambiare metodi?
    Allora , perche non immaginare di aggregare tecnologie e risorse con l’obiettivo di ottenere coltivazioni piu sane?.
    Insomma.. tutti questi discorsi secondo me stanno andando nella direzione sbagliata..
    Sono scritti da cittadini per singoli cittadini,o piccoli gruppi isolati. Invece ,secondo me , dovrebbero essere scritti da cittadini per contadini. Senza voler insegnare il mestiere ai contadini,che pochi ne sono davvero in grado,ma affiancandoli e proponendo necessita’,e desideri. Se i contadini li paghiamo il giusto, si muovono compatti e veloci. DIversamente continueremo a parlare di fuffa. Tra di noi,davanti ad un liquore digitale, come vecchi schiavisti dei secoli scorsi.

    • 22 medo
      ottobre 23, 2009 alle 10:57 am

      Vista l’esperienza entropica del post precedente, rinuncio ad intraprendere la discussione. (In più ieri sera ho cucinato per tre ore e poi ho bevuto una botte di vino.)

      • ottobre 23, 2009 alle 12:44 pm

        mi avevi tenuto un posto?🙂
        non so se per empatia ma dopo la giornata di ieri mi sento un po’ stordito anch’io… ma nessuno mi ha offerto del vino😉

  10. ottobre 23, 2009 alle 11:38 am

    No, mi associo. Neppure io vorrei ripetere l’esperienza del post precedente, Ne’ voglio in nessun modo contestare o criticare il lavoro svolto da tutti su questo forum.
    Non prendo posizioni di parte e non mi scaglio contro nessuna fazione.Ho un obiettivo e vorrei raggiungerlo, se possibile, mantenendo un atteggiamento neutrale.
    Semplicemente mi interessa chiarire le idee. Per farlo in genere bisogna considerare ed esplorare anche i punti di vista e gli aspetti apparentemente in contrasto con l’obiettivo.
    Tutto qui.

  11. ottobre 23, 2009 alle 11:45 am

    d’accordo con entrambi. ma mi sento di andare oltre e proporre: perché non crei anche tu – luigi – uno spazio di discussione tuo in cui raccogliere questi spunti e discuterne – a piacimento – senza per questo dover approfittare eccessivamente dell’ospitalità del padrone di casa?🙂

  12. ottobre 23, 2009 alle 12:07 pm

    mah elena, approfitto della pazienza di Nicola soprattutto perche’ lo considero un amico e mi piace il taglio preso dal suo forum. Non prevedo di aprire uno spazio mio di discussione perche non e’ consono con la mia filosofia di vita. Spero che Nicola non se ne abbia a male, nel caso e’ sufficiente dirlo senza problemi.

  13. ottobre 23, 2009 alle 12:31 pm

    Sono concorde su quasi tutto.
    (anche sul fatto che io promuova tecnologie “terroristiche”, quantomeno al pari di chi scrive le ricette per fare le conserve creando potenziali bombe al botulino😀 )
    E, si, tecnologia è un termine oramai equivoco… tutto ciò che faccio è considerabile altamente tecnologico anche se privo di un processore o corrente elettrica.

    Sono concorde anche con la gestazione del topolino.
    Il problema è che (per rimanere in metafora rendendo la lettura di questo commento pressoché impossibile) nessuno è in grado di fare un’ecografia ma solo ipotesi…
    Nel mio molto piccolo sono in una condizione di “non prevedibilità” ad un livello di interpretazione della realtà che ci circonda. Non esistono precedenti storici al periodo che ci troviamo ad affrontare e, di conseguenza, non credo esistano soluzioni univoche o strade prefissate da percorrere.
    La sensazione è un po’ quella di trovarsi davanti ad un foglio bianco (e dai di metafore!) nell’imbarazzo se fare un disegno, scrivere una storia o costruire un aeroplanino di carta…
    In questa situazione credo che qualsiasi azione mossa a modificare in senso positivo la situazione sia da accogliersi favorevolmente (poi possiamo discutere per almeno mille anni su cosa si intende per “senso positivo”).

    In questo senso credo che le azioni, i saperi, le tecnologie debbano essere diffuse in maniera capillare e a tutti i livelli in modo da “contaminare” sia i settori produttivi che i consumatori.

    Per ciò che mi riguarda personalmente (ed è nulla sullo scacchiere generale) comunicando con più persone possibile cerco di leggere il mosaico frammentato di un cambiamento dal neo-contadino tecnologicamente appropriato (:) ) al fricchettone urbano, a Michelle Obama. Non mi sento di escludere nessuna possibilità. Per il primo ho dei semi di grano di un genotipo precedente il 1860 (sembra una vaccata ma agronomicamente è importante), per il fricchettone ho le compostiere da appartamento.

    Il cambiamento nei contadini che stai promuovendo sta già avvenendo solo che non se ne ha informazione (men che mai in piemonte dove se si comunicano le cose “alternative” ti danno subito del “milanese”, con tutto il rispetto per i milanesi).
    Verso Pinerolo un contadino che stava fallendo grazie alle politiche di produzione industriale del mais si è convertito alle produzioni bio orticole facendosi “assorbire” da un GAS. L’unione ha prodotto una sorta di GPS (Gruppo di produzione sostenibile), i partecipanti discutono con lui cosa seminare sulla bse dei loro consumi ed i prezzi. (fonte CRAB).
    E’ un esempio, una delle realtà funzionanti che ho avuto modo di incontrare… ne esistono molte altre più o meno sommerse.

    Aggiungo un’altro punto. Ho come la sensazione che la sostenibilità sia “site specific”, questo automaticamente impedisce l’individuazione di tecnologie, sistemi, interventi generalizzati o su vasta scala. Pena ripetere in chiave “sostenibile” gli stessi errori che si commisero esportando l’agricoltura di matrice europea nei paesi equatoriali. Si pensava fosse una buona idea…

    Mi sono dilungato e non so se ho apportato granché all’argomento… però mi sembra interessante.

  14. ottobre 23, 2009 alle 12:37 pm

    Rispetto alla questione discussioni.
    L’ho già detto… siamo tanti, confusi e rissosi.
    Per me non è un problema, anzi!
    Poi di tanto in tanto c’è chi si fa male e io non dispongo di molti strumenti per rimediare…
    Però imparo.
    Questa volta ho imparato che i commenti non sono utilizzabili come gli sms.
    Articolare un concetto per iscritto perdendo tutte le sfumature della comunicazione verbale rende questo media a dir poco limitato se non, spesso, falsante.
    Ora le cose le rileggo due volte e mi prendo il tempo necessario per rispondere.
    E poi…
    se deve esserci la rissa che ci sia… finchè siamo su un livello di 0 e 1 su un monitor va bene! Sempre meglio del politicamente corretto… cercerò di essere “sportivo”😉

  15. ottobre 23, 2009 alle 1:10 pm

    Bene Nicola. Hai ragione,scrivere messaggi qui e’ difficile e spesso crea malintesi.
    Uno dei dubbi che ho, e’ sul perche’ tu stia mascherando sotto ad un aspetto volutamente informale e “povero” prototipi di soluzioni ad “alta tecnologia” appunto.
    Per un certo periodo l’ho fatto anche io, ma poi la cosa in genere ti scoppia in mano ritorcendosi contro te stesso.
    Certe tecnologie possono essere gestite in modo informale solo se le conosci MOLTO BENE.
    Al pari dell’elettricista che maneggia in modo apparentemente incurante fili sotto tensione riparandoli, ma non si permetterebbe mai di lasciare due fili potenzialmente pericolosi in mano ad un inesperto, temo sia necessario ingegnerizzare il prodotto in modo da renderlo a “prova di imbecille” (termine brutto ma efficace).
    Mi interessa molto l’esperienza di questo agricoltore pinerolese, che sta replicando in piccolo con il gas il sistema di acquisto della GDO. Puoi darmi piu informazioni?
    Ho un progetto in mente e la sua esperienza potrebbe rendersi utile.
    Concordo sul fatto che ,a meno di parlare di coltivazione idroponica, sia necessario sviluppare soluzioni specifiche per ciascuna area coltivata. Il problema e’ forse su come rendere questo sviluppo economicamente remunerativo.
    No perche’ alla fine, in qualche modo si deve pur sopravvivere.

  16. 30 Salvatore
    ottobre 23, 2009 alle 1:39 pm

    una volta tanto non sarò OT

    Nicola, in questo sito http://bokashicomposting.com/ c’è un procedimento Bokashi quasi identico a quello del tuo post.
    Alcune differenze:
    quando bagnano i giornali nel siero, a quest’ultimo aggiungono una parte di melassa e 6 parti di acqua. Dopo di che mettono i fogli dentro sacchetti impermeabili e li lasciano a fermentare per 10/14 gg. A che pro? forse per amplificarne l’effetto inoculante?
    Poi consigliano di mettere uno strato di materiale assorbente (carta a strisce, torba, ecc) nel fondo del secchio (quello che raccoglie l’immondizia) ma penso non sia il caso se l’obiettivo è anche raccogliere il liquido di scolo. Tu che ne dici?
    Ancora, consigliano di fare il primo strato con scarti ricchi di carboidrati e questa potrebbe essere una buona dritta per far partire bene la fermentazione.
    Ultime pignolerie: mai mettere rifiuti marci e ammuffiti (contengono organismi canaglia🙂 ), no eccesso di liquidi, aggiungere i nuovi strati una sola volta al giorno per non far entrare troppa aria nel secchio (io credevo che bisognava riempire il secchio completamente da subito).

  17. ottobre 23, 2009 alle 2:25 pm

    nel celebrare questa nuova puntata di “tesori dal futuro”, non posso non notare che nel compost dei commenti maledetti è finito in silenzio anche un accenno di nicola sulla ormai celebre seminatrice di luigi, che avevo fatto giusto a tempo a dimenticare dopo la prima altrettanto fugace ed illusoria apparizione su questi lidi, tempo addietro.
    un rapido saluto, prima che una lacrimuccia bagni “alt gr” sulla tastiera.

  18. 32 medo
    ottobre 23, 2009 alle 3:58 pm

    Sul bokashi, nella fase del recupero della COLATURA o utilizzo dei liquidi “freschi”, ci tenevo a fare questa domanda: ma come si controlla l’acidità della soluzione? Per quanto la si diluisca, è molto facile avere valore di pH 4 o inferiore come nei percolati da discarica. Ottimo perchè permette di riassortire la distribuzione di metalli nella porzione di terreno irrorata, ma non tutte le piante ed organismi resistono a questi piccoli shock.
    Come controllarlo il pH, senza cartina al tornasole, in questo caso? O ci si aggiunge del sapone nero (o anche uno sputazzo proprio di saliva) sempre per sicurezza?

    Eh?

  19. ottobre 23, 2009 alle 4:01 pm

    uno sputazzo di cavolo rosso su un pezzo di carta assorbente?🙂

  20. 34 mafalda
    ottobre 23, 2009 alle 5:30 pm

    @ luigi
    va beh! partiamo dal presupposto che, visto il commento 32 di Medo, certe tecnologie le devi conoscere, e che, io, visti i vostri commenti, sono poco addentro alle probabili conseguenze di un procedimento sbagliato. (in effetti letto l’articolo mi era venuto in mente un documentario, dove si vedeva non so se un micelio o cosa, che cresceva a velocità ragguardevole e che non è pericoloso per noi solo per il fatto di essere “lillipuziano” altrimenti sarebbe un’enorme blob).
    quali sono i rischi?
    ciao elena

  21. ottobre 23, 2009 alle 5:32 pm

    per controllare il ph basta un milliamperometro ed un pezzettino di zinco accoppiato ad un pezzo di alluminio.Serve anche una piccola resistenza da 100khom.
    In pratica si costruisce una piccola pila facendo un sandwich con una lamina di zinco un piccolo foglietto di teflon ed una lamina di alluminio. Allo zinco si collega un capo della resistenza , all’alluminio l’altro. Si misura la tensione ai capi della resistenza e sara a grandi linee proporzionale all’acidita del terreno.
    volendo esagerare si puo pure fare una tabellina partendo da soluzione acida satura Aceto puro?… poi diluita del 50% con acqua distillata… e poi ancora acqua solo distillata. e segnare i valori.. Ifighi possono pure farsi tutta la curva equivalente alle varie diluizioni.
    100% 90% 80% e cosi via…
    Se volete ho anche sviluppato sensori per valutare la percentuale di acqua nel terreno e la sua ionizzazione…

  22. 36 mafalda
    ottobre 23, 2009 alle 5:52 pm

    @ nicola
    quello che ti rimane è il bokashi e lo usi come fertilizzante, ma il liquido di scolo che ne fai?

  23. ottobre 23, 2009 alle 7:41 pm

    @ Luigi: “Uno dei dubbi che ho, e’ sul perche’ tu stia mascherando sotto ad un aspetto volutamente informale e “povero” prototipi di soluzioni ad “alta tecnologia”
    perché sono tecnologie informali e povere… il 100% delle cose che sperimento e faccio sono prese di pacca da ONG che lavorano nel terzo mondo senza mezzi e senza un background culturale… sono poco più dei giochini con il piccolo chimico che ci facevano fare nell’ora di scienze.
    L’altro motivo è perchè uno stupido è in grado di uccidersi scendendo le scale… io non dico “fate così e avrete salva la vita”, io dico “oh toh… guarda cosa ho fatto… mi sono divertito un sacco e magari serve a qualcosa…”. Lo so, non è un atteggiamento scientificamente serio ma hai mai notato un tono serio nei miei post?😉
    E si, la sopravvivenza (a mio parere) fa parte della sostenibilità… sono antropocentrico!🙂
    Un altro motivo è la riappropriazione del sapere attraverso la pratica ovvio che ciascuno conosce i propri limiti… se non so tenere in mano un paio di forbici posso sgozzarmi mentre cerco di aprire un pacco regalo. Mio padre ha sempre lavorato il legno io no, ma adesso costruisco arnie in larice con una buona complessità di lavorazione. Ho rischiato di farmi male? Si, probabilmente ma ho acquisito delle competenze utili che altrimenti sarebbero andate perse.
    Poi, dai, seriamente… non ho ancora dato le istruzioni per farsi il napalm in casa😀
    La teoria dell’elettricista, a mio parere regge solo fino ad un certo punto soprattutto in una società ricca di paranoie come la nostra.
    In definitiva… non sto mascherando proprio niente🙂 mi sto riappropriando di competenze e tecniche. Io. Se qualcun’altro non se la sente… si telefona all’elettricista🙂

    @Salvatore: il gioco è uguale a quello del compost tea… ho dei microorganismi e gli devo dare da mangiare facendo attenzione che ci siano solo quelli che voglio (quindi se il bokashi puzza di marcio non va bene… come il compost)…
    Il sistema qui è simile… la carta di giornale inoculata asciutta fornisce una buona dose di cellulosa e materiale secco (carbonio). Poi boh… bisogna provare!🙂

    @Iano: cos’è alt-gr? Della seminatrice bisogna chiedere a Luigi… io avevo preso un paio di appunti ma era pre-collasso del computer…

    @Medo: lo so… sono un cialtrone… ma son fatto così che ci volete fare… il ph dovrebbe essere compreso tra 4 e 5… ma, a parte alcuni momenti in cui mi perdo in deliri scentifici non mi sono mai preoccupato di controllare il ph del compost o dell’acqua della cisterna… guardo la pianta. Mi dice tutto lei fortunatamente.

    @Elena: ottima dritta.

    @Mafalda: qual’è il problema con il micelio che cresce a dismisura? Averne! Il problema è lo sviluppo di muffe o patogeni che possono attaccare le piante. Lo stesso rischio che corri con il compost.
    Il risultato solido della fermentazione lo puoi interrare o usare come pacciamatura. La parte liquida la diluisci 1:10 – 1:20 e lo usi per bagnare le piante

    Ragazzi… cerchiamo di non diventare ipocondriaci🙂
    Letture consigliate per impazzire definitivamente:
    Teaming with microbes
    http://www.amazon.com/Teaming-Microbes-Gardeners-Guide-Soil/dp/0881927775
    Chemistry in the garden
    http://www.rsc.org/shop/books/2007/9780854048977.asp

    Semplici, comunicativi, efficaci…assolutamente inesistenti in italiano!

  24. ottobre 23, 2009 alle 8:29 pm

    bah.. Nicola. Come darti torto?. Tuttavia, insomma, anche la radio nella sua forma piu banale e’ solo un pezzetto di galena,una cuffia , una pila, e un filo detto baffo di gatto per cercare la sintonia toccando i punti del cristallo.
    Una dinamo e’ poi solo una calamita e circa 100 mt di filino sottile di rame avvolto su un po’ di strati di ferro dolce. Se opportunamente mascherati sembrano nulla di speciale appunto.
    Ma sono LA RADIO e L’ELETTRICITA’.
    Voglio dire va bene esser cialtroni…ma cerchiamo di essere cialtroni con stile😉.
    Ad Elena vorrei dire di non preoccuparsi, non e’ che ci siano rischi particolari nel far ammuffire un po di verdura sotto all’acquaio di casa… i miei interventi erano di tipo piu generale e forse ,come al solito, non sono riuscito a spiegarmi.
    per la seminatrice, mi sa che la sopravvalutiate molto.. magari,se ho tempo e voglia domani faccio uno schizzetto e lo posto.

  25. ottobre 23, 2009 alle 8:31 pm

    ah per il napalm in casa, se vi interessa le istruzioni ve le do io’..🙂
    qualche kg di zucchero..e…😉

  26. ottobre 23, 2009 alle 11:12 pm

    hey! la ricetta con lo zucchero mi manca!😀

  27. ottobre 24, 2009 alle 9:44 am

    ah aha Nicola, non dirmi che non hai mai provato a mescolare croste di formaggio (anche la cera d’api funziona bene), zucchero, e pastiglie per la tosse… Okkio, dosi minime che esplode e attenzione, e’ abbastanza instabile.Da ragazzino, mescolando conegrina,acqua ossigenata,e pastiglie per la tosse ottenevo un acido perfetto per corrodere il rame. Lo usavo per fare i prototipi dei circuiti stampati al posto del cloruro ferrico che e’ parecchio lento ad incidere. Viene un acido che scioglie il rame a vista d’occhio,attenzione ai gas sviluppati che sono tossici forte.

  28. 42 Matteo
    ottobre 24, 2009 alle 3:46 pm

    KOMBUCHA! REEEE-GALO KOMBUCHA!

    PEr Nicola, Elena e chiunque sia interessato…
    scrivetemi i vostri indirizzi e vi troverete un amichevole fungo (anche se fungo non è) nella cassetta delle lettere

    x Elena: siiiii saponette! (ma fatte da te o comprate al supermercato? :D)
    x Nicola: per te il prezzo sarà decisamente più alto che solo quell’achocha (di cui peraltro sono almeno zio)… dai.. per favore… qualche nuovo pdf di quelli che mi fanno tanto contento?!… e poi ho qui 2 libri che appena finiti potrebbero finire in mano tua (Mycellium Running ed un’altro tutto dedicato alla crescita delle radici nel terreno..)
    scusate per i contenuti fuori discussione..ora mi lego le mani!
    MAtteo!

  29. 43 Matteo
    ottobre 24, 2009 alle 3:52 pm

    invece del “sia” nella prima frase sostituite con “fosse”.. sto ancora insegnando alla tastiera a scrivere..scusate

  30. 44 sb
    ottobre 24, 2009 alle 4:02 pm

    io ho cambiato l’olio al rastrello ed ho caricato la vanga di plasma.
    ciau ne

  31. 45 mafalda
    ottobre 24, 2009 alle 4:42 pm

    grazie luigi , grazie nicola!

  32. ottobre 25, 2009 alle 1:09 am

    …Facciamo così… non credo possiate pescare la mail di Matteo così com’è dal blog…
    Quindi (a parte me medesimo che me la vedrò con lui la prossima volta che pedala fino al mio cortile) tutti quelli che vogliono il Kombucha si segnino qui sotto che provvedo a mettervi in contatto con il buon Matteo per organizzarvi gli scambi.

    Matteo… tutti i pdf che vuoi ma ultimamente i pescaggi sono stati molto concentrati su dettagli marginali… ma qualcosa di buono lo si trova sempre! (siamo a circa 3 DVD di dati… buona fortuna!)😀

  33. ottobre 25, 2009 alle 3:21 am

    ok, allora mi segno qui sotto con tanto di proposta di scambio a base di semi d’okra!

  34. ottobre 25, 2009 alle 12:30 pm

    Ok… vi tiro giù i dati e li passo a Matteo (come il migliore dei carabinieri!)

  35. 51 Paolo
    gennaio 17, 2010 alle 6:23 pm

    Ciao,stavo spulciando i vari post e devo dire che quest’intervento sul bokashi mi ha molto incuriosito.
    Per evitare un’eccessiva respirazione aerobica dei microrganismi quando si apre il coperchio,non basterebbe allagare il secchiello d’acqua?(ovviamente non clorata)

    • gennaio 17, 2010 alle 10:30 pm

      Ciao Paolo, il fatto è che il secchio per il bokashi è forato sotto… quindi il contenuto d’acqua ce lo si troverebbe tutto tra i piedi. In più avresti un’altro tipo di fermentazione.
      In ogni caso una sorta di bokashi con l’acqua si fa… lo chiamano “Garbage enzyme”. La signora sud orientale che lo promuove ne racconta miracoli (compresa la riparazione del buco nell’ozono… ma è, scientificamente parlando, una boiata…). La preparazione è estremamente semplice.
      In un contenitore chiudibile ermeticamente metti:
      10 parti di acqua (non clorata… se è quella del rubinetto, falla riposare per almeno una giornata)
      1 parte di zucchero (meglio se non raffinato)
      3 parti di rifiuti vegetali sminuzzati
      Mescoli il tutto è lasci fermentare per 3 mesi (occhio… dovrai aprire di tanto in tanto i coperchi per far uscire il gaso o montare un gorgogliatore per evitare che “esploda” tutto🙂 )
      Trascorsi i 3 mesi il liquido lo puoi usare un po’ per tutto:
      detersivo per i pavimenti, shampoo, antiparssitario, fertirrigazione… in base alla diluizione che ne fai.
      Per dire:
      1 parte di GE a 500/1000 di H2O = spray per deodorare gli ambienti
      1 parte di GE a 1000 di H2O = fertirrigazione per le piante
      1 parte GE, 1 parte shampoo, 10 parti H2O = shampoo
      e molte altre cose…
      come è possibile tutto ciò? Bèh… facile… il GE è fondamentalmente una fermentazione acetica… l’aceto sgrassa ed è quindi un’ottimo detergente. Per le piante la funzione principale è quella degli enzimi che (credo) vadano a stimolare alcune funzioni nel suolo… ma non ho ancora fatto degli esperimenti veri e propri e non vorrei che la materia organica presente nel suolo venisse elaborata troppo velocemente…
      Rispostone… magari scrivo poi un post…🙂

      • 53 Paolo
        gennaio 19, 2010 alle 6:31 pm

        Rispostone sul serio!
        Innanzitutto grazie per la risposta. Per quanto riguarda il bokashi preparerò al più presto più secchielli per sperimentare la differenza tra respirazione anaerobia e fermentazione(sempre che il lactobacterium serum sia in grado di prendere il sopravvento anche nel fermentatore).
        Approfitto ancora della tua gentilezza per farti una domanda: indicativamente hai idea di quale sia il valore medio del pH nel bokashi finito?

      • gennaio 19, 2010 alle 9:09 pm

        Il pH del percolato dovrebbe essere intorno al 3,5 – 4 … moooolto acido, che, poi, è il motivo per cui il percolato va diluito di 1000:1 o anche più. S’ha da spegnere l’acidità… per la frazione solida non saprei esattamente ma in ogni caso io la faccio prima passare in una compostiera normale o la adopero come pacciamatura (senza metterla a contatto diretto con le piante)

      • 55 Paolo
        gennaio 21, 2010 alle 11:56 am

        Grazie ancora della risposta.
        Hasta l’huego

  36. 56 brancaleone
    gennaio 21, 2010 alle 7:06 pm

    Casualmente capitato nel blog (interessante e caotico) vengo a chiedere…
    avendo a disposizione come materia organica scarti di ristorazione e aghi di pino cioè una pizzeria in una pineta credete che questo sistema possa funzionare per compostare detti scarti organici???
    Visto che non ho problemi di spazio e che non ci dovrebbero essere particolari problemi di odori credo che sperimenterò questo metodo…
    DOMANDA i fogli di giornale che preparerò devono essere conservati in modo particolare??? Come??? Quanto li posso conservare???

    grazie dell’idea

    Branca Branca Branca

    • gennaio 22, 2010 alle 12:19 am

      E perchè non fai una stazione di compostaggio normale? Se disponi dello spazio all’esterno mi sembra più pratico. Occhio a non usare troppi aghi di pino aumentano il pH inibendo lo sviluppo degli organismi e dei funghi atti al compostaggio.
      In ogni caso i fogli di gironale li conservo in un sacchetto con zip in un luogo fresco ed asciutto, al buio. Direi che si conservano tranquillamente per due-tre mesi ma forse anche di più.
      Benvenuto! …e scusa per il disordine😉

      • 58 brancaleone
        gennaio 22, 2010 alle 3:15 pm

        Il compostaggio normale ha bisogno di più attenzioni credo, bisogna areare stare attenti alle puzze ed è più lento credo, invece da quel che ho capito questo si mette i rifiuti nel contenitore sigillato e fine della storia con una decina di bidoni dovrei cavarmela visto che conto di riempirne uno ogni 2 giorni… poi magari dovrò trovare il modo di utilizzare il prodotto “Stasera Sformato”

        Forse utilizzerò tutti e due i metodi il compostatore solo per sfalcio d’erba e gli aghi secchi di pino e questo per per l’umido della pizzeria che in pratica son croste di pizza e scarti di insalate e carta (tovagliette e tovaglioli)

      • 59 brancaleone
        gennaio 22, 2010 alle 6:30 pm

        Scusami se mi permetto ma vorrei segnalare questi link che forse non c’entrano un granché ma comunque, a parer mio interessanti per un autartico, probabilmente li conoscevi.

        http://www.architetturaecosostenibile.it/curiosita/varie/digestore-compatto-produrre-biogas-in-casa.html
        http://www.arti-india.org/

  37. 60 domenico
    marzo 11, 2010 alle 8:15 pm

    SAlve,dato che faccio lo yogurt in casa, vorrei sapere cosa vuol dire scolare lo yogurt anche perche se lo filtro con uno straccio uscirebbe una piccolissima quantità di liquido. devo aggiungere il latte a quella piccola quantità di liquido e lasciarlo fermentare per 14 giorni al buio?
    Grazie

  38. 61 davide
    aprile 22, 2010 alle 1:04 pm

    ciao a tutti,ho provato il metodo da te descritto per preparare il bokashi.
    diciamo che ti 6 tenuto larghino sui tempi in quanto lo starter l’ho ottenuto gia dopo 8 giorni totali.
    allora posso dire questo:
    punto 1:il metodo funziona e bene ma è unpò troppo giapponese(nel senso che è laboriosetto)
    adatto quindi a livello domestico per piccole quantità oppure,a livello industriale su vasta scala egrosse quantità!
    punto 2:ho sottoposto ad analisi chimica (anche se grossolana)il prodotto finale e il risultato è questo:
    il prodotto(che non chiamerò mai compost in quanto non lo è)è un fermentato ad alto potere CONCIMANTE ma molto instabile e quindi soggetto a rapidissimo deterioramento se non sottoposto a deazottizazione e humificazione(come consigliato dagli stessi venditori di em che dicono di interrare subito il prodotto),deazzotizzazione che altro non è che un compostaggio aerobico.
    punto 3:il liqudo è un portentoso concime ricco di micro e macro elementi ma non molto dissimile da quello ottenuto da un allevamento di lombrichi(worm farm-worm bin) o da una ipotetica compostiera sollevata da terra e con sistema di raccolta del perciolato.
    anche questo liquido è molto instabile.
    punto 4:a parità di sostanza distribuita,per un kg di compost si ha quasi un chilogrammo di sostanza organica mentre col bokashi,dopo i 7 giorni di deazzotizzazione si rimane con 368 grammi circa quindi il potere fertilizzante e ammendante è molto scarso.
    per esperienza personale posso affermare che il metodo migliore è il compostaggio a freddo che consente l’humificazione mantenendo inaklterate le capacita fertilizzanti del prodotto finito.

    • aprile 22, 2010 alle 5:37 pm

      Hei! Grazie mille!!
      Che valangata di informazioni incredibili.
      Davvero, grazie. Inoltre hai confermato una serie di miei sospetti.
      Di fatti, quando mi è toccato di ipotizzare orti in città ho sempre abbinato le tre tecniche di compostaggio… il bokashi rimane una buona risorsa “indoor” se non altro per l’assenza totale di odori (finchè non lo si apre😉 )anche se la sua riedizione in Garbage Enzyme (bojate sull’ozono a parte) è più semplice…
      Grazie!!

  39. 63 davide
    aprile 22, 2010 alle 6:06 pm

    di nulla!!!!!
    il prodotto finito va passato in compostiera o nel terreno in deazzotizzazione altrimenti brucia le radici e le piante stesse.
    il metodo migliore comunque rimane,e qui mi ripeto,il compostaggio a freddo l’unico inconveniente puo essere dato dai semi delle infestanti però,se si conferisce il materiale a piccoli strati i semi hanno il tempo di assorbire acqua e gonfiarsi,il successivo conferimento li porta a degradare e “marcire”.

  40. 64 Salvatore
    aprile 23, 2010 alle 10:31 am

    @ Davide
    potresti spiegare cosa intendi per instabilità del liquido? forse che questo mantiene per poco tempo la sua capacità di fornire EM? Se è così quanto tempo si ha a disposizione prima che questo accada?

    Saluti

  41. 65 davide
    aprile 24, 2010 alle 10:58 am

    ciao salvatore,mi riferivo al liquido prodotto dalla fermentazione non al liquido starter,intendevo che piu si aspetta per usarlo piu perde di capacita fertilizzante e col tempo sviluppa cattivi odori e marcisce.
    diciamo che 7-10 gg dovrebbero essere il limite pero ho visto che aggiungindo altro liquido starter o i fogli di giornale impreniati di em lo si puo recuperare.

  42. 66 Salvatore
    aprile 27, 2010 alle 3:46 pm

    Grazie🙂
    mi riferivo proprio al liquido non allo starter. Il mio interesse è utilizzarlo per colonizzare terra e piante con gli EM.L’intento è di lasciare meno campo libero a i dannosi del tipo peronospora e septoriosi.

  43. 67 davide
    aprile 27, 2010 alle 8:37 pm

    ciao salvatore,diciamo che il liquido è composto piu da micro elementi e sali minerali che non da em (diciamo che ci sono le loro spogli),lo puoi leggere anche nei vari siti che li pubblicizzano.
    io il mio orto l’ho bonoficato in 2 anni usando l’humus di lombrico,prima composto in modo aerobico gli scarti di cucina,orto,pollaio e altro,poi li dispongo a strati di cira 5 cm in un quadrato di un metro per uno di tufo che si è auto riempito di lombrichi,ogni settimana distribuisco 5 cm e giornalmente bagno con acqua,il risultato è piu che ottimo e a costo zero.
    in 2 anni ho un terzo circa in meno di problemi di parassitosi o malattie delle piante.

  44. 68 Giulia
    maggio 18, 2010 alle 11:43 pm

    Dove hai trovato il Kombucha? Proprio non lo trovo.

    • maggio 19, 2010 alle 12:53 am

      Da un amico. In che zona sei? Magari, quando torno dai miei giri (prox settimana) riesco a fartene avere una “figlia” (la mia si sta riproducendo oltre la capacità di gestione umana…)

  45. 70 francesco
    luglio 10, 2010 alle 11:44 am

    ciao a tutti,
    faccio i miei complimenti a Nicola (e a tutti gli ospiti che partecipano attivamente) per tutte le informazioni che vengono condivise: sto imparando molto.
    Mi piacerebbe avere un po’ di Kombucha e i semi di Achocha.
    Abito vicino Bologna.
    Se interessa potrei scambiare un po’ di semi di cicerchie e fagiolini rampicanti che mi passa mio padre dal suo orto sul gargano (non mi azzardo a chiamare orto i miei 20 mq di giardino destinati alle piante da orto).
    Spero che il padrone di casa non se ne abbia a male per aver usato il suo spazio come bacheca, ma questo e’ uno dei pochi luoghi del web dove trovo persone a cui mi sento affine.
    Buona giornata a tutti

    Francesco

    • luglio 14, 2010 alle 3:07 pm

      Figurati… se potete abusare per scambi ed incontri… Ben Venga!!
      Purtroppo, credo che molti siano in vacanza🙂
      I miei semi di achocha sono stati affidati in giro in attesa che io possa ricreare un orto nella nuova casa mentre la kombucha potrei fartela anche avere ma aspetterei che le temperature si abbassino un minimo…
      A presto!


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