Archive for the 'Senza Categoria' Category

19
Giu
11

OrtodiCarta 2.0…. seguire le indicazioni

Vi avevo avvertiti ed eccoci al giorno fatale.
OrtodiCarta trasloca.
Lui.
Noi si sta a spostare pietre, pulire mattoni, scavare pozzi e fare trapianti nel mezzo del pratone compresso tra la Serra Morenica e la Valchiusella.
Lui, bello bello, si fa ricompilare i codici e si sposta su un server “amico”.
L’inneffabile compilatrice di codici avrebbe atteso ancora un po’ prima del trasloco ma i “provvisori-definitivi” sono uno dei marchi di fabbrica a cui tengo particolarmente.
In più… i contenuti rimangono a mio carico, quindi aspettatevi un sacco di pagine ancora vuote e link verso il nulla più profondo ancora per un po’.
E’ tutto un po’ da limare.
Ma è colpa mia che sono distratto da altre questioni.
Quindi: salutiamo i server di wordpress che ci hanno ospitato fino ad oggi, ringraziamo (in ogni caso la piattaforma rimane wp… mi ci ero abituato…)e spostiamoci tutti di la.

Per chi riceveva gli aggiornamenti via mail: non dovrebbero esserci problemi una volta che avrò ripuntato le iscrizioni su www.ortodicarta.eu
Per chi si era iscritto tramite RSS/Atom: questo è il nuovo RSS e questo il nuovo Atom
Twitter e compagnia bella rimangono invariati.

Per qualsiasi altra cosa… fate un fischio.

Ci si vede dall’altra parte!

http://www.ortodicarta.eu

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17
Giu
11

Weeds, Guardians of the Soil

Via Scoop.itPermacultura

Uno dei libri fondamentali per la rivalutazione delle “Erbacce” nonchè uno dei tanti testi da cui l’agricoltura naturale ha pescato a piene mani. Immancabile e scaricabile 😉
Show original

05
Dic
10

Eppur si muove


Pur avendo Facebook rubato alla blogsfera le menti migliori del nostro secolo ( e per questo ne saremo sempre grati) la suddetta si muove e si dimena.
Annunciazione n° 1 – il Michele di Venezia, nonchè Presidente, oh mio Presidente di Spiazzi ha trasferito tutte le sue “casette” digitali qui http://agricultoregalleggiante.blogspot.com/.
Che è un casino quando senti il richiamo della terra e sei in laguna…
Annunciazione n°2 – Tonzer e compagni hanno fatto outing! Sono passati mesi dalla mossa genial-situazionista del seminare abusivamente pinoli in giro per il mondo… ora si passa all’azione organizzata! http://socioagricoltura.wordpress.com
Annunciazione n°3 – Nonostante la mia poderosa indole al cazzeggio ed allo spreco di tempo in modi e maniere sempre più incredibilmente inutili. Sto correndo a destra e manca e lavorando come un ossesso (per i miei standard) nonostante le temperature subglaciali, la neve e la pioggia… ma porca vacca…

09
Ago
10

Vorrei Vivere Così – il Podcast

Per chi volesse farsi beffe di me… è stato pubblicato il podcast della puntata di Vorrei Vivere Così, programma in onda il sabato alle 16.30 su Radio2 di Lucia Cosmetico.
Buon Ascolto.


Se non dovesse funzionare la barretta podcast (cosa possibile viste le mie competenze…) potete clikkare qui

08
Giu
10

One step beyond

No… solo per dire che mancano 10 giorni…

13
Gen
10

Yes, Week-End: come vivere da stupidi, morire ignoranti, avere un orto naturale e fare del bene al mondo

“Chiudere di tanto in tanto porte e finestre della coscienza; restare indisturbati dal rumore e dalla lotta con cui il mondo sottostante degli organi posti al nostro servizio svolge la sua collaborazione od opposizione; un po’ di silenzio, un po’ di tabula rasa della coscienza, affinché vi sia ancora un posto per il nuovo, e soprattutto per le funzioni e i funzionari più nobili, per regolare, per prevedere, per predeterminare (il nostro organismo è infatti organizzato oligarchicamente): è questo il vantaggio – come si è detto – della dimenticanza attiva, una guardiana, per così dire, una sorvegliante dell’ordine spirituale: per cui occorrerà subito considerare in che senso nessuna felicità, nessuna serenità, nessuna speranza, nessuna fierezza, nessun presente potrebbe esistere senza capacità di dimenticare”

Freddy Nietzsche

Da quando ho intrapreso il mio personale percorso di indolenza attiva e cialtronaggine applicata vengo, ad ondate successive, accorpato a movimenti più o meno catastrofisti, a collettivi ambientalisti, a derive più o meno new age… ad ogni accorpamento segue un’ondata di notizie, informazioni o non-notizie, disinformazioni.
Alcuni di noi sembrano provare uno strano senso di piacere a vivere in ansia, con la guardia sempre alzata. Apparentemente, anche scegliendo forme di sviluppo “diverse” rimane costante il nostro bisogno di disconferma e di delusione.
Così come il sistema capitalistico legato al consumismo ci porta alla bulimia dell’acquisto per tamponare l’ansia, il suo ipotetico opposto ci porta costantemente ad una ricerca (magari inconscia) di disfunzionalità. Il Sistema ci ha allevati al nemico costante. Alla paura.
E’ per questo che non leggo i giornali. E per questo che in internet non cerco notizie, ma risorse.
L’ansia, e il fatto di essere circondati da genti ansiogeni, è una forma di controllo.
Prendete i fatti di Rosarno e tenetevi forte: Non è colpa vostra! Voi non c’entrate niente.
Farsi assalire dalla stampa e dalle informazioni sui fatti di Rosarno vuol solo dire farci mettere in una posizione di radicale impotenza, e l’impotenza porta all’ansia che, quando non porta allo shopping compulsivo, porta alla depressione ed al blocco della propria intelligenza. Non avete creato voi i presupposti perché tutto ciò accadesse e non siete voi che potete modificare la situazione. Questo non vuol dire non comprendere, vuol dire non compatire. Bandite dalla vostra vita la compassione sterile, abbracciate la festa di quartiere.

Io ho un orto. Un Orto Sinergico.
Questo vuol dire che non lavoro il terreno, non lo concimo, non ci spendo fatica e sudore anno dopo anno. Mi limito a coprire il terreno con spessi strati di materia organica. E’ il sistema di coltivazione più naturale che esista, lascia che i processi biologici facciano il loro corso in un ribollire di vita e di creazione. Ife fungine che si diramano per kilometri ripulendo il suolo, cariche batteriche in grado di elaborare sostanze tossiche…
La stessa cosa dovremmo farla con la nostra mente. Ricoprirla di materiale di qualità: belle esperienze, belle letture, buon cibo, buone amicizie, solo in questo modo potrà produrre cose buone e utili e colonizzare il panorama circostante.
Arriverò mai fino in Calabria? Non lo so.
Ma una dieta a base di buone scritture, senza giornali e riviste di bassa lega, ansiolitiche, produrrà pensieri di alta qualità e renderà persone autonome e ricche di risorse.
Andate a dare un’occhiata all’orto del vostro vicino… rubategli i giornali, sabotategli la televisione e bloccategli internet per un paio di settimane. Magari fate anche amicizia.

E’ assurdo farsi schiacciare e disperdere energie potenzialmente creative in sensi di colpa indotti o dissiparsi in una continua “pattuglia forzata” contro le Forze del Male.
Ultimamente sono assalito da notizie sulla famigerata HR 875 (una proposta di legge americana sulla sicurezza alimentare) che metterebbe a rischio “anche gli orti personali”. Intorno a questa notizia si sono dissipate parole, tempo energie. Il pensiero di una legge che possa “cancellare” l’agricoltura bio ha messo in moto una claustrofobia da Fort Alamo contro la Monsanto e la Cargill. Qui posso dirlo… è una non-notizia. Allarmismo gratuito…
E’ solo una proposta di legge e, tra parentesi, neanche così draconiana. E’ stata peggio l’applicazione dell’HACCP in Italia. Tanto più che non riguarda strettamente la produzione quanto la distribuzione…
Ma questo è quello a cui ci hanno abituati: combattere o difenderci.
Ogni giorno veniamo caricati di responsabilità al di fuori del nostro controllo in un altalenarsi continuo di onnipotenza fittizia ed inattività totale. Dispersi sui mille fronti della paranoia indotta tutto ciò a cui riusciamo a pensare è che è tutta una merda.
Non lo è. O meglio, lo è ma non è facendosi carico del senso di colpa collettivo che risolveremo nulla.

E.F. Schumamacher, autore di “Piccolo è bello” sosteneva che l’enormità, le proporzioni sconfinate, inarrivabili, vertiginose del capitalismo moderno prosciugano lo spirito mentre Brian Dean, studioso dell’ansia, sosteneva parlando della “propaganda dell’insicurezza” : “Le cose in cui crediamo determinano le nostre realtà. Se siamo convinti che l’universo sia fondamentalmente insicuro, allora ci troveremo in uno stato di ansia perenne: il che non è un buon modo di far funzionare il cervello”.

[…] anche se l’assenza di governo significasse realmente anarchia nel senso negativo della parola – e non è assolutamente così – anche allora, il disordine anarchico non sarebbe peggiore della situazione a cui i governi hanno già condotto i loro popoli, e a cui li stanno conducendo. […]

Lev Tolstoj

Fare un orto non è la soluzione ai mali del mondo. Ma può esserlo per i nostri.
E vi assicuro che, se fatto bene, è una gran bella spina nel culo del sistema.
Statemi bene!

14
Ago
09

Rane Bollite, api e Landscape amnesia

Wasserfrosch

Dov’è finito l’orto?

E i manuali di fai da te estremo?

Dove gli interminabili pipponi sulla biologia del suolo e la necessità di smettere di rivoltare zolle di terra , dove le bucoliche narrazioni di un (presto ma non troppo) quarantenne alle prese con la sua nuova vita agreste, dove gli esperimenti di sussistenza, dove i brutali scontri con l’ottuagenaria vicina di casa… ma soprattutto, dove gli appunti di Emilia o novità illuminanti sul biochar?

Persi di fronte ad un paio di nuclei di api.

Perché?
Non so.
Forse perché la nuova vita agreste non è più tanto nuova e si sta cercando un “salto di qualità”.

Forse perché traslare i concetti, spostarli e ritrovarli in altri contesti, magari, li rende più chiari. Magari può riportarli a quella lucentezza che avrebbero dovuto avere in origine.

Le rane.
Friedrich Goltzun tot di eoni fa fece uno “scellerato” esperimento:
Primo – prendi una rana
Secondo – asportale il cervello
Terzo – (pensavi che fosse sufficiente come schifezza?) mettila in una pentola di acqua fredda
Quarto – metti la pentola sul fuoco e alza lentamente, ma inesorabilmente, la temperatura fino a portare l’acqua ad ebollizione
Conclusioni – la rana rimane lì e si lascia bollire non percependo il cambiamento di temperatura, aggiungendo un po’ di aromi, probabilmente, il buon Goltz sarebbe riuscito ad ottenere la versione barocca di un brodo di rana.

Ignoro il perché perdere tempo con un’attività simile, ma gli scienziati sono strani (e un po’ perversi): pare che uno abbia passato buona parte della sua vita a tagliare la coda ai gatti sperando di farli nascere senza… ma poi Darwin lo superò a sinistra e, probabilmente, lui finì a lavare i boccali in qualche pub di Southampton…

In ogni caso, l’ardito esperimento di Herr Goltz venne ripescato e riadattato dalla letteratura anglosassone fino a farlo divenire metafora di un peculiare atteggiamento sociale: se i cambiamenti sono così lenti da non essere percepiti, le “rane” si fanno bollire nel loro brodo.
Per alzare un minimo lo spirito letterario di questo blog si potrebbe citare, come esempio di letteratura da “rana bollita” la poesia “prima vennero…” sull’ascesa del nazismo (anche se così andiamo probabilmente troppo in alto).

Si, va bene, ma che c’entrano le rane, io sto aspettando i prossimi appunti di Emilia.

Bene, probabilmente non li vedrete mai se non nella loro veste originale che trovate qui.

Secondo Jared Diamond (sempre sia lodato, soprattutto per alcuni articoli che ha scritto a proposito delle macchine da scrivere) gli abitanti dell’Isola di Pasqua si comportarono come le rane.

Avete presente l’Isola di Pasqua?
Si, quella con i testoni di pietra. Quella spersa nel bel mezzo dell’Oceano. Quella che sembra brucata dalle capre da un miliardo di anni. No, non quella del flop mostruoso di Kevin Kostner. Quella vera.
Secondo Diamond (a dire il vero secondo un suo amico che gli ha dato l’idea mentre faceva degli studi sullo scoglio oceanico) gli abitanti dell’Isola di Pasqua non si resero conto di cosa stavano facendo fino all’ultimo momento.
Capiamoci, sei già uno che ha avuto la fortuna di arrivare su un isola nel bel mezzo del nulla. La colonizzi, ti stabilisci per benino, decidi di costruire degli enormi testoni di pietra per ammazzare il tempo e, mentre ti dedichi a queste amene attività, piano piano inizi ad abbattere uno dopo l’altro tutti gli alberi dell’isola.
Un giorno, sei lì che stai segando una palma che sicuramente ti servirà a qualcosa di indispensabile, tipo una libreria con incasso per la testa di pietra in scala 100:1 che segna il tempo (azzurro-pioggia, rosa-bel tempo) o per realizzare finalmente quel soppalchino per riporci la collezione di scalpelli intarsiati a mano dal nonno e… ops!

Era l’ultima… fine delle palme, restano le teste
(forse il loro significato è proprio quello: segnalare a chiunque si avvicini che quella è un’isola di teste di… pietra)

Landscape Amnesia.
Così viene definita la sindrome che colse gli isolani.
Quando i cambiamenti nel panorama sono talmente lenti che non possono essere tramandati da una generazione a quella successiva ed improvvisamente… puff! Il bosco non c’è più, la montagna non c’è più, non ci sono più i ghiacciai e, sotto casa, ti trovi il più largo e profondo baratro erosivo che tu abbia mai visto (ma in realtà non l’hai mai visto fino a quando non hanno iniziato ad incrinarsi le piastrelle del bagno, un gres magnifico, nero, opaco).
Una cosa simile successe negli USA con la Dust Bowl. Quando si resero conto di ciò che avevano fatto nella Corn Belt ormai avevano mandato in orbita ettari ed ettari di terreno coltivabile. Non c’era niente di sbagliato in ciò che facevano, era il progresso, bisognava produrre cibo, non poteva essere sbagliato, s’era sempre fatto così (non è vero… ma ci credevano)… Una cosa simile sta succedendo con i terreni coltivabili dell’alveo del Po, dal Piemonte all’Emilia e più in generale con i terreni coltivabili Europei.

Peak Oil.
E’ bello, è interessante, inizia a fare notizia.
Peak Soil.
Non gliene frega niente a nessuno. (o quasi)
E’ buffo, è come se ci preoccupassimo per il frigo che rischia di non funzionare più quando, tanto, non c’è più niente da metterci dentro (a parte una riproduzione di testa dell’isola di pasqua segnatempo)

Stai abusando del nostro tempo e della nostra pazienza… le api?

Le api.
Le api sono un sistema accelerato.
Nessuno ha fatto niente di male alle api. Si è solo cercato di razionalizzare il sistema. Di rendere le lavorazioni più semplici, più produttive.
In poco più di un centinaio di anni le api, un organismo che ha qualche migliaio di anni in più degli esseri umani, sono perennemente a rischio. Darwin, ovunque esso sia, sta ridendo allegramente, insieme ad un branco di primati non evoluti, dimostrando che le sue teorie erano corrette: la varroa, dopo anni di trattamenti chimici sconsiderati si è “evoluta” meritando l’appellativo destructor.
Osservate l’ironia della “sorte”: da una parte si ibridano le api per ottenere nuclei sempre più produttivi e docili (delle piccolissime mucche alate a strisce) mentre dall’altra si agisce selezionando involontariamente parassiti e patogeni sempre più resistenti…

In agricoltura, nel sistema di produzione alimentare, questi meccanismi sono più lenti e complessi. più difficili da analizzare e rappresentare.
Con le api (ahimè) è più semplice, i tempi sono più rapidi e l’amnesia meno incalzante.

Voi non sentite l’acqua che inizia a scaldarsi?




L’ orto di carta

Diario di bordo ad aggiornamento casuale e saltuario di un cialtrone nell'orto... giocando con il fango, la permacultura, l'agricoltura sinergica in compagnia di William Cobbett, John Seymour, Fukuoka e Kropotkin.

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Troverò altri sistemi di finanziamento occulto…

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