Posts Tagged ‘transition town

01
Mar
11

Economia Ciclica

Infographic: Mgmt Design, courtesy of the National Building Museum

Ok. La teoria è semplice: buona parte dei costi legati all’automobile vanno a finire sparsi per metà del globo terracqueo mentre la maggior parte dei costi legati alla bici rimangono “locali”. Ma non solo.
Chi va in macchina tende ad andare a fare la spesa nei supermercati mentre chi va in bici si accontenta di un salto dal droghiere di tanto in tanto.
La Transizione viaggia in bici? Sicuramente si.
Dopo i laboratori sul pane, sull’alimentazione, sull’orto, i laboratori sulla riparazione delle bici?
Mi sa che ci hanno già pensato… ma magari no…

L’articolo completo di GRIST lo trovate qui.

ps.- Questo breve post è stato offerto dal comune di Ivrea e dalla sua connessione WIFI democraticamente aperta a tutti per 2 ore al giorno e dalla biblioteca comunale che mi offre un caldo riparo nelle giornate in cui è ridicolo accanirsi contro se stessi e contro il vento freddo.

06
Mag
10

Mollemente umidi arriveremo a Giugno

Quattro giorni di pioggia e vento mi stanno quasi facendo fare pace con il non essere alle prese con semine e trapianti.
L’orto che abbiamo aiutato a nascere a Casa Ubaga mi ha permesso di rimettere le mani nella terra (anche se va detto: con una marea di sassi… i tondini sono stati piazzati esaurendo in breve tempo tutto il repertorio di bestemmie del piemonte, della liguria, della campania, dell’umbria e della toscana…).
Che poi uno dice: “mi faccio l’orto sinergico così poi non lavoro più la terra… le piante si riseminano da sole. Creo un bell’ecosistema che minimizzi la necessità degli input…”
E poi si trova ad aver voglia di farne un’altro. E un’altro. E un’altro.

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Intanto, adesso, sono a casa a guardare la pioggia dalla finestra.
Mi coccolo con un caffè caldo assumendo la classica postura del dandy decadente di campagna: mollemente appoggiato allo stipite della porta mentre guardo, attraverso il vapore del tazzone, la campagna appena rasa al suolo assieme ad una 50 di fuchi dell’arnia da un’energica spazzata di RoundUp data dal vicino… Questo incrina un po’ il delicato gusto melanconico che stavo cercando di creare con rivoli di bile inacidita.
Mi consolo pensando che ci stiamo organizzando per il trasloco e riassumo la postura melanconica.

Guardo verso il pollaio. L’immagine filtrata da una sottile e persistente cortina di acqua degna del Devonshire mi rimanda un paio di palle nere che rimbalzano su e giù in una nuvola di penne nere. Definitivamente non c’è nessun rispetto per la mia postura da annoiato gentleman di campagna.
Mi lancio sotto la pioggia a dividere la gallina nera dalla faraona (ipoteticamente maschio… quindi un faraone). Sto carognone ha scoperto un paio di settimane fa che quella che lui pensava essere una sua sorella è invece una grassa pollastra… lo shock è stato troppo e lui si è trasformato in un serial killer. A poco valgono le rimostranze del gallo che, grosso la metà del maniaco omicida, scappa subito a gambe levate… Li separo ed isolo le faraone in un’altra zona del giardino. Appunto per me stesso: nella prossima casa recintare l’orto, costruire un pollaio ad arca per le galline e nidi sugli alberi per le faraone invece di recintare le galline e le faraone… che se la smazzino libere per i campi…

Torno in casa avendo definitivamente perso “l’attimo”… più che un annoiato Oblomov sembro Rambo appena sorto dal fango della palude (non si capisce perchè Rambo abbia una giacca da camera in questa mia personale versione, ma tant’è…)
Torno al computer a cercare di preparare un po’ di materiale per il proseguo dell’ “OrtodiCarta Summer Tour” che sta entrando nella fase calda (poi ci si darà una calmata visto che saremo alle prese con il nuovo campo di gioco).

Il programma prevede:
9 maggio
“Università del Saper Fare” – Laboratorio di Agricoltura Urbana (Rizomi)
15 maggio mattina
“Food Express” – Programma di Elena Pugliese su RadioFlash
15 maggio alle ore 15.00
“Centro Studi Sereno Regis” – Conferenza sull’Agricoltura Sinergica (Kanbio) a seguire aperitivo “degli orti”
20 maggio
“Casa del Bosco in Collina” – Intervento all’interno del corso di Permacultura di 72h (Saviana Parodi – Stefano Soldati)
21 maggio
Carpi in Transizione – passo da quelle parti a trovare degli amici sulla strada per Monteveglio e s’approfitta per confrontarsi un po’
22 – 23 maggio
Monteveglio in Transizione – Laboratorio “Facciamo un orto”
28 – 29 – 30 maggio
Carimate in Transizione – Laboratorio “Facciamo un orto”

…a giugno ci sono ancora paio di appuntamenti Torinesi e poi basta…
Nel frattempo avrò lavato e stirato la giacca da camera ma temo che sarà già ora della canotta e le infradito…

PS. – per chi si chiedesse perché infesto il mondo con la mia presenza:

Coltivare
/kolti’vare/ o cultivare v. tr. 1 Lavorare il terreno affinchè produca piante, frutti. 3 Esercitare, educare, formare. 4 Nutrire un pensiero, fomentare una passione.
(il Nuovo Zingarelli)

…a me basta.

26
Gen
10

A Pattern Language

Per chi si fosse perso delle puntate stiamo cercando un nuovo luogo dove trasportare il nostro carrozzone circense di esistenzialità pittorescamente confuse.
Il gioco è complesso. Prevede la mediazione di mille idee e centinai di riferimenti; miriadi di aspettative e di obbiettivi comuni e/o personali.
E siamo solo in due adulti.
Tu pensa se fossimo un gruppo che decide di colonizzare un vecchio borgo o alcune famiglie che decidono di lavorare per modificare il paese in cui vivono (vi vengono in mente degli esempi?…)

Gli schemi di riferimento potrebbero sovrapporsi creando una ricchezza enorme, a crescita esponenziale. Spesso quest’eccesso, positivo, di stimoli potrebbe avere delle controindicazioni. Controindicazioni che si potrebbero presentare come incomprensioni (diciamo la stessa cosa ma non condividiamo un vocabolario comune), staticità e conseguente “morte termica” (una sorta di sindrome di Standhal per eccesso di idee) , mediazioni al ribasso (alla ricerca di un terreno comune le idee vengono progressivamente abbandonate alla ricerca di un minimo comune) o più o meno palesi imposizioni di idee dominanti.
La progettazione condivisa, anche in una coppia, non è robetta…

Una delle basi di una progettazione di gruppo (o di coppia) è la condivisione di un vocabolario che permetta a tutti di assegnare il medesimo significato alle parole ed alla realtà che si sta andando a creare.

Nelle progettazioni in Permacultura si pone molta enfasi sui “pattern” che dovrebbero andare a generare il vocabolario della progetto che si vuole sviluppare.
I pattern sono forme, archetipi, modelli naturali con cui generare un sistema che sia il più prossimo possibile alle caratteristiche di un ambiente ecologico, che di quest’ultimo condivida la stabilità e la rigenerabilità.
Questi pattern andranno poi compenetrati in una progettazione a zone e settori… una cosa non immediatamente comprensibile in effetti… soprattutto tenuto conto che, tra gli attori con cui stiamo progettando, è compreso quello meno loquace ma più significativo di tutti: la natura stessa.

Ma esistono pattern più elementari anche se, e forse proprio per quello, meno naturali. Sono i pattern con cui si creano le comunità di uomini e donne, i pattern con cui in queste comunità (che siano ecovillaggi, paesi dell’hinterland comasco o zone di espansione metropolitane) realizzano spazi comuni e spazi privati.

Nel 1977 l’architetto Christopher Alexander pubblicò “A Pattern Language”, ancora oggi uno dei best seller di architettura.
“A Pattern Language” è la raccolta di 253 pattern componibili liberamente all’interno di una progettazione. Che il vostro obiettivo sia la creazione di una nuova regione geografica, di una città o del bagno di casa, seguendo in maniera interattiva i pattern chiunque, anche non in possesso degli strumenti di conoscenza “formali”, è in grado di partecipare alla creazione attiva che porterà all’opera compiuta. O nei pressi.
Le istruzioni per utilizzare “A Pattern Laguage” sono elementari, architetti, ingegneri, geometri svolgono funzioni puramente maieutiche (sempre che siano in grado di farlo…) mentre è il gruppo che crea un suo linguaggio e, con esso, il proprio spazio vitale.

“A Pattern Language” è online utilizzabile da chiunque (amministratori comunali compresi).

Non è la stele di Rosetta.
Non è la pietra filosofale.
E’ un metodo aperto.
Un vocabolario per facilitare la creazione di una grammatica del vivere.
Fatene buon uso.

AGGIORNAMENTO: Come giustamente mi fa notare Medo, l’accesso a “A Pattern Language” commporta una sottoscrizione di 5$ (che poi non è molto tenuto conto di come sta il dollaro…) Sottoscrizione che da l’accesso al work in progress portato avanti da Alexander et. al.
Altro sito interessante collegato a “A Pattern Language” e quello di “Building a living neighborhoods” dove il sistema viene ampiamente descritto e c’è parecchio materiale… scusate.

13
Set
09

Una Fattoria per il futuro parte 1 di 6

Per voi che c’avete una bella connessione solida è potete godervi i documetari della BBC sanamente sottotitolati in italiano …
(Grazie Anna per la segnalazione e Dario per il supporto alla sottotitolazione)

Le altre 5 puntate le trovate qui

21
Lug
09

Città fruttificate

Si sa… sono strano a vedersi, vado in giro con dei vestiti buttati addosso e, tendenzialmente, con delle strane pettinature… mi faccio la barba ma non troppo spesso… E si sa, ho un mezzo flirt con il concetto di “Transizione”.

Nel senso… non che mi dispiaccia l’idea di isolarmi dal mondo cercando rifugio tra i miei simili (anche se di opossum qui se ne trovano pochi) o darmi all’eremitaggio.
Stimo ed apprezzo realtà come gli elfi piuttosto che le varie comuni e/o ecovillaggi che siano ma, da buon opossum, li trovo un po’ scontati.

Fermi. Non mi picchiate.

Scontati nel senso di “ovvi” (sto aggravando la mia posizione? Forse…).
Cioè, io trovo altri 5, 6, 20 opossum con cui condivido ideali, filosofie, pratiche… ci mettiamo tutti insieme e facciamo ciò che ci pare lontano dagli altri. A scelta, questo “ci pare” lo condividiamo o meno con il mondo esterno. Così com’è o mediato da filtri socio-economici… come enclave chiusa o come nucleo “rivoluzionario”, come riserva indiana o come fucina di diversità esportabile…
Va tutto bene… ma mi ha sempre dato l’impressione di essere un po’ “facile” (ovvio che non lo è… già solo trovare altri 3 opossum è un gran casino… condividere con loro l’esistenza, pure…)

Nella “Transizione” io ci vedo qualcosa di un po’ diverso.
Ci vedo l’opossum che si trova a dover fare i conti con il fatto che il suo territorio è uno schifo.
Seriamente, è un vero schifo. Ci sono pecore, cinghiali, tapiri ed un paio di condor. Sulla base di questo, l’opossum, non cerca una mediazione, un punto x in cui tutti abbiano perso qualcosa di se in favore di un bene “collettivo”. L’opossum inventa un “collettivo” diverso. Uno in cui le regole, gli immaginari, le aspettative e le responsabilità siano diverse.
Non cerca una nuova foresta dove andare a stare, ma ricolora quella in cui è (che di foresta ha ben poco in prima istanza) uscendo (possibilmente non da solo che sennò rimane nell’alveo delle masturbazioni mentali*) dal meccanismo dello scontato. Che poi, in definitiva, è quello che frega un po’ tutti…

Si dà per scontato che un sistema (il condominio, il paese, la città…) funzionino in un determinato modo e che non possano cambiare. A quello ci si uniforma o si combatte facendo la pipì (idem*) tutti i giorni sulla siepe del vicino per portarla ad uno stress da eccesso di azoto…
In realtà, i sistemi sono ormai così vecchi e “disorganizzati” che (riuscendo a prenderne un minimo le distanze e con un po’ di fantasia) lasciano intravvedere centinaia di “nicchie” da colorare, immaginare… occupare.

Un esempio?
Sheffield, inghilterra.
Non è un posticino idilliaco… sono 516.000 abitanti circa e la città è nota per le acciaierie (avete presente le posate in acciaio?… ecco, loro… no, non vi sto dicendo di comprare una lama di Sheffild da usare sul vicino…).
La prima pagina del giornale locale di oggi riporta la notizia di una ragazzina di 15 anni ripetutamente violentata… insomma: un posto come un altro, scegliete voi una città medio-grande italiana e la differenza è data dalla qualità della pizza e della birra…
Bene… a Sheffield il gruppo spontaneo Grow Sheffield (collegato al gruppo Transition Sheffield) da anni pratica una sorta di Guerrilla Canning vagolando per gli alberi della città e raccogliendo tutta la frutta che trovano per poi redistribuirla, trasformarla in conserve o compost per gli orti.
L’organizzazione è di una precisione militaresca ed il seguito notevole. (con militaresca si intende il militaresco di “Operazione Sottoveste”…)
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Ora, se ne sono usciti anche con il manuale su come esportare il progetto (se non masticate l’inglese… guardate le figure: l’illustratrice ha fatto uno splendido lavoro!)

Rimanendo in tema di pubblicazioni sulla produzione alimentare in Transizione:
Transition Totnes ha realizzato la pubblicazione di un’approfondito studio dal titolo “Può Totnes produrre il proprio cibo?
E, con colpevole ritardo comunico che, Transition Italia ha tradotto l’ottimo testo “Food and Farming Transition: Toward a Post-Carbon Food System” del Post Carbon Institute.

Cambiando quasi discorso… quando il nichilismo tocca la devoluzione (sempre più convinto che sia una definizione veramente pessima…).
Sinceramente… sono convinto che così come “Il progresso non nasce da quelli che si alzano presto – il progresso si genera grazie a persone pigre che cercano modi diversi per fare le cose” (Robert Heinlein) buona parte delle energie di cambiamento non vengano dall’ottimismo e dalle “energie positive” quanto dall’essere un’opossum incazzato e creativo!

18
Apr
09

…Nel frattempo…

Mentre io mi destreggio tra semine, trapianti, pollai mobili e fissi, arnie warrè, il vetiver e l’osservazione estatica delle nuvole di passaggio…
Terranauta” pubblica un’altro articolo scritto da me e a Monteveglio si da fuoco alle polveri e si realizzano orti quà e .
Il “viral gardening” prosegue…
sdc10395

19
Feb
09

Hit the road jack…

Sto organizzando le scartoffie, i cd, i libri e le idee.
Domani mi metterò in viaggio per Granarolo dove Sabato e Domenica mi incontrerò con i transizionisti di quei luoghi per discettare amabilmente di “quanti angeli possono coltivare la cruna di un ago” come correlato all’incontro a Monteviglio con Maria Luisa Bisognin dell’Accademia Italiana di Permacultura
…io sarò quello nascosto sul fondo della sala con naso e baffi finti. 😀

Per chi è in zona Bologna e vuole partecipare i contatti sono:
Marco e Daria per la mia “infiltrazione”
Monteviglio Città di Transizione per la sede ufficiale ed il red carpet

Qui il link se avete bisogno di un passaggio… io, il mio, me lo sono già procurato!

…le api dovranno aspettare un’attimo…




L’ orto di carta

Diario di bordo ad aggiornamento casuale e saltuario di un cialtrone nell'orto... giocando con il fango, la permacultura, l'agricoltura sinergica in compagnia di William Cobbett, John Seymour, Fukuoka e Kropotkin.

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