Posts Tagged ‘pacciamatura

16
Mar
09

tutta l’eleganza del nero

tutta-leleganza-del-nero
Biochar.
E’ divertente come gli anglosassoni siano in grado, all’orecchio italiano, di parlare una lingua fatta di marchi, loghi e slogan.
Biochar.
Cioè, dai, è bello. C’ha ‘sto bio davanti che fa subito “tecnologia appropriata”. Ti catapulta subito in un mondo di tecnici dal volto umano. Chimici sensibili ed ingegneri con le Birkenstock… è bello.
E se n’è accorta anche la stampa italiana… con un po’ di ritardo… ma se n’è accorta.
Il ché, di per sé, è un bene. Sono convinto che il biochar abbia delle grandi possibilità se applicato ed utilizzato nella maniera adeguata, anche se nella mia visione ci vorrebbe prima una profonda riforma agraria e culturale… ma mica si può volere tutto.

Il biochar ha tutte le caratteristiche per essere un buon “pezzo” per i media: archeologia alla “Indiana Jones” lungo le sponde del Rio delle Amazzoni, Deep Ecology, paroloni come pirolisi e biomasse… insomma, si vende facile! E qui, mi casca l’asino…
Il passo dalla comunicazione alla produzione massiccia, industriale, può essere estremamente breve. Se una cosa si comunica facilmente, se ha delle caratteristiche di fascinazione, metà del lavoro di marketing è già fatto e qualcuno abboccherà…

Non ho nessuna intenzione di ricominciare con i pipponi sul biochar, per quelli vi rimando alla traduzione che avevo fatto qui ed al sito originale (che viene costantemente aggiornato a differenza della mia traduzione!).
Ma… questo l’ho fatto io in giardino… nessuno si è fatto male (neanche il bimbo di 3 anni che mi gravita costantemente tra le ginocchia), il tutto è costato veramente poco, io non sono un ingegnere ne il più sopraffino degli artigiani e c’ho messo poco più di un paio di giorni ma, cosa più importante, su scala “casalinga” è assolutamente sostenibile!

BIOCHAR CASALINGO
Uno step by step (o quasi) raffazzonato alla bene meglio… se non si capisce, sono disponibile per chiarimenti
bidone

In primis ho dovuto “riciclare” la buona vecchia Teiera per il Compost Tea.
Per l’occasione è stata leggermente modificata. E’ stata tolta la pompa e chiusi i buchi da cui si diramavano tubi e tubetti ed è stata sostituita con un areatore da acquario (la bellezza di 9€), quest’ultimo ha l’indubbio vantaggio di non intasarsi tutte le volte e richiedere meno manutenzione…
compostbubbler

Messo il saccone (in questo caso ho utilizzato uno dei sacchi per alimenti usati per il mangime per polli… ma volendo essere più naturali si possono usare quelli di juta…) ho aggiunto due cucchiaiate di zucchero di canna. Qualcuno uso il miele ma, essendo un’antibiotico naturale c’è chi dice possa creare dei problemi allo sviluppo dei microrganismi
mielezucchero1

Dopo 48 ore, alla comparsa della schiumetta superficiale, ho messo in immersione il carbone, recuperato un po’ da Carlo (che si è costruito un Adam retort in giardino!), un po’ dai miei esperimenti casalinghi…
carbone

Altre 24 ore et voilà! Biochar!
inoculo

Cercando di inserire il più possibile il biochar nelle pratiche di agricoltura sinergica ho deciso di non lavorarlo nel terreno ma provare ad utilizzarlo come pacciamatura.
pacciamatura

In questo modo dovrei ottenere una serie di vantaggi.
Primo vantaggio: il carbone è meno deperibile (si parla di centinaia di anni…) della paglia riducendo la necessità di materiale vegetale per le coperture permanenti… e ci penseranno i lombrichi a lavorarlo nel terreno… Se funzionasse potrei ridurre la necessità di “importare” paglia non sempre di provenienza certa (hai voglia fare il fighetto cercando di pacciamare con paglia bio!!)
Secondo vantaggio: Secondo Folke Gunther la pacciamatura a carbone serve come deterrente per le lumache… cosa non disprezzabile visto che si stanno svegliando e hanno una fame maledetta!!

Ok… ho fatto il mio bel post per cavalcare l’onda dei media italiani sul biochar
Adesso posso tornare ad occuparmi delle api… vera ossessione del momento.
Tra un anno si sveglieranno sull’apicoltura naturale e non voglio farmi trovare a “brache calate” 😉

Qui tutte le cose che ho scritto con tag biochar (grazie equipaje!)
Qui il ripescaggio di un ripescaggio sul Compost tea

11
Set
08

gli appunti di emilia h. n°5

Doveva capitare prima o poi.
E’ cascato il collegamento GPRS col satellite di cartone. Chiedo venia a tutti, datemi qualche giorno e dovrei sistemare la cosa.

Voi intanto potete dare un’occhiata agli appunti di Emilia Hazelip su come coltivare i topinambur (che qua sono in completa fioritura) e la consolida.
Qui la traduzione, sotto gli originali.
Oppure potete sfruttare l’ampio spazio dei commenti per ciappettare allegramente tra di voi… io ci sono e non ci sono, fate come a casa vostra ma non mettete i piedi sul tavolo.

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Se delle mie farneticazioni vi interessa poco o punto (e come vi capisco…) ma trovate entusiasmanti i simpatici figuri che gironzolano tra i commenti (e qui la fauna si fa veramente eterogenea!) abbonatevi al feed dei commenti facendo clik qui

Saluti!
Torno presto.



31
Lug
08

Gli appunti di Emilia H. n°1

Non ho mai avuto il piacere di conoscere Emilia Hazelip. Ho conosciuto gente che l’ha fatto e racconta di montagne di materiale di ricerca ed appunti raccolti da lei in anni ed anni di sperimentazioni e studi… una sorta di eldorado dell’agricoltura sinergica. Una parte di questo materiale è reperibile qui e là.
Quindi, io, non essendo nessuno, invece di mettermi in cattedra mi limiterò a tradurre ciò che si riesce (provate a decifrare la scansione di uno scarabocchio a matita su un foglio a quadretti per metà in inglese e per metà in francese…).

Mentre ci sono vorrei fare una dichiarazione “politica”: a mio parere la divulgazione del sapere non è vendibile… si possono vendere energie (lavoro fisico/intelletuale), tecnologie, oggetti… ma la divulgazione del sapere mica tanto… soprattutto se quel sapere è utile. So già che prima o poi entrerò in contraddizione con ‘sta cosa…

In ogni caso. Si inaugura una nuova rubrica: GLI APPUNTI DI EMILIA.
Prima puntata: La costruzione dei bancali.

Per montare i bancali si deve:

1. Innanzitutto si dovrà preparare il suolo attraverso un’ultima lavorazione, se necessario, e smuovere il terreno senza rivoltarlo. Questo lavoro iniziale potrà essere fatto sia a mano sia a macchina. [n.d.t. Io ho saltato questa parte considerando che sulle dimensioni di un orto per uso personale sarebbe stato sufficiente una leggerissima lavorazione con il forcone da sovescio… fatevi un favore: buttate la vanga!]

2. In caso di suoli molto compattati o che presentino un substrato profondo di compattamento conviene passare prima lavorare il terreno con un aeratore. La profondità di lavorazione sarà determinata dalla linea di accumulo dei sali formatasi conseguentemente alle pesanti lavorazioni agricole che il terreno può aver subito. Per identificare la linea di accumulo scavate un buco profondo 50 cm, il punto in cui il terreno cambia colore è il piano di compattamento e di accumulo dei sali. Non si dovrà lavorare il terreno sino a quella profondità, ma semplicemente scalfirne il piano. Questo lavoro si può fare sia meccanicamente con un aeratore sia a mano con la grelinette o un forcone da sovescio. [n.d.t. ovviamente Emilia si riferisce contemporaneamente alle lavorazioni per coltivazioni in pieno campo che per l’orto domestico. Da sottolineare l’importanza di non sminuzzare la terra in maniera eccessiva in quanto gli aggregati, anche di medie dimensioni sono fondamentali sia per i processi biochimici del suolo sia per la ritenzione idrica. La grelinette è stata studiata apposta anche se in Italia non ne ho mai viste…]

3. In terreni invasi da vegetazione spontanea (le “erbacce”) converrebbe eliminarle subito in modo da semplificare il lavoro in seguito. La pulizia potrà essere fatta con l’aiuto di maiali, polli o coprendo il terreno con materiali opachi (vecchi tappeti, teli in pvc, più strati di cartone). Vedere il capitolo specifico [n.d.t. sigh!]
4. Una volta che tutta la superficie, una sezione dell’orto o del campo da semina siano pronte, tracciare con l’aiuto di uno spago la struttura dei bancali, la cui base sarà di 1.20m di larghezza intercalati da corridoi da 50cm o di più se si tratta di un corridoio centrale. Se l’orto o il campo saranno lavorati con il trattore, la larghezza dei bancali sarà determinata dallo spazio tra le ruote della macchina e la dimensione dei corridoi dalla larghezza delle ruote.

5. Rimuovete lo strato di terreno fertile dai corridoi spostandolo nello spazio dei bancali così da sopraelevarli. In questo modo, più la terra sarà “buona”, e il cuscino humico spesso (?), più sarà la quantità di terra prelevata dai corridoi ed il bancale alto. D’altro canto, più il bancale sarà alto, più la parte superficiale in piano sarà stretta e le sponde “importanti”.

6. Le dimensioni ottimali sono:
• Larghezza (alla base) 1.20m
• Altezza 30-35cm
• Larghezza superficie centrale 60-80cm
• Superfice delle sponde 40-45cm
• Lunghezza non superare i 10m

7. Se il terreno è impoverito, spogliato, come quello dei “giardini”, potete, costruendo i bancali, aggiungere del compost o del letame ben maturo [n.d.t. sarà anche l’ultima volta che lo fate…] mescolandolo molto bene al terreno. Se non disponete delle risorse per modificare rapidamente la composizione del terreno per adattarlo alla coltivazione orticola, potrete attivare il processo di sviluppo del terreno iniziando a coltivare piante adatte a terreni poveri.

8. Una volta che i bancali siano pronti potrete sistemare l’impianto di irrigazione (per le zone in cui sia necessario irrigare). Potrete utilizzare qualsiasi tipo di impianto “goccia a goccia” o semplici tubi in cui farete dei buchi con un chiodo a 30-35cm di distanza uno dall’altro. Quest’ultimo sistema è il più economico ed il meno a rischio di intasamenti. Adattate al sistema un filtro e fatevi consigliare al momento dell’acquisto sul modo migliore per istallare l’impianto: lunghezza del tubo grande per portare l’acqua ai tubicini goccia a goccia, lunghezza dei tubi in rapporto alla dimensione della superficie da irrigare. Per i bancali con una superficie piana di 50-80cm posizionare 2 tubi paralleli rispettivamente a 10cm dal bordo. Per quelli di 1m di larghezza sistemare i tubi a 30cm dal bordo.

9. Ad istallazione avvenuta ricoprite i corridoi, le sponde e le superfici di pacciamatura. I corridoi potranno essere coperti anche di segatura fresca. Questa, dopo un anno, sarà sufficientemente decomposta da poter essere utilizzata come pacciamatura sui bancali. Quale che sia il materiale utilizzato per la pacciamatura dei corridoi si trasformerà velocemente in terriccio che potrà essere utilizzato sulle sponde, soprattutto in quei punti dove si potranno presentare delle buche in seguito alla raccolta di porri, cipolle o aglio. Prelevate solo la parte di terriccio dai corridoi lasciando intatto il suolo sottostante.

E questi sono gli originali… uno è quello tradotto, gli altri sono veramente solo gli appunti ma con alcuni schemini chiarificatori.

Si ringrazia per il materiale online Souscaryous ed Ecolandtech

21
Giu
08

diario di campagna n°110

SAIGON, MERDA, SONO ANCORA A SAIGON…

Il passaggio repentino da 15° a 28° gradi nel giro di 24 ore si è fatto sentire. La prima immagine che mi viene in mente è quella di un’enorme asciugamano inzuppato d’acqua calda che ti piomba in testa dal terzo piano di un palazzo.
Questo, ed un ritorno alla pratica orticola[1] dopo parecchia teoria ha innescato immediatamente una serie di riferimenti circolari.

Riferimento n° 1 – “Saigon, merda sono ancora a Saigon…
Riferimento n° 2 – Bad Boy Bubby
Riferimento n°3 – “Ho visto una lumaca strisciare lungo la lama di un coltello…

Sebbene il riferimento n°1 e n°3 abbiano la stessa origine la lumaca citata era più simile a queste.

Il primo riferimento è facilmente spiegabile abbinando questo mio commento alle condizioni climatico-ambientali. Per continuare con citazioni molto alte: “Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare: zanzare grosse come maialini vietnamiti incrociare sulle foschie del canale, rane inseguire i gatti nell’orto e i gatti dormire nella vasca da bagno…”
L’estate nella piana. Come da copione.

Il secondo è dato dall’impatto visivo dell’orto (forse domenica mi capita tra le mani una digitale per rinnovare il parco foto…). Per chi non avesse visto il film è una favola punk a happy ending. L’orto, data anche l’instabilità della situazione, è così: felice, incasinato, fatto con pezzi che altrimenti sarebbero andati ad ingrassare la discarica.
Un calcio nel culo all’entropia.
Ovviamente non è l’immagine migliore per promuovere l’agricoltura naturale, e si avvicina solo velatamente a ciò che il mio senso estetico potrebbe apprezzare, ma vista la situazione ho preferito abbattere i costi (siamo prossimi ai 100€, semi ed irrigazione) e utilizzare gli scarti che il geometra “capannoni e villette” ha abbandonato due anni fa in cortile. In ogni caso, ai bimbi piace, i vecchietti della zona si divertono e le ronde notturne anti-lumaca (una becera scusa per mollare a Noemi i bimbi da mettere a letto mentre io mi godo una sigaretta lontano da mocciosi e gatti anarchici[2]) dimostrano un’intensissima attività notturna. Tra le piacevoli sorprese un deciso recupero di biodiversità.

Tra gli ospiti più o meno stabili:
io
2 rane (una verde pistacchio l’altra verde petrolio)
1 orbettino (non lo stesso di qualche tempo fa)
Qualche mammifero dai piedi piccoli (quindi non è la volpe, la quale pare scomparsa, vista la quantità di minilepri che gironzolano vicino al pollaio)
1 Gufo o civetta. Insomma, uno di quegli uccelli che mentre ti fumi una sigaretta al chiar di luna fanno improvvisamente un fischio assurdo facendoti prendere un colpo.
Nebbia (ma non conta… Nebbia è la mia gatta n°1 che viene a controllare che io non faccia danni nel suo dominio)

Le trappole per le lumache sono state definitivamente abbandonate quando ho scoperto che scatenavano delle risse tra le cornacchie che ne andavano ghiotte. Ora. Due o tre cornacchie che si azzuffano tra le fave, i pomodori e l’insalata, si staranno anche mangiando le lumache ma fanno dei bei danni…

Giusto per non essere troppo personalistico e perdere il filo della logorrea tecnica posso dire che:
I letti rialzati hanno tenuto benissimo anche nel periodo in cui si è temuta l’esondazione della Dora. Il vivaio di pioppi del “vicino” è annegato, i miei pomodori hanno rallentato ma stanno benissimo. (1 a 0 per me!)

La pacciamatura con paglia, che può aver inizialmente rallentato lo sviluppo (anche se dubito che sia questo il caso, in una prima fase può bloccare la produzione batterica di azoto che, comunque, dovrebbe poi riprendere e più intensamente di prima) sta dando ottimi risultati limitando, inoltre, il diserbo ad un’operazione di pura facciata per dare l’idea che si stia facendo qualcosa nell’orto.

Le micorrize si stanno sviluppando bene (spostando leggermente alcuni blocchi di terra si vede una sottilissima rete… dovrebbero essere loro…)

I nematodi, sia buoni che cattivi, danno segno di se. I buoni con morti misteriose di lumache. I cattivi con segni sulle foglie di un paio di cavoli ma qui sta funzionando l’aver mischiato le piante e l’aver posizionato “trappole” in giro. (nasturzi, tagete ecc…)

Tra i memorandum “cose da ripensare”:
stupidamente non ho tenuto conto della velocità di sviluppo nelle aiuole delle “tre sorelle”. Il mais dolce sta crescendo ora… sommerso da una giungla di fagioli. Le zucche sono un po’ indietro, la prima generazione è caduta sotto i colpi delle limacce.

[1] su questo punto sarebbe bene specificare che ad oggi mi sto occupando di tre orti circolari per un totale di circa 200 m2 con un impegno che tocca si e no 30 – 40 mn al giorno, i più spesi a fumarmi una sigaretta guardando i “braccini” dei cetrioli ed interrogandomi su da che parte girano (questo per colpa di questa signora qui e di questo fotografo-ortolano qui)
[2] onde sedare qualsiasi polemica sessista ci tengo ad informare che la “mamma casalinga” a casa nostra sono io, mentre Noemi fa il “muratore”. Il virgolettato è d’obbligo perche la mamma biologica ci tiene a mantenere il titolo.

02
Giu
08

diario di campagna n°102

FINE DEGLI ALLARMI. La Dora si sta abbassando. Ad alterni acquazzoni si succedono squarci di cielo bianco latte con temperature sub tropicali. L’effetto generale sa un po’ di delta del Mekong, tanto più che il rachitico bambù, incastrato in un angolino del giardino, si è risvegliato a nuova vita buttando getti cresciuti più di un metro in 10 giorni. Questo mi fa sperare bene per la postazione per torture “Pol Pot”. (Colgo l’occasione per salutare il Ciamporcero che mi insegna queste cose)

FINALMENTE, IN QUESTO fine settimana, sono riuscito a tornare nell’orto a controllare i danni. Con mia somma sorpresa molto limitati. I letti rialzati hanno fatto si che le piantine si salvassero dall’affogamento e la pacciamatura ha evitato il compattamento del terreno. Solo in alcuni punti la paglia è leggermente scivolata scoprendo la terra e permettendo la creazione di alghe e muschi di cui, comunque, ho deciso di non preoccuparmi eccessivamente (il compito ecologico delle lumache è proprio quello di predare funghi, muffe, licheni e quant’altro… magari se ne occuperanno loro lasciando stare le mie lattughine…). Unica preoccupazione: un eccessivo dilavamento dei nutrienti.
Difatti uno dei problemi per l’avvio di un orto in agricoltura naturale è un’iniziale carenza di azoto, utilizzato dai batteri per innescare i processi di decomposizione della pacciamatura. Il mio timore era quindi di trovarmi in una situazione di “stallo” ma in realtà sembra tutto tranquillo e anzi che abbia beneficiato della mia assenza vista la proliferazione di animaletti di ogni forma e misura, dai centopiedi ai rospi, dagli orbettini ai tordi. Nota a me stesso: al prossimo giro fare uno stagno al centro degli orti. Prossimo giro che si spera non sia neanche troppo lontano… ci stiamo lavorando.
Il che rende un po’ assurda la mia continua applicazione dei sistemi di agricoltura naturale visto che hanno tempi di “riequilibratura” molto lunghi. Ma ormai c’ho fatto il callo ad investimenti a perdere…
Tant’è che il progetto “Bietola” è attualmente sospeso a due orti (per un totale di circa 180 mq) mentre si sta valutando un’ipotesi alternativa che dia più stabilità e possibilità di programmazione al progetto stesso… insomma, per chi ha seguito il tutto, più simile al “Combal” (mi rendo conto che questa è una comunicazione interna… mi scuso con tutti gli altri…)

E ADESSO piove di nuovo… con l’arcobaleno…

Ps. Tutti i predatori delle lumache (in inglese… non oso immaginare cosa possa fare babelfish ma ci potete provare…)

09
Mag
08

diario di campagna n°80

CI SONO GIORNATE, come quella di oggi, in cui c’è il sole. Ma non c’è il sole. Il cielo è coperto da un sottile strato di mucillaggine nuvolosa che crea un effetto flou fastidiosissimo. Unica consolazione, nelle foto mi si vedrebbero meno le rughe…

L’ORTO STA progredendo allegramente nonostante la partenza ritardata e gli assalti delle lumache mutanti da marte. L’unica cosa che dovrei fare è rialzare le “colonne” delle patate ma inizio a scarseggiare di copertoni. Sono un paio di anni che utilizzo questo sistema per le patate e non posso che affermarne la funzionalità (oddio, forse è opinabile per l’estetica).
L’unica preoccupazione può essere la contaminazione del terreno da parte dei copertoni stessi ma cercando in giro non ho trovato indicazioni a riguardo, anzi alcuni utilizzano i vecchi copertoni per realizzare cisterne per la raccolta di acqua piovana.
Comunque il problema è relativo. Per dire, non è che il pvc sia molto meglio e i fusti di acciaio, anche se strapuliti, rilasciano comunque metalli pesanti. In più lo scopo principale non è tanto l’aumento di produzione, che comunque c’è, quanto piuttosto il poter tornare il più velocemente possibile a sdraiarmi sul prato a giochicchiare con i fili d’erba. I copertoni infatti non vengono riempiti di terra ma di paglia, foglie, un po’ di compost e, nel caso, il tutto coperto con fogli di cartone, giusto per fargli credere di essere sotto terra. Zero pesanti vangature per preparare i letti, zero pesanti vangature per recuperare le patate.
VOLETE FARVI DUE patatine fritte? Sollevate il primo copertone et voilà! Adoro questo tipo di cose!
Unica precauzione, lasciare che i gatti gironzolino nell’orto… pena: i topi vi ringrazieranno per l’illuminatissimo piano di sviluppo dell’edilizia residenziale.

AGGIORNAMENTO SUI pulcini: ad oggi sono tre, ne è atteso un quarto tra 48 ore circa. Per gli altri si dovrà attendere ancora una quindicina di giorni. Sono vivaci ed affamati, sotto il piumaggio spolverino e la faccina da decorazione in poliestere da uovo di pasqua si intravvede già la genetica del velociraptor, questo è l’ultimo nato a 20 secondi dalla schiusa (sottolineo che sta benissimo, qui lo si vede dopo un po’ di ore)

28
Apr
08

diario di campagna n°72

IL MISTICO NELL’ORTO

LA MATTINATA SI è aperta con un’abbondante dose di caffeina sorseggiata davanti alla finestra, contemplando quella che, a tutti gli effetti, si sarebbe rivelata una giornata perfetta dal punto di vista di una pecora del Devonshire.
Il ché, d’altro canto, la decretava anche come un’ottima giornata per trapiantare un po’ di roba liberando spazio nella micro-serra.
Dopo circa 2 ore che strisciavo a carponi posizionando lattughine, fagioli, tagete e cipollotti sono stato colto da una visione mistica rivelatrice. Dalla pacciamatura permanente dell’orto è emersa una figura magra, asciutta, coperta solo da un lungo scamiciato grigio. Ai piedi un grosso paio di stivali di gomma.
Ruth Stout si è guardata intorno, ha abbozzato un sorrisino. Dopo un lungo silenzio le sue parole hanno risuonato chiare e limpide nell’aria umida dell’orto:
“MA SEI SCEMO?! LA PROSSIMA VOLTA BUTTA I SEMI PER TERRA E TORNATENE A CASA A BERE CAFFE’ CALDO E A LEGGERE LIBRI!”

IL VICINO DI CAMPO, un contadino che da almeno 40 anni alterna pioppi a mais e mais a pioppi tranne una breve escursione sui noci per prendere le sovvenzioni, ha però finalmente potuto godere di una perfetta quinconce. Continua a non spiegarsi il perché dei letti rialzati, della paglia, dell’impianto di irrigazione (appena terminato!) in stile Zambesi e del perché io mi ostini a mischiare le piantine facendo confusione (sue parole, ma anche mie), ma la quinconce gli ha dato una speranza… un po’ meno a me sapere che sta meditando di passare tra i pioppi con il disseccante…

Vale la pena fare un piccolo inciso sull’impianto di irrigazione.
Per la realizzazione si è utilizzato:

50 metri di tubo in pvc da ½ pollice
4 secchielli per prodotti alimentari (nella fattispecie ananas e macedonia a cubetti per la ristorazione collettiva)
4 raccordi a 90°
4 attacchi da ½ pollice
20 cm di camera d’aria da bicicletta (per le guarnizioni)
2 vecchi pallet di legno (per le torrette da 70 cm per sostenere i secchielli sopra i bancali)

Costo per l’impianto di ogni singolo orto (circa 60mq) 30 – 35 €
Data la forma particolare degli orti ogni impianto è diviso in due parti autonome. Ad ogni estremità del tubo e posizionata una torretta con relativo secchio in modo da garantire un’omogeneità di pressione e di “innaffiamento”. Il tubo è stato forato ogni 30 cm.
Prendete per buone le indicazioni, la mia ignoranza in fatto di idraulica è abissale, ma d’altronde, s’è detto che ero un cialtrone… vedremo se reggerà all’estate.
Le foto fanno schifo e non perché sono un cialtrone. E che mi difettano i mezzi per cui si dovrà attendere fintanto che riesca a farmi prestare una macchina digitale.




L’ orto di carta

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