Archive for the 'Collaborazioni' Category

10
Mag
11

Una Notte al Museo 2

La prima puntata era stata un tale successo di domande e confronti sui vari si stemi di compostaggio urbano che non eravamo neanche riusciti a finire la presentazione delle slides, dove avevo raccolto una serie di suggestioni “tecniche” per la coltivazione e sul problema degli inquinanti nell’agricoltura urbana.
I malevoli hanno insinuato che parte del successo sia da attribuirsi proprio al fatto che io non abbia finito la presentazione… ma Noemi non era presente e quindi non fa testo… malevola!
In ogni caso

Giovedì 12 Maggio alle 17.30
al Museo di Scienze Naturali di Torino – via Giolitti 36 (To)

La Fattoria Urbana: Tecniche innovative ed economiche per coltivare ortaggi e fiori con materiali di recupero a cura di Nicola Savio, autore dell’orto di carta ed ortolano di ventura.

2° Puntata (la vendetta del rapanello)

Organizzato da Garden Club Floritalia, questo il programma completo delle serate.
L’ingresso è libero.
A presto.

11
Mar
11

Con ogni orto necessario


Il ciclo circadiano ci segnala prepotentemente la necessità di uscire di casa ad infilare spesieratamente semi per terra.
Mi ero ripromesso di concentrarmi sulle varie pratiche burocratiche e sul cantiere di casa ma… pare che io sia riuscito solo a ridurre al “minimo” le uscite.
Evidentemente l’entusiasmo da “svegliati è primavera” possiede un imperativo più forte (e lasciate stare il fatto che tutto ciò contribuirà un minimo alla costruzione del tetto di casa).

Dove siamo e quando ci siamo

VENETO
25-26-27 Marzo
3-4-5 Giugno
Due weekend di orticoltura sostenibile presso:
Casa di Tano Contrada Tezza 1
Badia Calavena (VR)
Contatti:
Nicoletta 338.7832606
Riccardo 335.1326389

LOMBARDIA
8-9-10 Aprile
Somma Lombardo (Va)
Introduzione all’Agricoltura Sinergica di Emilia Hazelip
Presso Coop. Radici nel Fiume
per info: raimondi.b@gmail.com

PIEMONTE
15-16-17-18-19 Aprile
Corso Completo di Agricoltura Sinergica
Presso Associazione “La Zattera
Cascine Bellero 22
15035 Frassinello Monferrato
Contatti:
ass.lazattera@yahoo.it
Anna Sophia Klitzsch: 3287763270

AGGIORNAMENTI:
Il buon Matteo, che mi accompagna nei due appuntamenti in quel di Badia Calavena (Vr) ed in quello di Somma Lombardo (Va), organizza questo per domenica 17 Aprile a Piana di Barengo (No).
Mentre con l’amico G ed Enzo per il corso completo di Agricoltura Sinergica a Frassinello s’è pensato di inserire anche una parte pratica su Biochar e Compost Tea… così, tanto per complicarci(vi) la vita 😉

18
Gen
11

Una Notte al Museo

Nebbia.
Freddo.
Nebbia.
Fango.
Nulla di nulla lasciava presagire che l’anno dovesse iniziare ma, segretamente nascosti tra le ombre, resi fantasmi vaghi dalle brume uggiose del Po, gli ortolani ed i giardinieri del Torinese stanno affilando le palette da trapianto e contando i semi.
Per ovvi motivi la mia mente scissa tra il posto dove mangio e dormo ed il posto dove stiamo per costruire casa e stiamo realizzando l’impianto per 1 ettaro di roba seminata, piantata, cresciuta per i fatti suoi, si è fatta cogliere nuovamente impreparata.
Quantomeno sul tempismo delle comunicazioni all’universo mondo…

Giovedì 20 Gennaio 2011 alle 17.30
c/o Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino – via Giolitti 36

Orto sul balcone: dal Compost al Pomodoro.
Tecniche innovative ed economiche per coltivare ortaggi e fiori con materiali di recupero a cura di Nicola Savio, autore dell’orto di carta ed ortolano di ventura.

Organizzato da Garden Club Floritalia, questo il programma completo delle serate.
L’ingresso è libero.
A presto.

29
Dic
10

De Rerum Rustica (Catone in Narcan) puntata n°3

Questa serie di post dimostra come io non abbia capito niente di comunicazione via web o di come non me ne freghi assolutamente nulla.

Abbiamo lasciato il nostro buon Catone in puro delirio mistico pre-festivo.
Dicevamo: andiamo a cambiare i presupposti.
Non amo farlo in maniera “animistica”. Troppo facile, troppo scontato e troppo velocemente ascrivibile a simpatiche ed interessanti pratiche, come l’incollarsi cristalli di quarzo qui e là, mangiare solo foglie di frassino e il riallineamento delle energie interiori attraverso la focalizzazione dei punti di frizione dei corpi celesti sopra i 16 parsec.
Siamo seri.
Potrei dire che l’Agricoltura Sinergica salverà il mondo o che la permacultura è l’unica via per la salvezza di “quella vecchia troia della Terra” (cit. Lynn Margulis) ma, in realtà, sono solo tecniche (la prima pratica, la seconda di progettazione)
Sarebbe come sperare che Paris Hilton abbandonasse gli aerei rosa shocking tempestati di Swarowski, si trasferisse in una malga con pannelli fotovoltaici a seguire regimi alimentari attenti e sani (magari vegani) in una calda atmosfera al patchouli e, per questo motivo, potesse essere considerata una persona intelligente e piacevole da frequentare. Rimarrebbe un mezzo peluche sinaptico. Farebbe – forse – meno danni ma sarebbe comunque una disgrazia per il genere umano.
Quindi mi devo rifare a qualche cosa di “razionale” o, quantomeno, verificabile in maniera più o meno oggettiva.
Dove, per “oggettivo”, si intende qualcosa che faccia riferimento ad un linguaggio comune, condiviso, riconoscibile e riproducibile da chiunque, non soggetto ad interpretazioni (le tecniche sono interpretabili a meno che non siano stravolte in professioni di fede. A quel punto diventano cazzate)

A questo punto Catone schizza fuori dalle nebbie del trip grazie all’azione combinata di Narcan e calci nel sedere.
Howard Thomas Odum.
Non credo che abbia neanche mai fatto un orto in vita sua. Ma non è grave.
In ogni caso, Odum, ha prodotto un buon punto di partenza per la creazione di un vocabolario comune. Base necessaria e fondamentale per generare una reale rivoluzione agraria. Non i vari remix che le migliori menti agrarie degli ultimi 7000 anni sono riusciti a produrre seguendo il giro di basso della buona Martha Stewart (per chi non cogliesse la citazione a Martha vada a rileggere le puntate precedenti 1 e 2)
Per intenderci. La tecnologia OGM o le biotecnologie da marketing in generale non sono e non possono essere una rivoluzione proprio perché non sono un vocabolario.
GATTACA non è un vocabolario… è un’alfabeto! O un discreto film di fantascienza.
C’avete mai provato a fare una rivoluzione solo con un’alfabeto?
Combattente per la libertà n°1 – bwuevgw edcyc jjjol!
Combattente per la libertà n°2 – Cosa?
Combattente per la libertà n°1 – AFHGJJJ!
Combattente per la libertà n°2 – Eh?!
Combattente per la libertà n°1 – NLIJSWUE!!!!
Combattente per la libertà n°2 – ‘fanculo va!
Fine della rivoluzione.

Odum applica un approcio differente.
Al contrario del babbione studente di Zen che guarda il dito invece della luna, cosa che capita agli studenti Zen quando non sono intenti ad ascoltare il suono di una mano sola.
Odum si concentra sulla luna che, nel suo caso, sono le energie che percorrono, si consumano, si accumulano, girano e danzano in un dato Sistema.
Qui potete prendete come esempio laboratoriale il vostro orto, campo, aiuola di – saranno – tulipani, bio-regione.

Ragazzi, qui siamo alla preistoria della permacultura… Bill Mollison sta ancora facendo il tagliaboschi in Tasmania e Holmgren scava enormi swale nella sabbiera della scuola creando gravi incidenti con le maestre ed i compagni.

Attraverso il vocabolario energetico creato da Odum (battezzato – sigh – energese) siamo in grado di mappare i flussi di energia (economica, fisica, chimica ecc… ecc…) di un dato sistema, le dispersioni, gli accumuli e quant’altro. Proprio come se l’ambiente che ci circonda fosse un circuito elettrico.
Lui l’ha fatto e, negli anni seguenti, milioni di altri simpatici soloni e, provate un po’ ad indovinare? Qual’è il sistema che ha il miglior rapporto energia impiegata – energia resa (detto anche EROEI)?
Bof! Mettiamola così: i sistemi naturali – boschi foreste ecc… – fanno sembrare il nostro sistema agricolo un immenso costosissimo trabiccolo in grado di accendere per 10 minuti un’abat-jour grazie alla spinta congiunta di 60.000 criceti inzuppati nel Gatorade(tm).

Punto.

Diagramma di un ecosistema generico secondo Odum

Proviamo ad indovinare: quante progettazioni agrarie-agricole vengono fatte tenendo in considerazione questi dati?
Quando ho provato a porre questa domanda a Biella avevo già perso il 99% dell’uditorio da un pezzo ma, essendo una domanda retorica, per non farmi sentire solo soletto nel fascio del videoproiettore, qualcuno ha azzardato un “nessuno?”. Boh? Non lo so. Magari qualcuno l’ha fatto ma, apparentemente, non abbastanza visto che i campi vengono utilizzati per impiantare enormi parchi fotovoltaici…
Ok. Studiate Odum.
No. Non vi servirà per fare l’orto.
Vi servirà per vivere. Per avere una griglia che, vagamente, vi permetta di comprendere la complessità di un sistema, quello naturale, che non sarebbe altrimenti leggibile se non attraverso i frazionamenti successivi di un ottica riduttivista oppure attraverso un’onanistica forma di etica spirituale.
La gramigna mi sommerge. Diserbo.
Oppure.
Il pomodoro è bruttino. Bagno solo in giorni di aria e concimo con cenere di finferlo.
Non è così semplice. Non lo è mai.
Ma potete comunque darvi alla biodinamica o a qualsiasi altra pratica senza porvi troppe domande.
Paris Hilton è con voi.

Oh! Se vi aspettate delle risposte da questa mia delirante esposizione: dimenticatevele.
Non ho risposte per me, figurarsi se ne ho da distribuire in giro… sono un cialtrone mica per niente…
Prendete le suggestione e cercate le risposte. Il primo che arriva dia un colpo di telefono agli altri.
Grazie.

Questa in realtà la devo ad una chiacchierata con Massimo Ippolito.
Non sempre ci si pensa ma qualsiasi forma di energia (e materia in quanto energia potenziale) presente in circolazione è solo un sottoprodotto dell’energia solare. E le piante sono le uniche cose che riescono ad elaborare quest’energia al 100%.
Quando me l’ha detto m’è sembrato assolutamente ovvio. Un po’ come i tagli nelle tele di Fontana, ovvi ma non scontati. (Non amo Fontana ma passatemi l’esempio)

Bene. Odum crea il suo simpatico energese (io non posso credere che si possa inventare un nome meno “spendibile” di questo. Ma un po’ di marketing sociale sulle materie scientifiche? No, così, giusto per rendere la vita un po’ più semplice a Piero Angela che c’ha anche una certa età…).
Ora. Se ce lo studiamo e lo adottiamo durante le discussioni saremo in grado di comprenderci attraverso un vocabolario comune. Basato, per quel che ci riguarda, sull’unica costante di cui disponiamo: l’energia del sole.

Come creare da un vocabolario, da singole parole una grammatica che ci permetta di interfacciarci con la nostra principale fonte di energia, l’agricoltura, senza consumare inevitabilmente buona parte dell’accumulo energetico svolto dalla Terra in milioni di anni? (si, ci sono anche quelli convinti che si possa vivere solo grazie all’assorbimento da parte del nostro organismo dei raggi solari… ma queste, quando si diffondono, si chiamano “disfunzioni alimentari”)

Io, per quel che mi riguarda, farei un salto indietro.
Non tanto nel tempo, quanto nei post.

Speravo di aver finito ma mi sa che va ancora per le lunghe.
Qualcuno regge ancora una puntata?
No.
Vabbè… allora me la brucio così… in due parole, poi fatene voi cosa vi pare.

Il nostro compito è progettare una produzione energetica alimentare (per noi stessi, per i vicini di casa, per il Gas di San Pietro Montalcina, per diventare ricchi come dei cresi incassando sovvenzioni paurose sullo zucchero di barbabietola… no. Questo no. Scusate.).
Quindi, mi appellerei a chi ha creato una grammatica della progettazione. Un sistema sintattico per progettare che tenesse in considerazione il Tutto: Cristopher Alexander.
Si, vabbè, ma noi dobbiamo coltivare, mica decidere dove vanno le finestre di casa. Direte voi. Si, è vero.
Ma provate ad inserire i tasselli di Odum, un po’ di biologia, un po’ di ecologia, un po’ di scienza agraria ed il bagaglio di tecniche e competenze che la buona Martha ha impostato e a riformularli in un “Pattern Language” agricolo.

Et Voilà.

via Ethan Roland di Appleseed Permaculture

La rivoluzione.

Sembra assurdo?
Non cosi tanto. C’è chi lo fa.
Ancora in maniera sperimentale, partendo da microsistemi noti. Ma funziona.
Qualche agrario si rende disponibile?

06
Nov
10

Io non mi occupo di attualità…

Ho degli amici che lo sanno fare meglio di me… ma che preferiscono rimanere nell’ombra 🙂

Lettera Aperta del Museo Emblema di Terzigno: Se la discarica si farà, con questi presupposti, il Museo Emblema è costretto a chiudere ed a sportarsi.

Una Lettera aperta dagli eredi dell’ artista Salvatore Emblema, che da dieci anni portano avanti a Terzigno il primo Museo campano dedicato alla didattica dell’arte contemporanea.

Gentili Amici Giornalisti,
E chiunque le mie parole riescano a raggiungere,

Sono Emanuele Leone Emblema, qualcuno di voi ha conosciuto il mio nome solo in questi ultimi giorni di protesta a Terzigno. Vi ho passato foto e comunicati stampa in accordo con i gruppi civici che si oppongono alla discarica. Mie le foto del primo autocompattatore bruciato (le più pubblicate) mie quelle di alcuni scontri (assai pubblicate anch’esse) e sopratutto mie quelle della protesta pacifica fatta da mamme, bambini ed anziani inermi ( che praticamente sono state ignorate da tutti).

In realtà non sono un fotografo, né tantomeno un giornalista di professione. Sono uno storico dell’arte e curatore del Museo Emblema, la struttura che la mia famiglia gestisce da ormai dieci anni qui a Terzigno. Il Nostro è un museo d’arte contamporanea che porta il Nome di Salvatore Emblema, mio nonno, un artista di fama internazionale, che qualcuno di voi probabilmente, avrà studiato al liceo, sui libri di Giulio Carlo Argan, o visto all’ultima Biennale di Venezia. Ma è un museo particolare, il nostro, perché la sua finalità, per statuto, è l’insegnamento dell’arte contemporanea e delle sue immense possibilità espressive, proprio a quelle persone che l’arte contemporanea ed i suoi vernissage e le sue fiere e biennali non le frequentano mai: i Bambini. Siamo un museo didattico infatti, che come compito specifico, oltre alle visite guidate ed i laboratori pratici, ha l’insegnamento del concetto di Trasparenza. La Trasparenza è stata infatti, il fattore fondante nell’arte di mio Nonno. Ma la trasparenza noi qui al museo Emblema la intendiamo non solo come valore artistico ed estetico, ma la insegniamo come fatto di vita, di interazione con l’altro, come modello di comportamento. Trasparenza come sinonimo di verità e di sincerità.

Che qui a Terzigno, nonostante anche i nostri sforzi, la Trasparenza latiti da anni, è fatto risaputo. Ma dopo gli ultimi sviluppi sulla faccenda delle discariche la Trasparenza sembra una lettera definitivamente morta per questo paese. Dov’è la trasparenza nelle decisioni del Governo a riguardo della discarica Sari e della Vitiello e nella loro gestione? Cosa c’è di trasparente nel dedalo di rapporti e responsabilità tra amministrazioni locali, governo e forze dell’ordine. E nell’informazione spesso distorta che si sta dando delle giornate di protesta qui a Terzigno? Dov’è la trasparenza nei documenti (assicurazioni e bolli di trasporto) che gli autocompattarori dell’ azienda Asìa presentavano alla polizia locale. Dov’è la trasparenza sulla discarica e su i personaggi che la mandano avanti? Perché questa cava/discarica non si può vedere. E perché, infine, è stato posto il vincolo di zona militare ( con tutte le opacità e limitazioni che questo provvedimento comporta) in un territorio che fino a prova contraria doveva essere un paradiso per escursionisti, turisti e vignaioli? Cosa c’è qui a Terzigno : Trasparenza o Opacità? Noi, per formazione familiare e per credo culturale siamo dalla parte della trasparenza. Ed abbiamo cercato di formare in questo valore, ormai quasi una generazione di giovani cittadini campani, che ci hanno visitato qui a Terzigno e che hanno accolto il nostro staff per i laboratori presso le loro scuole.

Ed è proprio perché questa faccenda delle discariche, è tutt’altro che trasparente, che soffriamo questa situazione come una ferita che pregiudica la nostra stessa esistenza.

Una ferita che, se lo stato di cose persiste e continueranno a dare spiegazioni balbettanti e propagandistiche sulla soluzione del problema, ci debiliterà al punto da costringerci a chiudere il Museo Emblema, che è ad oggi uno dei pochi vanti di questo territorio dissestato e naturalmente la sola ed unica realtà museale della zona. Questa discarica (parlo della seconda ma non fa eccezione la prima che è tutta da bonificare) al Museo Emblema, non porta un danno di ordine economico. Sia Chiaro. La nostra struttura si visita gratuitamente, e si finanzia essenzialmente per gli sforzi degli eredi dell’artista. Questa Discarica e sopratutto i suoi scellerati amministratori e gestori, portano al Museo un vulnus che è di ordine morale, territoriale e di utenza.

Morale perché Oppongono Opacità e Mistificazione al nostro messaggio di Trasparenza e Sincerità.

Territoriale perché sottraggono spazio vitale al Parco Nazionale del Vesuvio, ai misconosciuti ma eccezionali scavi archeologici di Terzigno e a tutti quei tentativi di riabilitazione ambientale e turistica che hanno promesso a questo territorio.

Ed infine di Utenza, perché nonostante si tacciano i dati pubblicati sulle maggiori riviste mediche, questa discarica e i suoi rifiuti, la cui natura non è mai stata completamente appurata, uccide la popolazione. E quando non la uccide la ammala e la consuma progressivamente. Ed a morire ed a consumarsi sono sopratutto quei giovani e quei bambini senza i quali un museo a vocazione didattica e territoriale, come il nostro, non ha ragione d’esistere. Lo stesso Salvatore Emblema è morto nel 2006 per una leucemia. Ed è stato nei giorni della sua morte che abbiamo conosciuto il dolore che tante altre famiglie della nostra zona hanno conosciuto. Quando si andava nei reparti oncologici degli ospedali napoletani, sembrava di stare nella piazza del paese, perché riconoscevi quell’amico, o quel parente, o qualche vicino di casa.

A queste condizioni, in questo ambiente, con queste persone che calano sulla nostra città come lanzichenecchi ripuliti, Il Museo Emblema non può esistere.

Non voglio negare che la situazione fosse, per il Museo, già difficile prima che questa crisi scoppiasse violenta come lo è oggi. L’amministrazione locale non ci ha mai avuto tra le sue priorità, così come ci è stato difficile intessere rapporti con gli altri enti locali. Ma lo abbiamo accettato e compreso. Perché l’arte, lo sappiamo bene, deve venire necessariamente dopo le fogne e la disoccupazione. Anche se poi qui, non si è aiutata concretamente né l’arte né le soluzioni per altre e più impellenti problematiche.
Quello che però ci teneva ancorati a questa terra di opachi, piccoli faccendieri, era la gente. Gente che forse più di chiunque altra comunità, aveva bisogno dell’arte, della cultura e della trasparenza. Ma la gente qui in questa terra -e sono voci che ho raccolto nei presidi, parlando con i bambini e con le mamme che avevo conosciuto nelle scuole della zona- non ci vede più un futuro. I ragazzi se ne vogliono andare appena possibile. Spinti dalle loro stesse mamme, quelle stesse mamme che voi avete, non a torto, ribattezzato vulcaniche.
Perché ormai è morta, con questa discarica, ogni speranza, legata alla rinascita di una Terzigno fatta di attività legate al turismo enogastronomico, archeologico, naturalistico e culturale. Sono anni che il Museo Emblema e tutte le iniziative ad esso collegate, ricevono offerte da piccoli comuni del centro-nord Italia che si dichiarano disposti a fornire una sede prestigiosa e tutto l’appoggio istituzionale. E nonstante tutto abbiamo sempre tentennato, rifiutato, fino al limite del masochismo. Ma se la gente a cui teniamo, se i ragazzi ed i bambini che vogliamo contribuire ad educare vanno via, se il sud tornerà ad essere terra di emigranti non dovrebbe essere emigrante pure il Museo Emblema? Che ci rimaniamo a fare noi qua? Rimaniamo per educare i poliziotti ed i soldati? Fosse solo per loro, varrebbe pure la pena di restare. Fatto è, che questi giovani militari qui, sono anime di passaggio. Ed andranno via quando i superiori glielo ordineranno. E andranno via i giornalisti, e pure Bertolaso e Protezione Civile andranno via, quando anche questa “MISSIONE MEDIATICA” sarà compiuta. E sarà allora che qui non rimarrà più nulla. Nemmeno la speranza.

Scrivo questa lettera troppo lunga perché è uno sfogo e una testimonianza assieme, perché credo che sia giusto che si tengano a mente anche queste mie parole quando si pensa a Terzigno, alle sue discariche e a tutta quella gente che qui si batte, non solo perché non vuole un immondezzaio dietro casa, ma perché chiede innanzitutto verità, trasparenza e la possibilità di decidere del proprio futuro. Nel bene comune.

Noi, ovviamente, come Museo Emblema porteremo avanti tutti gli impegni già presi con gli enti locali, con le scuole e con le comunità locali. Allo scadere di questi impegni, se la situazione sarà quella che in questi giorni si prospetta, fate conto che il Museo non c’è più, perché alla Trasparenza dell’acqua si sarà ostinatamente preferito l’opacità nera del percolato.

Ringrazio ognuno che voglia dare a queste parole un po’ di visibilità.

12
Ott
10

Prendete le vostre pillole ed indossate il casco.

Me ne sto qui a fare il Maggiore Tom.
Il mondo gira, accumulando dati, foto, libri, mail ed informazioni sulla mia scrivania.
Intanto galleggio indaffarato intorno alla mia personale Space Oddity.

L’ultima volta che ho visto Nicolò c’era un tempo di merda. Quantomeno per il lavoro che si era prefissato di fare.
Nicolò è uno scrittore per immagini. Sta cercando di scrivere una storia complessa, variegata ed arzigogolata districandosi tra personali barattoli di latta e costellazioni di individui.
Soprattutto, Nicolò è un mio socio.
Siamo entrambi tesserati SPIAZZI (lui praticante, io… non troppo).

Oltre al tempo di merda andrebbero menzionati alcuni incidenti in cui l’ignaro Nicolò si fece trascinare dal sottoscritto. Uno di questi coinvolgeva una visita a Massimo ed al cantiere KiteGen. Un altro, il mancato ritrovamento di alcuni pezzi del microfono dopo una visita a Lessolo alla Comunità dei Carmelitani (le peculiarità pedo-climatiche di Lessolo ricordano terribilmente la zona del Lake District…)

Spiazzi al KiteGen

Ground Control, sto divagando…

Nicolò sta costruendo dei taccuini con i pezzi dei materiali che sta accumulando.
Il primo comporta, ovviamente, la nostra Alma Mater: SpiazziVerdi.
Io orbito. Nicolò mi ricorda com’è il centro gravitazionale.

In realtà… è che, pur essendo dispersi, non comunicativi, disporganizzati, menefreghisti, cialtroni, iperimpegnati, politicamente e filososficamente insostenibili, siamo tanti.
Qualcuno a più fortuna, qualcuno meno, qualcuno è più “rigoroso” e progettuale, qualcuno meno.

Tutto questo anche per dirvi che: se stavate pensando di dedicarvi a qualcos’altro, se non vi dispiace la vita in campagna, i progetti di coabitazione/condivisione e se vi va di partecipare ad un progetto in un posto da urlo… bèh…
A Frassinello Monferrato (AL) un progetto sta partendo e cerca Maggiori Tom che vogliano prendere contatto con una Torre di Controllo diversa.
Potete Contattare :
Anna Sophia Klitzsch
aklitzsch@yahoo.de

22
Set
10

Voi sapete chi siete… (e magari ci si vede a Verona)

Nella buona teoria per cui “shit happens“, un esperimento non troppo riuscito a fatto si che tutto il computer si trasformasse in un groviglio di fili, schede al silicio e altre cose di cui ignoravo l’esistenza e, secondo un amico ben informato, di cui avrei dovuto continuare ad ignorare l’esistenza… ma che gusto ci sarebbe?!

Per farla breve… vi basti sapere che il tutto comportava il tentativo di ampliamento dei banchi di memoria del portatile accorpandogli un tot di schede RAM di un pc da rottamare… il tutto può essere definito senza ombra di dubbio “un fallimento”. (Mentre scrivo approfonditi accertamenti sono condotti per cercare di ripetere l’esperienza in maniera più costruttiva…)

In seguito a questo fallimento tutto il contenuto della posta elettronica e gli indirizzari sono andati persi…. quindi: Se eravate in contatto con me, attendevate una risposta o semplicemente ci tenete a farmi riavere la vostra mail per tenersi in collegamento… scrivetemi a iosononicola@gmail.com

Questo vale per tutti… mentre a “tu sai chi con un VW Westfalia azzurrino volante della polizia simile al mio“: la piantina è la lippia dulcis 😉

Grazie!

Se poi volete fare le cose ben fatte, oltre a scrivere una mail a me potete anche dare un colpo di telefono a Riccardo in quel del Veronese per incontrarci di persona. (che si… la rete è una roba bellina… ma vuoi mettere l’incontrarsi di persona!?)




L’ orto di carta

Diario di bordo ad aggiornamento casuale e saltuario di un cialtrone nell'orto... giocando con il fango, la permacultura, l'agricoltura sinergica in compagnia di William Cobbett, John Seymour, Fukuoka e Kropotkin.

Per Contattarmi:

Aggiornamenti via mail?

Parte della libreria di OrtodiCarta

how to be free manifesto

Pastafarian Blog

Accessi dal 8 aprile 2008:

  • 734,034 hits
Add to Technorati Favorites

Troverò altri sistemi di finanziamento occulto…

Foto di Carta

spina

gorgogliatore

fermentatore

Altre foto

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: