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Organismi Mentalmente Modificati

Questa sarà quasi peggio di quando ho detto che le alloctone non erano “il” problema.
Potete aggiungerla alla lista delle cose allucinanti che posso elaborare insieme a “l’ailanto ha un suo di perché”.
Gli OGM sono un falso problema.
Non mi picchiatemi e cercate di prendere per un attimo le distanze dall’abituale scontro tra schieramenti. Si, lo so, è complesso ma credo che sia sano prendersi una vacanza dai limiti delle proprie convinzioni e provare ad indossare dei “panni nuovi”. Poi, magari, scopriamo che quei panni ci fanno veramente schifo e torniamo più forti e sani nelle nostre case mentali.
Ci provo e non so dove andrò a finire.
Prima di silurarmi riconoscetemi almeno il fatto di averci provato sennò qui stiamo solo a darci le pacche sulle spalle a vicenda.
Ah… e lasciate Malthus un attimo a casa con i nonni.

Dicevamo:
Gli OGM sono un falso problema.
Non ho nessuna intenzione di fare il riassunto dello sviluppo dell’agricoltura contemporanea e delle implicazioni socio economiche della stessa. Per chi volesse leggerne in maniera “leggera” posso consigliare la lettura dei 4 (!!) post di Matteo Bordone sull’argomento. Bordone è un giornalista tuttologo pop ed esperto di videogiochi. Nonostante ciò (o proprio a causa di ciò) la serie di articoli è condivisibile ed in alcune parti molto simile al materiale che si porta, con l’amico G ed Enzo, durante gli incontri divulgativi che teniamo in giro. (La cosa potrebbe sconvolgere G, particolarmente legato all’etica di Thoreau, molto meno me, legato all’etica dei Cargo Cult, quasi zero Enzo che è un biochimico felicemente inurbato nella tentacolare metropoli).
Sto divagando.

Gli OGM sono un falso problema.
Iniziamo a toglier un po’ di materia grezza dalla discussione in modo da fare un minimo di chiarezza. Gli OGM non sono la Monsanto (o la BASF, o la Syngenta, o la Bayern, o …)
La Monsanto, non sono io che ve lo devo raccontare, è un’azienda. Sta sul mercato mondiale fa quelle cose che fanno le aziende sul mercato mondiale: decide strategie di marketing, pianifica azioni commerciali, controlla i profitti, fa i bilanci e, si, finanzia la ricerca, assume e licenzia gente, sfrutta lo sfruttabile per ottenere dei profitti che ne giustifichino l’esistenza. In generale, come tutte le aziende e corporation mondiali, se le si applicasse il manuale per il riconoscimento delle patologie psichiatriche utilizzato dall’FBI risulterebbe essere un serial killer compulsivo e bipolare. Nel caso della Monsanto questo è particolarmente accentuato, almeno a stare alla classificazione etica delle imprese fatta da Covalence (Su 581 aziende Monsanto è 581°, Syngenta 574°). Non mi interessa in questo momento andare ad analizzare il perché le leggi del mercato siano così e non in un altro modo, essendo fatte dalle persone e quindi modificabili.
Allora, la Monsanto (o la BASF, o la Syngenta, o la Bayern, o …) in questo momento sono un problema. Ma non sono gli OGM. Teniamo a mente questo e andiamo avanti.

Togliamo le major di ingegneria bio-chimica. Ci rimangono gli OGM, abbandonati soli soletti in un laboratorio in cui si aggirano persone in camice bianco bravi nel fare ciò che sono bravi a fare. Il che (sempre che vengano rispettati i parametri dell’etica… ma la mia etica è diversa dalla tua e da quella della mia mamma) vuol dire approfondire le possibilità di conoscenza e di sviluppo del genere umano. Darwin era un ricercatore, Leonardo daVinci era un ricercatore, Lovelock e la Margulis sono dei ricercatori, Haber era un ricercatore (che, oltre al dispendioso sistema di produzione industriale dell’azoto, ha provveduto a creare lo Zyklon B…). Quindi, i ricercatori sono uomini, individui. Variabili non controllabili. Potremmo discutere che non va fatta la ricerca o che va fatta solo in alcuni campi ma lascio volentieri questo tipo di discussione ad alcuni piccoli stati totalitari Laziali.
Io, di per mio, non mi sento di poter cassare o salvare un ricercatore accollandomi il rischio di cancellare un daVinci o salvando un Haber… (entrambi finanziati da capitali economici privati più o meno etici sulla base di chi osserva).

Però. Però.
Quando arriva la notizia che 3 tipi di mais Bt ed una patata modificata (occhio, non dalla Monsanto americana, dalla Basf Tedesca: neanche il gusto di poter fare del sano anti-americanismo…) scoppia la guerra santa. Da una parte i gli “abbraccialberi”, dall’altra gli “squali” entrambi con una capacità di comunicazione prossima allo zero. Nel mezzo tutti gli altri tirati da una parte o dall’altra per la giacchetta.
Non amo né gli “abbraccialberi” con le loro le loro teorie del complotto, gli slogan e le mille citazioni di casi più o meno comprovati,.
(C’ho provato una volta ad abbracciare un albero, era un platano bellissimo, ma ebbi la netta sensazione che guardasse il frassino a lato con sguardo tra il panico e l’imbarazzo.)
Né gli “squali”, buffa lobby dalla retorica passivo-aggressiva che tutto hanno di scientifico (come armi retoriche) tranne dei contenuti “stabili”. Cosa si intende per contenuti “stabili”? La scienza non è una materia “fissa”. La terra si credeva piatta come la pizza ma poi risultò essere una sorta di sfera fatta male. La cocaina era un’ottima sostanza stimolante che aiutava la digestione ma poi costrinsero la coca-cola a cambiarla con la caffeina… ecc… ecc… (i ricercatori esistono anche per fare in modo che non ci si “fissi” ma si possa evolvere correggendo possibili errori). Quindi non possono in nessun modo portare verità su alcunché… ma, probabilmente anche grazie ad un’opposizione altrettanto “portatrice di verità”, possono far finta di si.
Quando messi di fronte all’impossibilità di avere previsioni a lungo termine sugli effetti degli OGM o dei correlati (l’uso di glisofati, modifiche di mercato, modifiche sociali e quant’altro) hanno due armi a disposizione: ammettere che la Vita (chiamatela Natura, Gaia, Biosfera o come diamine vi pare) non e priva di errori ma sarà in grado di affrontarli (“Le piante OGM sono studiate per rendere in agricoltura, lasciate nel selvatico non sopravviverebbero”. Se non esistono infallibilità, questa affermazione è un’ossimoro…) oppure la vecchia arma utilizzata dalla Green Economy sulla lotta alla fame nel mondo che, sinceramente, mi fa un po’ l’impressione di quando da piccolo mi dicevano di mangiare tutto “pensa ai bambini che muoiono di fame”… che sia detto chiaro e tondo: è sempre stata una gran stronzata.
Ecco, questi due tipi di persone, incastrate nel classico dualismo “mamma-papà”, “poliziotto buono-poliziotto cattivo” sono quelli che gettano veramente una brutta luce sugli OGM ed impediscono di elaborarne il concetto. (Oltre a dare degli orgasmi post-mortem a Freud)

Ora. Togli, le Major, togli la bassa comunicazione pro e contro e ti rimangono i ricercatori e gli OGM.
Attenzione: togliete anche i ricercatori che fanno comunicazione pro o contro… non sono definibili ricercatori. Che il ciabattino mi venga a dire che l’unica cosa buona per i miei piedi sono le sue ciabatte mi fa un po’ ridere. Un conto è comunicare una ricerca scientifica un conto e promuoverla (la differenza si capisce subito: la prima è una noia mortale la seconda è mortale. Punto.)
I ricercatori come abbiamo visto sono belli, brutti, buoni, cattivi, corrotti, sottopagati, strapagati come qualsiasi altra persona. E, molti, sono bravi in quello che fanno. Campi specifici. Di una specificità inconcepibile. Microsettori delle nanoscienze picometriche. Sanno benissimo che ciò che loro scoprono o trovano o inventano è un tassello, non la pietra filosofale e che questo tassello va inserito in un mosaico più ampio e poi inserito in uno ancora più ampio che è la Vita. Credo siano in pochi i Frankestein che pensano che il loro lavoro sia la Vita. Tendenzialmente quello è uno spostamento che fanno i comunicatori di cui sopra o le major. O i primi pagati dai secondi, o i secondi rinforzati dai primi o uno dei mille intrecci possibili in un triangolo a tre degno di un pornazzo d’autore (Major, abbraccialberi, squali).
Gli OGM sono uno dei campi di ricerca e di sviluppo, realtà laboratoriali che possono avere validità di studio, di analisi. Il solo rischio è quello di considerarli Soluzioni (notare la S maiuscola), come avvenne negli anni passati con la chimica agraria… dai, siamo sinceri, la Bayern cavalcò le teorie di Justus vonLiebig per decenni ma non era mica Justus il colpevole tanto meno i fosfati o l’azoto chimico. (Justus, poveretto, aveva persino provato a convertire Londra alla fitodepurazione delle acque nere… roba che te la scordi nel Lambro, letteralmente il cesso della Lombardia anche prima che lo riempissero di gasolio!).

Il problema, il problema reale, come al solito siamo noi. Incapaci di scegliere e valutare aldilà degli schieramenti. Sempre pronti a batterci contro qualcuno o qualcosa ma incapaci di concepire una complessità e di metterla in discussione. Con questo non voglio dire che non si debbano avere posizioni anche dure o estreme: se davanti hai un cretino tanto vale dargli del cretino. E’ il lasciarsi intrappolare nel gioco stupido dei comunicatori e delle Major che trovo assurdo.
Mi sto confondendo. Provo a ricapitolare con un esempio. Il Golden Rice.
Io sono convinto che Ingo Potrykus sia un po’ un Frankestein, un Frankestein buono, in buona fede. C’è un problema? La malnutrizione nei paesi del terzo mondo per carenze di pro-vitamina A? Sono un’ingegnere biochimico, lavoro sul DNA delle piante, come risolvo il problema? Modifico una pianta e gliela do. Ma non solo! Gliela do gratis e spero di prendermi il Nobel come Borlaug (questa è mia… magari lui lo fa per vero spirito filantropico). Se sono un biochimico specializzato sul DNA del riso è ovvio che quella sarà la mia risposta al problema, come quella di Borlaug fu la Green Revolution.
Quello che i comunicatori e le Major fecero e stanno facendo, e di far sparire dal discorso la complessità dei sistemi. Ci sono fior fior di progetti in Africa sulla produzione di cibi complementari che funzionano egregiamente, ma ai comunicatori non interessano. Ai “contrari” perché apparentemente hanno scelto quel ruolo e se glielo togli sono persi, ai “pro” perché da quello dipendono, almeno in parte, i loro stipendi. E poi sono esperienze di resilienza, legate ad un’impostazione diversa, alla ricerca non della “Soluzione” ma di tante piccole esperienze risolutive.
Ho l’impressione che si sia un po’ a questo punto: tutte le parti hanno davanti un malato, nominalmente: la terra, e tutti propongono UNA ricetta.
Non esiste una ricetta. Non è mai esistita e, storicamente, le ricette uniche hanno sortito effetti disastrosi.
Con questo non voglio dire che la ricerca sugli OGM non sia varia e differenziata, non voglio dire che non possa e non voglia essere “site specific”. Anzi, è potenzialmente in grado di essere estremamente legata al territorio in cui la si cala. Ma rimane, di base, una soluzione “unica”: modifica “artificiale” del materiale genetico delle piante.

Quindi. Abbiamo gli OGM, figli di una ricerca che può essere buona o cattiva, prodotti da laboratorio che possono portare a successi o fallimenti, abbiamo dei pessimi comunicatori pro e contro e un’industria che, anche grazie a questi elementi, prospera su conflitti ed incomprensioni perché, più di ogni altro elemento in gioco, risponde a delle regole precise. Le regole di mercato.
Il mercato è l’evoluzione di una forma di relazioni umane. Il mio villaggio è hai confini con un bosco ricco di selvaggina, quello dei miei vicini è su una montagna metallifera. Io gli do pellicce in cambio di strumenti per andare a caccia. Di per se non è ne immutabile ne negativo ma come tutte le relazioni può assumere aspetti disfunzionali da cui e poi complesso riuscire ad uscire.
Il problema attuale è che le regole del mercato prevedono una crescita continua. Aziende come la Monsanto credono in questa crescita continua e cercano di perseguirla con ogni mezzo necessario. Spesso consumando enormi risorse per cercare di rimanere su una linearità di sviluppo. Ovvio che da questo punto di vista, mettere le mani sulle ricerche OGM (e sui ricercatori) è un’ottima strada per cercare di rimanere su una curva ascendente. Gli OGM sono “controllabili”, non prevedono le intemperanze ed i cicli inerenti la “vita”. Quando le relazioni aumentano di complessità, seguendo pedestremente i dettami di Cartesio, l’istinto ci porta a semplificare.

E forse il problema è questo. Gli OGM sono un campo di studio e di ricerca, non un prodotto. Io posso criticare un prodotto ma non posso criticare una ricerca (un po’ perché non ne ho gli strumenti, un po’ perché non ha molto senso).
Quello che succede nel dibattito sugli OGM, invece, è proprio questo: confondere in continuazione i livelli prodotto-ricerca e a farlo sono quasi sempre le due fazioni supportate in questo da chi i prodotti li commercializza (se sei abbastanza bravo a gestire il marketing non esiste pubblicità positiva o negativa, esiste solo il piazzamento del prodotto nell’immaginario collettivo).
Ma, in un Mondo in cui dobbiamo ancora decifrare l’esistenza del 75% dei funghi, in cui in un cucchiaino di terreno c’è più biodiversità che nell’intera regione Piemonte, c’è realmente bisogno di un prodotto OGM? Non credo. Molte delle soluzioni che il marketing OGM dice di poter di risolvere esistono già in natura ma in una forma che il mercato non è attualmente in grado di gestire. Non è fabbricando soluzioni di mercato o appellandosi a vaghe energie naturali che la situazione può migliorare.

La natura non lavora per linee produttive, lavora per correlazioni di sistemi complessi. Questo è il suo modo di garantire resilienza e stabilità (cose che il mercato attuale non è assolutamente in grado di garantire). Studiando, applicando e mimando i sistemi naturali in maniera precisa e scientifica (va bene Gaia… ma magari se ci mettessimo meno slancio animista ed un po’ più di pratica…) a tutti i livelli, comunicando non solo una “diversità”, un’opposizione primitivista di ritorno ed un “sentire” generico, ma praticando a tutti i livelli, dall’orto al campo di mais, lavorando localmente ed in maniera diffusa forse il problema degli OGM come “prodotto” da conflitto potrebbe essere quantomeno mitigato permettendo di valutarne realmente le caratteristiche prima che un qualsiasi giornalista vestito da scienziato possa convincere la signora Pia che i lor prodotti sono l’unica soluzione e che noi siamo “i soliti fricchettoni”, prima che l’unica fonte alimentare naturale sia un prodotto di nicchia offerto da Carlo Petrini, prima di continuare a risolvere i sintomi invece dei problemi.

Gli OGM non sono “il Male”.
Ma, aldilà dell’ambito della ricerca, sono solo l’ennesima soluzione per posticipare un problema. La loro commercializzazione e promozione è il perseguimento di una linearità problema-soluzione-prodotto che semplicemente non è più sostenibile.
Il sistema che abbiamo creato semplicemente non è più sostenibile, capita… le civiltà nascono, crescono, si espandono, collassano… un po’ come tutto in natura. La differenza la fa la nostra capacità di resilienza al cambiamento, a come ci prepariamo per affrontarlo. Copiare dalla natura vuol dire imparare da chi la resilienza la pratica dall’alba dei tempi, nessun prodotto umano per quanto interessante e potenzialmente in grado di spingere più avanti il livello delle nostre conoscenza sarà mai in grado di garantire alcunchè.

Sono stato un po’ prolisso e confuso, scusate, cercavo di mettere in ordine e sperimentare un po’ di pensieri caotici…

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65 Responses to “Organismi Mentalmente Modificati”


  1. marzo 10, 2010 alle 11:30 am

    Sarò banale, ma io sono contro gli ogm semplicemente perché non voglio mettermi nello stomaco qualcosa che alla lunga non si sa che effetto farà. Con questo non penso che la ricerca si debba fermare, semplicemente credo che per il momento non ne vadano commercializzati e/o diffusi i frutti. Poi la campagna “con gli ogm salviamo il pianeta dalla fame” sinceramente mi fa solo ridere, è di una ipocrisia lancinante.

  2. marzo 10, 2010 alle 11:31 am

    Caro Nicola, ti sei autoavvitato in un discorso che non porta da nessuna parte. Noi abbraccia/alberi pensiamo che la ricerca è criticabile, il risultato pure, la scienza non è neutrale, figurarsi poi quando è finanziata per fare profitto, se non fossero legati alla resistenza agli erbicidi a che cavolo servirebbero? A sfamare il mondo? a far circolare i veicoli dei paesi ricchi a biodisel? La fame esiste perchè non si hanno soldi per comperare alimenti, non perchè non ci sono sul mercato. La casalinga di Voghera magari non è bene informata o se ne sbatte, io tengo le mie idee di abbraccia/alberi e per fortuna non ho figli quindi non mi faranno troppo danno e l generazioni a venire avranno quello che i loro padri e le loro madri avranno scelto si vedere o di non vedere.
    Commento di getto, poi ci penso!
    Saludos

    • marzo 10, 2010 alle 1:05 pm

      🙂 🙂
      L’autoavvitamento è una delle mie forme preferite di analisi della realtà. Un po’ come l’agitare le acque e vedere cosa ne viene fuori… magari solo fanghiglia ma magari anche degli spunti che, da solo, mi sono perso
      Concordo sulla fame per mala distribuzione del mercato il chè, nuovamente sottolinea l’inutilità della teoria OGM- più pappa per i poveri.
      Io però i figli li ho… poi ci penso anch’io 😉

  3. marzo 10, 2010 alle 12:13 pm

    La ricerca buona per me sarebbe quella che fosse in grado di tirare fuori una variante dell’Ailanto che tenti di eliminare le sue conspecifiche e poi una volta che non ce ne fossero più nel raggio delle sue radici, si autoeliminasse 🙂
    Scherzi a parte, potremmo ridurci a fare il discorso generico del tipo “io fumo perché tanto con lo smog che c’è…” e dire “io li mangio tanto ci sono già gli antibiotici nella carne o le radiazioni nell’insalata”. Certo, se cresco la mia insalata sono più sicuro dei fertilizzanti che le metto, delle interazioni permacolturali e quant’altro, ma devo tenere anche conto di quelle problematiche ad ampio raggio che ci impediscono ad esempio di mangiare l’insalata dell’orto, come se non ricordo male (ero piccolino) era stato consigliato con l’episodio di Chernobyl. Questo per dire che per quanti sforzi facciamo ci sono cose più grosse di noi, io contribuirò alla raccolta firme per dire no al nucleare, e anche se questo non sarà sufficiente, almeno quando mia figlia mi dirà “e tu cosa hai fatto per fermare questo scempio?” io risponderò che ho fatto quanto la democrazia attuale mi consentiva.
    Allo stesso modo, non voglio trovarmi con strani “fallout” portati dagli OGM (sempre che ce ne siano) e quindi eviterò per quanto le maledette leggi a favore dell’industria lo possano consentire, che questi atterrino sulla nostra tavola.

  4. marzo 10, 2010 alle 1:10 pm

    Si, poi inizio ad essere veramente convinto che i fall-out si possano solo arginare attraverso un frazionamento ed una molteplicità delle scelte, degli eventi, delle produzioni ecc… ecc…
    Le scelte uniche sono quelle che creano i danni peggiori. Vedi il nucleare posto come soluzione ai problemi energetici ma potenzialmente il più pericoloso… frazionando il problema potremmo evitarci la scelta. Se pensi che i pannelli fotovoltaici i n italia producono praticamente l’equivalente di una centrale atomica….

  5. 10 Francesco
    marzo 10, 2010 alle 3:34 pm

    Davvero stimolante questo articolo. Hai colto perfettamente quello che anche secondo me è il punto del problema: la complessità e il nostro modo di rapportarci ad essa, a tutti i livelli in cui si manifesta. Che sia la complessità di un tema (polemica OGM) o la complessità propria della natura, questa ne esce sempre ridotta. In tutti i campi l’uomo oggi edifica la sua natura “seconda”: ma essa è sempre semplificata, accentua fino a totalizzare solo quegli aspetti delle cose che rientrano nell’intenzione di turno, che in quanto tale è astratta, costitutivamente incapace di sostenere (appunto, la sostenibilità di cui si parla tanto) il processo più complesso che ci sia, quello della vita in tutte le sue forme. Il senso estetico è finora il criterio di cui disponiamo che a mio parere è più capace di rispecchiare, perchè è il più immediato che ci sia, questo errore: l’immagine della monocultura, le forme regolari dei palazzi in città e tutte le altre cose prodotte da questo tipo di intenzionalità cartesiana rivolta verso un utile particolare, non sono belle (per quanto il futurismo in tutte le sue vesti cerchi di propinarcele come nuovo canone); puzzano di qualcosa, qualcosa che c’è sotto, che è quel qualcosa che manca, ovvero tutto ciò che è stato scartato, che è stato ritenuto inutile e che invece doveva rimanere (i microrganismi del suolo, la copertura del terreno…). Con questo metro (estetico e non calcolatore) non si sarebbe rifiutata la forma-bosco in favore della forma idro/aeroponica, ultimo emblema della seconda natura.
    Anche le polemiche, così semplificate e radicalizzate, puzzano della stessa cosa. Sono brutte, manca qualcosa. Ogni parte dimentica tutto tranne se stessa, come se fosse idroponica, come se non stesse nella stessa terra degli altri.
    L’unico momento in cui produciamo un bello complesso è il bello artistico. E guarda caso, nell’arte non si vuole nulla di utile, non si progetta, non si ha intenzione. Ed è così che il senso di un’opera d’arte è inesauribile, irriducibile a un principio, esattamente come la natura è irriducibile alle sostanze chimiche che servono per far crescere la pianta. Ce lo dice prima il senso estetico, dicendoci che è brutto, ce lo dice poi gradualmente anche la ragione, dicendoci che non è sostenibile.
    Se riusciremo a reintegrare quello che in noi è questa capacità estetica, che in ultima analisi è proprio il progettare non astratto, non totalizzante (senza trasformarlo, annullarlo, nel kitsch fricchettone del “la vita è un’opera d’arte”, “fai le cose col cuore e non solo con la ragione”, e altre balle varie) riusciremo forse ad avere un miglior rapporto con la complessità. Magari rendendoci conto che il complesso, che è dilettevole, è anche alla fin fine il più utile che ci sia, perchè più produttivo e più sostenibile del semplice (vedi sua maestà Fukuoka).
    Ciao Nicola e grazie
    Francesco

    • marzo 10, 2010 alle 9:12 pm

      Grazie a te! Hai quasi fatto una sintesi comprensibile del mio post!

    • 12 meeme
      marzo 14, 2010 alle 3:51 pm

      E tu Francesco secondo me hai colto il concetto di bellezza, così difficile da definire.
      Manderò il tuo scritto al coordinatore di un gruppo a cui ho partecipato che si occupava di definire la bellezza nella mia cittadina( che non c’è, oggettivamente e tu dai la risposta, perchè le cose sono ridotte alla loro funzione, manca la complessità )
      tramite le fotografie del ” bello ” scattate dagli abitanti.
      In fondo ci sentiamo autorizzati a dire che il maschio decoratissimo degli uccelli è più bello della femmina marroncina. Lei ha soltanto la funzione di essere un uccello, lui ha funzione di essere uccello, più la comlplessità della decorazione, che ha lo scopo di attrarre ed è quindi funzionale alla specie, ma anche bello.
      Eppure a lui piace la femmina marroncina……
      AUTOAVVITAMENTOOOOO 🙂
      Comunque, hai ragione!!

      • marzo 16, 2010 alle 11:22 am

        Ciao Meeme! In effetti estetica e funzione in natura sono sempre strettamente collegate. L’indagine di quel rapporto potrebbe fornire sicuramente risposte efficaci a molti problemi. Avvitandomi sul tuo esempio: la femmina meno appariscente è estetica e funzione. L’essere meno appariscente le permette di non essere facilmente individuabile dai predatori durante la cura della covata. Noi, effettivamente, dovremmo indossare gli occhi del maschio che la trova attraente…

        Il 14/03/2010 15:51,

      • 14 meeme
        marzo 20, 2010 alle 4:04 pm

        Ciao Nicola 🙂
        La tua analisi mi crea un altro collegamento mentale e so di non sbagliare!
        La non complessità, la mediocrità, la mancanza di riconoscibilità delle nostre strutture architettoniche ha la stessa funzione che ha il marrocino nell’uccello femmina.
        Non dare nell’occhio, fare massa, non essere facilmente identificabili, giudicabili, aggredibili.
        Ho sentito giudizi di stroncatura netta su palazzetti senza pretese dove l’architetto aveva azzardato appena un pò di colore o qualche forma fuori dalle righe.
        Il palazzone giallino con terrazzi di cemento è così anonimo che sia chi ci vive che chi lo progetta è al riparo dal giudizio.
        Nel mio paese l’edilizia fino ad oggi era lasciata all’iniziativa del singolo e davvero colpiva come nessuno decidesse, che so… di tingere le persiane rosse o azzurre.
        Anche nei casi in cui si spende molto denaro per andare oltre la funzione è raro uscire in esclamazioni meravigliate, di solito il cancello ha più riccioli e il ferro è più massiccio, ma l’anima di chi lo mette in casa non si espone.

  6. marzo 10, 2010 alle 4:08 pm

    Caro mio, “Il problema non sono gli OGM” l’ho scritto prima io.
    Accidenti, dovevo nascere prima di Marcel Duchamp e Jackson Pollock!

  7. marzo 10, 2010 alle 8:48 pm

    Spesso in tanti discorsi che si agitano anche in rete i punti di vista razionali o ideologici o di formazione culturale prevalgono a scapito delle visioni interiori, emozionali, istintive e ci si perde nel tentativo di convincere gli altri della giustezza delle nostre ipotesi e dell’evidente erroneità di quelli altrui. Allora preferisco dare retta alla parte istintiva, sentimentale, selvatica …alle intuizioni.
    Pechè la così detta scienza vede il particolare, lo analizza,lo sviscera,lo formula …
    La complessità delle interconnessioni della natura sfugge alla gran parte degli umani, così come sfugge il lato magico (l’indicibile), l’inspiegato dalle culture occidentali ma ben conosciuto dai popoli nativi. Quindi nei confronti degli OGM, del nucleare, del capitalismo verde, dello sviluppo compatibile ecc. preferisco tenere pronta la cerbottana.
    Il colpo era basso ma scrivere così degli ogm e collaborare a Terranauta è come collaborare al manifesto e e scrivere post di elogio alla Bonino.
    Mi riprometto di sabotare campi ogm a colpi di mais “ottofile” e patate “quarantine”

    • marzo 10, 2010 alle 9:47 pm

      Senza la scienza che va nel particolare difficilmente staremmo qui a discutere (potremmo farne tranquillamente a meno ma intanto siamo qua) e, ancora più spesso, in rete (data anche la poca dimestichezza con la scrittura e con la comunicazione in poche parole) si da più spazio a livori e scontri per incomprensioni che altro… non tanto razionale come cosa.
      Comunque, non ho mai detto di essere pro OGM e se ti trovi con un campo OGM vicino a casa verrò a darti una mano a fare del sano night gardening

      E’ che trovo che da entrambe le parti ci sia una riduzione della comprensione della complessità (la realtà dei nativi era bellissima ed auspicabile ma un po’ meno complessa) solo che “loro” sono più bravi a gestire e manipolare questa riduzione…
      Non ti preoccupare del colpo basso… volevo solo spiegarti che scrivere per il manifesto e non porsi domande è un po come chiudersi nello sgabuzzino e credere che sia notte.
      Ripeto: non sono pro coltivazioni OGM, sono contro lo sviluppo che le determina come prodotto spendibile sul mercato.

      Però, magari, al manifesto mi pagherebbero… no… neanche lì 😉

  8. 19 Davide
    marzo 10, 2010 alle 10:04 pm

    Hanno già testato su animali l’alimentazione, OGM attuali e non OGM, gli animali nutriti con OGM si ammalano a reni e fegato e hanno vita media inferiore rispetto a quelli alimentati senza OGM.

    Non si può oggi escludere neanche in astratto il peso estremamente negatito delle società che gestiscono questi prodotti, per omissione, corruzione e crimini contro l’umanità in tutto il mondo.

    Gli OGM attuali sono responsabili di danni al mondo naturale notevoli per distruzione di biodiversità e inquinamento genetico.

    Stanno già mettendo tutta la biodiversità superstite in banche del germoplasma disponibili solo a pochi.
    Brevettare il vivente è una cosa paurosa.

    L’OGM come organismo concetto preso separatamente da tutto il resto oggi non esiste.

    Trovo dannoso qualsiasi considerazione che in qualche modo alleggerisca il carico di negatità che li circonda quando già c’è poca informazione inoltre mescolata a contro informazione per giustificare il dubbio.

    Disapprovo quindi questo post ma prima o poi dovevi Topparne uno… 🙂

    • marzo 11, 2010 alle 2:28 am

      Quindi devo supporre che non hai letto tutti i post dall’inizio ad oggi 🙂
      Comunque sono d’accordo con tutti ma cosa facciamo continuiamo a dire che fanno schifo, cattivi, cattivi e farcela mettere in saccoccia da un gruppo di markettari da major biochimiche perchè sono più abili comunicativamente?
      Poi… dai… io vado anche a sabotare dal pubblico le conferenze sugli ogm! 😉

  9. marzo 11, 2010 alle 12:05 am

    Avevo una mia idea ben chiara. Poi ho letto questo post e non riesco a pensare ad altro che al cucchiaio di terra e al piemonte. Possibile che non ci sia terra in piemonte?

  10. 23 Cristiano
    marzo 11, 2010 alle 12:49 pm

    Beh, non c’entra niente, ma c’entra molto. Sto leggendo Thinking in Systems della Meadows e una frasettina mi ha semplicemente ribaltato sul letto: non dobbiamo contrapporre il pensiero sistemico a quello riduzionista, dobbiamo utilizzarli entrambi (sto citando a memoria con traduzione simuntanea tipo babel-fish quindi… insomma il senso è questo).

    Forse la sostanza è che dovremmo avanzare con attenzione, lasciandoci aperte molte porte (OGM compresi – perfino Davide vacilla quando vede certe possibilità delle modificazioni genetiche nei maiali) ma cercando di evitare le tipiche stupidaggini che fanno gli uomini a causa del funzionamento balzano del loro cervello.

    Il problema alla fine siamo sempre noi e la perversa interazione tra la nostra genetica e la nostra capacità di pensare. Prendi qualsiasi cosa (OGM, petrolio, mercato, equità sociale, sviluppo, ecc), analizzala, e alla fine arrivi qui. Siamo un esperimento dell’evoluzione, queste cose si sa come finiscono, basta pensare ai dinosauri.

    Però noi siamo senzienti, potremmo modificare il nostro percorso grazie alla leva culturale, non siamo costretti a seguire l’evoluzione genetica come le altre specie. Serve quindi un uomo nuovo, una cultura nuova, un nuovo livello di consapevolezza, è un salto evolutivo necessario. Lo faremo? Mi pare che ci sia sempre più gente che tenta la trasformazione. Non so, ma sarebbe bello, il mondo cambierebbe completamente.

    Spero di essere stato sufficientemente confuso…

    • marzo 11, 2010 alle 1:04 pm

      Bello, confuso e condivisibile.

      Welcome in the NOOSPHERE!
      Forse ad adottarne l’idea si potrebbe iniziare a ragionare in maniera più consapevole.

      Poi introdurrò meglio il concetto di noosfera… poi…

  11. marzo 11, 2010 alle 1:03 pm

    Se ho ben capito quà non si parla più di cervelli in fuga, ma di cervelli confusi, contaminati, modificati, della serie: nulla è come è e nulla è come appare, ovvero siamo quello che siamo……….no, a questo punto la cosa migliore e più sensata che posso fare rimane quella di stapparmi una bottiglia di rosso, scolarmela e meditare su tutti questi discorsi, sicuramente dopo la bottiglia sarà tutto più chiaro e forse nulla mi apparirà più modificato!!!!

    • marzo 11, 2010 alle 1:07 pm

      Lasciate ogni certezza o voi che entrate.
      😀 😀
      forse è quello il problema… io sono astemio (non per scelta… il mio organismo fatica a metabolizzare l’alcool… qualcuno c’ha fatto una ricerca su? Dovrei chiedere a Meristemi…)

  12. marzo 11, 2010 alle 1:12 pm

    Secondo me ti hanno mandato loro 🙂

    Per un momento ho pensato che tu fossi a favore degli OGM

    Ho fatto una fatica bestiale a capire tutto, io che sono ignorante. Ignorante io, ma la stragrande maggioranza degli individui applica la semplificazione che dice Francesco, per questo, questo post può essere “pericoloso”.
    Non è la povera pianticella OGM che terrorizza, ma è il mostro che ne è in possesso che la rende pericolosa.
    Il mostro che abbiamo creato è il mercato globale, comandato dalle multinazionali coloro che finanziano gli OGM. Dovrebbe bastare questo per essere contrari agli OGM, perché comunque fanno i loro interessi.

    E come scrive Renato:
    “Spesso in tanti discorsi che si agitano anche in rete i punti di vista razionali o ideologici o di formazione culturale prevalgono a scapito delle visioni interiori, emozionali, istintive e ci si perde nel tentativo di convincere gli altri della giustezza delle nostre ipotesi e dell’evidente erroneità di quelli altrui. Allora preferisco dare retta alla parte istintiva, sentimentale, selvatica …alle intuizioni.”

    e non si sbaglia mai!

    Quello che mi spaventa e anche la diffusione in scala mondiale degli OGM, potrei forse accettare una sperimentazione di almeno 100 anni in piccolissima scala.

    saluti

    • marzo 11, 2010 alle 3:22 pm

      Bèh! Per fortuna che te ne sei accorto 😉
      Condivido: “Non è la povera pianticella OGM che terrorizza, ma è il mostro che ne è in possesso che la rende pericolosa.”

      Sulla “pericolosità” del post posso solo dirti che si… in effetti lo percepito come tale mentre lo scrivevo ma, usando il blog, come strumento di confronto oltre che di “narrazione”… ogni tanto s’ha da creare un po’ di “attrito” sennò sai che palle leggere in continuazione la storia delle mie patate piuttosto che della ricerca di una casa 🙂

      • marzo 12, 2010 alle 1:11 pm

        Per non rischiare discorsi autoreferenziali e per farsi “contaminare” e contaminare con idee differenti esistono le piazze o agorà virtuali o reali, che hanno il pregio, a volte, di essere il luogo del progettare e dell’agire comune…

  13. 30 mafalda
    marzo 11, 2010 alle 2:06 pm

    premessa: è da poco che mi pongo il problema della sostenibilità e della resilienza. istintivamente sono contro a tutto cio che è stato generato dal pensiero umano in favore di un economia che è positiva solo per pochi.
    D’altronde, sulla barca in cui stiamo tutti oggi, a volte mi viene da pensare che è difficile uscirne fuori applicando solo i nuovi sistemi, a cui tutti qui sono interessati, e salvare tutta la popolazione mondiale.
    premesso che molto spesso girando negli ambienti “alternativi”, ho la vaga sensazione che si stia solo effettuando una riconversione delle “aziende” e cioè una nuova economia, meno peggio della precedente, ma con le solite discriminazioni sociali.
    Sottolineo che non tutti gli ambienti che ho visitato paiono cosi. vedi elfi, bionieri, e metto anche Nicola. di solito se ho questa sensazione scappo!!!
    io sono contro gli ogm e quant’altro, in accordo con harlock sarei favorevole ad una sperimentazione su 100 mq. ma anche se funzionasse dubito la userebbero per la popolazione in generis.
    Sono contro a ricercatori e multinazionali (anche ai latifondisti) perchè è loro privilegio avere delle conoscenze che poi non condividono, anzi brevettano. questo porta inevitabilmente alla dipendenza di una parte della popolazione a favore dell’altra. sono contro alla proprietà in genere. credo che nascere è un po come essere in affitto.. ti devi occupare di quel tanto che ti basta (e le mie esigenze sono basse)e lasciarlo come lo hai trovato. Fondamentalmente bisogna essere più disposti a morire, cosa accettabile quando la morte non dipende dall’egoismo di qualcun’altro.
    Va beh confusa anch’io ma credo di questi tempi lo siamo un po tutti!
    un abbraccio elena

  14. 31 mafalda
    marzo 11, 2010 alle 2:13 pm

    un’altra cosa che penso è che il mondo si sta spaccando in due, quelli che in qualche modo la resilienza la conquisteranno e quelli che no. il problema è che quando aumenterà il numero di quelli che non ce la fanno saranno molto incazzati! quindi prevedo tempi duri anche per i primi.
    Molte cose che leggo su riabitanti in genere mi lasciano anche perplessa. E’ vero vivono con poco e ci riescono però dietro c’è sempre una società consumista. Es. ricicli di materiale (che però viene costruito ed altri scartano) riciclo di vestiario (idem come sopra) etc… la domanda sorge spontanea: quanto effettivamente sono resilienti?
    Ben vengano comunque, ed anche a me piacerebbe essere già una di loro (non per grandi ideologie ma perchè mi piace), il problema è la resilienza.
    saluti di nuovo

    • marzo 11, 2010 alle 3:27 pm

      Occhio Elena, Harlock proponeva una sperimentazione di 100 anni non 100 mq.
      Il polline di colza transgenica coltivata in un campo sperimentale in scozia è stato trovato a circa 27Km di distanza trasportati probabilmente da un piccolo coleottero parassitario.
      Inoltre credo che la resilienza sia data dalla rete delle relazioni e dei collegamenti.
      Un singolo individuo per quanto autosufficiente al 100% (situazione improbabile) è molto meno resiliente di 100 persone collegate in rete. La somma delle loro micro autosufficienze differenziate determina la resilienza del gruppo

      • 33 mafalda
        marzo 11, 2010 alle 7:33 pm

        sono perfettamente d’accordo, ma qui bisogna provvedere a scarpe, vestiti, attrezzi, etc.
        pensa che qui c’è un calzolaio che sta andando in pensione e fa le scrpe ex novo. quasi quasi mi applico 🙂
        comunque la resilienza verra data se un maggior numero di persone cambiano mentalità e iniziano a capire di far parte di un insieme.
        Se non sarà cosi la guerriglia per accapararsi (ho perso qualche consonante) le risorse ci sarà e a breve perchè basta una moltitudine di disoccupati al di la del picco.
        Sai che in discarica da me con l’avvento della nuova giunta non si puo più ritirare niente che incazzatura e…. indovina di che indirizzo è la giunta? 🙂 o 😦
        sai che informandomi sul sito internet del comune o scoperto che persone di varie ideologie politiche (anche a noi vicine) erano scandalizzate per dover fare la fila per quei pezzenti che prendono la roba? e poi la sicurezza? Guarda!!!!
        poi, se vuoi ridere, si lamentavano perchè in discarica, del personale, non c’è nessuno che usa bene i congiuntivi (non è un’esagerazione se vuoi ricerco e ti do il link)
        Addirittura c’è un poveretto che ha dovuto chiudere un’autolavaggio (molto casereccio ma in qualche attrezzo aveva investito) perchè dava fastidio il rumore ai signori delle villette vicine??????? Se va a rubare in quelle ville in futuro fara troppo bene 🙂
        non è che con cento di queste informazioni al giorno io sia tanto ottimista!
        il mio motto è: “fanculo ogni cosa che da il potere a chi lo ha già, anche se solo potere feudale”
        va beh ciao te vori ben!

  15. marzo 11, 2010 alle 2:17 pm

    No io l’alcool lo metabolizzo bene, tranne che nei punti della patente ma questa è un’altra storia, ma ora ragioniamo sulle contaminazioni di cui gli OGM sono una parte in quanto a parere mio viviamo in un mondo ipercontaminato e nemmeno se ci mettiamo sotto a una campana di vetro riusciamo a essere immuni. L’Italia ma ormai il mondo intero è contaminato di bario e alluminio che circolano sull’atmosfera liberamente, le acque quando non sono inquinate di loro aggiungiamo quantità di cloro e fluoro, mi si potrebbe obbiettare che tutto fa male e niente fa male è solo una questione di dosi, di quantità, ed è proprio quà il problema sulle quantità che ormai sono troppe di tutto e il troppo è nocivo alla nostra salute.
    Viviamo in un mondo piccolo, dove l’aria circola e l’acqua circola e si rimane contaminati da tutto quel che ci circonda, OGM, inquinamento diretto o indiretto, veniamo contaminati da ciò che vediamo, da ciò che sentiamo e a questo punto c’è solo da chiedersi se il nostro cervello è ancora in grado di pensare autonomamente, di ragionare per creare sacche di resistenza attiva atte a combattere tutto questo.
    Io sono contrario per principio agli OGM e l’unica via che abbiamo a disposizione per combattere è quella di contaminare il più possibile con autoctoni le piantagioni OGM, solo così noi contaminando loro e non viceversa e si può resistere e continuare a vivere.

    • marzo 11, 2010 alle 3:29 pm

      Tecnicamente non credo che funzioni la contaminazione al crontrario, bisognerebbe valutare i geni specifici… continuo ad essere convinto che il sistema John Seymour (arrestato a 72 anni per distruzione di un campo di rape ogm in irlanda) sia più efficace.

  16. marzo 11, 2010 alle 3:09 pm

    Buondì,
    soloneggio un po’ anch’io 😉

    Sulla premessa: farsi le domande, mettersi in discussione, avere un occhio spregiudicato (nel senso di “privo di pregiudizio”): ma non sono cose che dovrebbero essere ovvie senza bisogno di mille mani avanti e di lunghi cappelli introduttivi?

    Sul post: discorso lunghetto, con varie affermazioni ardite e pure con qualche salto logico (ma forse i salti logici sono miei e proietto). Ci tengo però a dire che sono del tutto d’accordo con quello che secondo me -ma, vedo, non secondo altri- è il punto centrale del discorso, ovvero che
    … gli OGM solo l’ennesima soluzione per posticipare un problema. La loro commercializzazione e promozione è il perseguimento di una linearità problema-soluzione-prodotto che semplicemente non è più sostenibile.
    E rincarerei la dose: perché lo sviluppo industriale omologa e appiattisce per sua natura, ma lo sviluppo industriale in epoca di vorticosa globalizzazione spiana tutto con il lanciafiamme e la schiacciasassi.

    Sono strepitosamente in disaccordo, invece, con l’iconografia angelicata dello scienziato che viene dipinta qui. Da questo post esce una visione “pura” e “neutrale” della scienza che non ha alcun riscontro nella realtà, e non ce l’ha da almeno due punti di vista.
    Da un punto di vista per così dire “micro”, l’immaginetta dello scienziato che lavora nel chiuso del suo laboratorio con il naso chino sui suoi vetrini senza mai porsi domande sull’utilizzo che verrà fatto delle sue scoperte, francamente, sconcerta. Scienziati come artisti persi dietro afflati di scienza pura, sgravati da qualsiasi responsabilità sociale? E, se sì, tu ti senti di assolverli? Ma via.
    Da un punto di vista “macro”: da quando in qua le ricerche vengono decise guardando “allo sviluppo della conoscenza e del genere umano” in modo puro e astratto? Ti pare, vi pare? Le ricerche costano un mucchio -materiali, laboratori, finanziamenti, borse di studio, PRIN etc.- subiscono quindi una “selezione naturale” sin dall’inizio; un’idea interessantissima, o utilissima all’umanità, ma senza alcuna ricaduta economica, non verrà finanziata, punto e stop. Questo per dire, e a chiare lettere, che non sono le buone e candide idee degli scienziati ad essere poi snaturate dalla cattiva multinazionale, no: è la multinazionale sin dall’inizio, a decidere.

    E comunque baci, neh! :)*

    • marzo 11, 2010 alle 3:39 pm

      Equipaje! Evviva!! Contavo in un tuo intervento! Ora mi manca solo Giam… se non compare lo vado a disturbare direttamente…

      sul cappello introduttivo chiedo scusa. Sono logorroico e, conoscendo personalmente un tot dei partecipanti alla discussione, necessario. Rischiavo l’agguato sotto casa 🙂

      Si. I salti logici ci sono. Ho buttato un tot di materiale dentro in modo da seguire la discussione da vicino cercando di chiarirmi anch’io le idee attraverso i vostri interventi (in pratica ho cercato di ribaltare il funzionamento del blog… o, forse, per la prima volta lo uso come andrebbe fatto… ma sto metabloggando e so non piacerti :))
      Anch’io credo che la posticipazione del problema sia il vero problema.

      E no. Non credo che la scienza sia neutrale. Haber era una gran canaglia. Ma la selezione a priori del ricercatore buono o cattivo mi mette un po’ a disagio.
      Però incasso il disaccordo e lo faccio mio. Soprattutto sul fatto che la ricerca sia anche quella, ormai, materia da “mercato”
      Grazie!

      • marzo 11, 2010 alle 6:44 pm

        … grazie a te, piuttosto. ma che gente frequenti? 😉

        Parafrasando la nota pubblicità: non ci sono ricercatori “cattivi”, ci sono solo ricercatori inconsapevoli! O consapevolmente -colpevolmente- nascosti dietro la retorica della “neutralità della scienza”. Che non esiste. E solo non esiste ma anzi, con le Università che si vanno a trasformare in Fondazioni, esisterà sempre meno (se può “esistere sempre meno” qualcosa che già non esiste, vabbe’).

        (Logorroici di tutto il mondo, uniamoci. Giam, dove sei?)

      • marzo 12, 2010 alle 4:23 pm

        Non so se lo avete evocato, ma ecco il ricercatore -anche se non si occupa di OGM ma di ben altro. Spunti vari e forse ovvi, a getto d’inchiostro:

        – La ricerca di base è in estinzione e con lei le università pubbliche cosi’ come le abbiamo concepite sino ad ora. Se finora si poteva guardare verso il mondo accademico come ad una sorta di ipotetico garante della neutralità della ricerca, scordatevelo PER SEMPRE. E ripeto FOREVER. Gli ultimi ddl Gelmini stanno tagliando le vene a quel poco di autonomia decisionale delle università italiane in campo di ricerca. Questo significa che tutte le azioni di innovazione e soprattutto controllo, monitoraggio, valutazione di sicurezza, validazione post-vendita saranno -ove già non lo siano- coordinati direttamente o indirettamente dall’ambito economico. Ogni ambito della ricerca dovrà essere legato a doppio filo alle esigenze del mercato, anche -ripeto- il controllo ed il monitoraggio, con buona pace di Giovenale, Alan Moore e del loro “Quis custodiet ipsos custodes?”.

        – Il problema non sono gli OGM nel senso che il problema non è tecnico-scientifico ma di modello di sviluppo proposto, come focalizza Equipaje. Di OGM siamo pieni da qualche millennio, virtualmente. Piante e virus si scambiano geni che è una bellezza da sempre, come testioniano i retrotrasposoni virali che ritroviamo nel genoma di quasi ogni pianta. Di modificazioni genetiche ne abbiamo fatte e ne facciamo in mille altri modi con ogni mezzo possibile, alcune volte con tecnologie proprietarie altre con tecnologie open-source. In questo caso la tecnologia è presentata come il sistema per fare un nuovo “grande balzo in avanti” che permetta di continuare a crescere indefinitamente verso non si sa cosa. Nè perchè.

        – Domanda. Un movimento analogo ed un sentimento cos’ avverso si è mai sviluppato contro la micropropagazione? Eppure rappresenta concettualmente l’epitome dell’omologazione, la morte della diversità, il motore primo della monocoltura che slega la pianta dalla terra. Sarebbe curioso capire perchè quello stesso rifiuto riservato agli OGM non si è diffuso verso altre tecnologie agrarie molto vicine negli esiti.

        – Sono con te alla grande quando sostieni che non esiste LA soluzione, ma solo un mix di soluzioni da adattare al problema ed al contesto. Nel caso degli OGM il vincolo è nella non disponibilità della tecnologia, nel fatto che si tratta di un sistema eclusivo e proprietario che non trova un modo di apparire minimamente democratico, disponibile, aperto. Teoricamente potrebbero risolvere tanti problemi e magari anche praticamente, ma fino ad ora il sistema che li propone e sostiene non garantisce -socialmente più che dal punto di vista sanitario/ecologico- di raggiungere i traguardi promessi senza perpetuare un modo di intepretare vita/ambiente/consumi/etica che è ormai inaccettabile.

  17. marzo 11, 2010 alle 3:24 pm

    L’umanità ha inventato il grano, il riso, l’orzo. La staffetta innumerevole delle generazioni contadine ha migliorato i semi, li ha resi più fecondi. Nessun potente ha potuto fare a meno dei coltivatori. Li ha oppressi, predati, ma sempre ne ha avuto bisogno.
    Oggi qualche imbizzarrita ditta ha messo sotto suo brevetto il grano, il riso, l’orzo. Dicono legalmente di averlo inventato loro. Oggi i potenti fanno in modo che i contadini abbiano bisogno di loro. In questa inversione sta il preciso segno del progresso. Progrediamo verso l’asservimento della terra e dei coltivatori. Perciò siamo oggi tutti senza terra, anche chi ha un campetto ben iscritto a suo nome in un catasto.
    testo di Erri De Luca
    Segue qui: http://www.nazioneindiana.com/2010/03/11/linsonnia-della-terra/

    • 41 mafalda
      marzo 11, 2010 alle 7:48 pm

      adoro erri de luca….
      a proposito il mio campetto e di 400 mq ma appena non saro in grado di pagare qualcosa addio al campetto!!! e inoltre non è che ci posso fare quello che voglio.
      Si dice tuo figlio, ma se non lo mando a scuola guai… ma è mio figlio o no?
      si dice il tuo giardino (nel mio caso) ma quante volte lo devo pagare e se è mio perchè non posso metterci le galline?
      A entrambe le domande rispondono che viviamo in una società e devo essere educata (io e mio figlio) però se i vicini rompono con le moto accese due ore, o se passeggiando nel bosco ci sono dei sedicenni rincoglioniti in giro col quod che quasi mi accoppano cane e figlio loro possono perchè sono educati.
      Oggi essere educato significa consumare! E se sei contro gli ogm vuoi la fame nel mondo.
      comunque in un’ottica positiva posticipare potrebbe essere utile anche perchè come dice medo oramai è troppo tardi quindi bisogna recuperare quei trent’anni che ci mancano il guaio è che faremo ancora più danno. sembra un cubo di rubik senza soluzione!!!

  18. 42 mafalda
    marzo 11, 2010 alle 7:50 pm

    @ nicola
    si mi sembra proprio che stanno posticipando il problema e nel frattempo raccogliendo un mucchio di soldi……ma dove cazzo è parcheggiata sta astronave? 😉

  19. 43 Francesco
    marzo 12, 2010 alle 4:21 am

    Hai ragione Equipaje, ma io farei ancora una precisazione: ci sono scienziati più teorici, e scienziati più costruttori. Lo scienziato che ha elaborato per esempio la teoria del funzionamento dell’atomo (scienziato teorico) non si può certo tacciare di scarsa responsabilità sociale: accollargli la bomba atomica farebbe piuttosto ridere (ne sto parlando a titolo esemplare, senza riferimenti storici precisi; si potrebbe fare anche l’esempio di chi ha elaborato il proto-motore a scoppio: colpevole dell’effetto serra? Il cervellone dell’amigdala sarà responsabile di tutte le morti per coltelli avvenute nella storia dell’umanità?). Mentre vi è una razza di scienziati di secondo grado, che stanno ai primi più o meno come i dj stanno ai musicisti che fanno i dischi dei dj; questi infatti “mixano” le conquiste teoriche declinandole in tutte le miriadi di ricadute pratiche che possono generare. Sono questi che bisogna massacrare, perchè sono poi questi che sono già sempre all’interno di logiche di mercato, sempre fin dall’inizio dentro la multinazionale. Esistono sicuramente ancora, per fortuna, gli scienziati disinteressati. E il sapere per il sapere esiste ancora, anche se molto indebolito, anche in questa epoca di super-capitalismo utilitaristico (non dimentichiamo che lo scienziato può cercare di adattare a posteriori il mercato alla sua ricerca, contando sul fatto che in realtà in campo scientifico ogni teoria davvero nuova, anche nel campo della matematica pura, ha sempre sviluppi redditizi).
    Il sapere, che definisce l’umano e quindi lo accompagnerà sempre, sarà sempre potenzialità di utilizzo cattivo del sapere stesso.
    Il problema sono gli sci-j. Mixano e mixano, e ci rovinano. Loro sì, sono davvero uno degli anelli più responsabili della catena e un primo modo per contrastarli è proprio quello di non confonderli con gli scienziati teorici, che invece sono molto più “complessi” (vedi sopra) e se fatti “amici” sarebbero uno degli aiuti migliori di cui potremmo disporre (mi pare che Fukuoka fosse un chimico prima della svolta). Sta a noi avere un atteggiamento aperto nei confronti della scienza (che mi sembra fosse quello di Nicola, quando proponeva non un “sì agli ogm” ma un “voglio cercare di dividere i ricercatori dagli stronzi: tenermi i ricercatori, e buttare via gli stronzi) oppure privarci di questa possibilità.
    Pensiamo a come un ricercatore di oggi può vedere noi (e con noi intendo la maggior parte delle persone che si interessano di movimento neorurale, o come lo vogliamo chiamare): chiediamoci perchè siamo considerati probabilmente da lui e dalla gente comune solo dei “fricchettoni”. Certo, è sicuramente un pregiudizio loro. Ma non c’è anche un contributo da parte nostra, una chiusura aprioristica verso quel mondo, da cui ci attendiamo solo OGM, per esempio, e non altro, non qualcosa di buono?
    Loro lo sanno, lo sentono, che noi li vediamo sempre un po’ come dei piccoli diavoli. Ed è questo che bisognerebbe cambiare. Così che anche loro possano cambiare, e intraprendere la strada giusta, dando magari a noi i loro dischi e non agli sci-j…
    Ciao e complimenti generali per la bella discussione.
    Francesco

  20. 44 Francesco
    marzo 12, 2010 alle 4:25 am

    Errata corrige: Mr. Fukuoka era nientemeno che un microbiologo.

  21. 45 mafalda
    marzo 12, 2010 alle 7:47 am

    si francesco sono d’accordo ma per la ricerca ci vogliono i soldi 🙂 il cane si morde la coda

  22. marzo 12, 2010 alle 9:17 am

    Caro Nicola,
    ho letto il tuo interessante post e sono d’accordo con te. Il problema non è mai nel coltello ma nel manico o, come si divce dalle mie parti, nel “soramanego”.
    Il “problema” non sono i politici che ci governano ma il paese che li vota. Certo il problema, da qualsiasi punto di vista si possa, se per noi è un problema e se vogliamo offrontarlo, va affrontato. Votando diversamente, contrastando quello che per noi non va, cercando di proporre idee differenti, sforzandoci per un pensiero nuovo; anche opponendoci ad un OGM che obiettivamente, scavando e analizzando scientificamente a fondo, non serve; portando vantaggi di fatto solo all’azienda che lo propone che ragiona con una sua “mente”.
    E’ lì che si gioca la battaglia.
    Il tutto figlio di un pensiero malato che lui, sì, va curato. La radice dell’ignoranza (senza giudizio: non sapere), non i sintomi. O non SOLO i sintomi, quantomeno.
    Grazie

  23. 47 medo
    marzo 12, 2010 alle 11:45 am

    Volevo incorniciare questa frase di Nicola, estrapolata da post a tratti estenuante:

    “Gli OGM non sono “il Male”. Ma, aldilà dell’ambito della ricerca, sono solo l’ennesima soluzione per posticipare un problema. La loro commercializzazione e promozione è il perseguimento di una linearità problema-soluzione-prodotto che semplicemente non è più sostenibile.”

    E ritorniamo sempre a Mollison e simili, al fatto che le soluzioni sono sempre molto più semplici e vestono i panni della sobrietà, dell’umiltà, della rinuncia volontaria alle “puttanate”, per intanto.
    Faccio una lotta settimanale per rifiutare le buste di carta e di plastica (da qualche settimana la catena biologica La Vie Claire propone buste fatte con amido di patata a 30 centesimi di Euro! Il costo di mezzo kg di patate commestibili per capirci), quando in città faccio la spesa. I commessi e le fruttivendole mi guardano male, mi chiedono “sei sicuro?”, oppure “in che senso?”. Sono nati tra buste di plastica, spazzatura, normale che la propongano a tutti, questa è ecologia. E l’ecologia dei prossimi anni è proporre plastica o cartone “green washed”. Ad oggi il 10% delle terre coltivabili è destinato ad alimentare uccellini in gabbia, gatti in appartamenti, cani al guinzaglio. Da domani dovremo dedicare un altro 10% per fabbricare cartone e plastica e contenere il cibo per chi in città potrà ancora comprarlo. Con tanto di marchio eco e bio e responsabile, magari sovvenzionato dal ministero coi nostri soldi che quando paghi il sacchetto l’hai già pagato 5 volte.

    Quando sei immerso nella merda, proporla ad altri non è la cosa più eco-logica del mondo?

  24. marzo 12, 2010 alle 1:20 pm

    Alcuni anni fà A. Maccacaro (ricercatore e scienziato) raccolse intorno a se altre intelligenze cognitive che collettivamente misero a disposizione le loro conoscenze alle strutture e organizzazioni operaie e territoriali. Nacque così Medicina Democratica, ovvero l’incontro e la sinergia dei saperi tecnico-scientifici e operai per affrontare le tematiche della salute sui luoghi di lavoro… “il rosso vince sull’esperto” era uno slogan, ma quel metodo di lavoro comune resta indimenticabile.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Medicina_Democratica
    http://www.medicinademocratica.org/

  25. 49 annarea58
    marzo 12, 2010 alle 7:52 pm

    daccordo con te e, forse per similil-logica, quello che dici non mi pare neanche contorto anzi…
    comunque a me degli OGM fa veramente paura il COME si modifica il DNA di un organismo, a me fanno paura i “vettori”, cioè:

    “Per trasportare un gene d’interesse all’interno di un altro organismo ci si serve di sistemi biologici chiamati vettori. I vettori possono essere molecole molto semplici, come i plasmidi, o più complesse, come strutture derivate da virus…” (wikipedia: DNA ricombinante)

    questo secondo me è il problema: una volta inseriti nel DNA (di un qualsiasi organismo vegetale prodotto per essere coltivato in ogni luogo del mondo in condizioni diversissime) chi ci assicura che questi plasmidi o “virus attenuati” non si “attivino” a modo loro??? tutto sommato esistono dai primordi della vita sulla terra proprio grazie alla loro adattabilità e per il loro “potenziale invasivo”!
    e chi ci assicura della trasparenza delle ricerche e dei test visto che tutto può essere, purtroppo, coperto da copyright?

  26. marzo 12, 2010 alle 10:49 pm

    Ciao Nicola! Bello il tappo a lato ma Bayer non ha la “n”.
    In attesa del commento di Sb, cito integralmente i primi tre paragrafi della Bibbia:

    1. La rivoluzione industriale e le sue conseguenze sono state un disastro per la razza umana. Esse hanno incrementato a dismisura l’aspettativa di vita di coloro che vivono in paesi “sviluppati” ma hanno destabilizzato la società, reso la vita insignificante, assoggettato gli esseri umani a trattamenti indegni, diffuso sofferenze psicologiche (nel Terzo mondo anche fisiche), inflitto danni notevoli al mondo naturale. Il continuo sviluppo della tecnologia peggiorerà la situazione. Essa sicuramente sottometterà gli esseri umani a trattamenti sempre più abietti, infliggerà al mondo naturale danni sempre maggiori, porterà probabilmente a una maggiore disgregazione sociale e sofferenza psicologica e a incrementare la sofferenza fisica in paesi “sviluppati”.
    2. Il sistema tecnologico industriale può sopravvivere o crollare. Se sopravvive, potrebbe, alla fine, raggiungere un basso livello di sofferenze psicologiche e fisiche, ma solo dopo un lungo periodo, molto doloroso, di aggiustamento e solo al costo di ridurre permanentemente gli esseri umani e molti altri organismi viventi a prodotti costruiti, semplici ingranaggi nella macchina sociale. Inoltre, se il sistema sopravviverà, le conseguenze saranno inevitabili: non vi e possibilità di riformare o modificare il sistema così da impedire che esso privi la gente di dignità e autonomia.
    3. Se il sistema crolla le conseguenze saranno ancora molto dolorose. Ma più il sistema si ingrandisce più disastroso sarà il risultato del suo collasso, così che se deve crollare e meglio che sia prima che dopo.

    La Bibbia: http://www.tmcrew.org/eco/primitivismo/unabomber.html
    Salumi.

  27. marzo 12, 2010 alle 11:23 pm

    Vacca d’un boja! Uno monta una delle migliori discussioni delle ultime settimane, riesce a farlo “a casa sua”. Si imposta su un botta e risposta serrato e… finisce i soldi della connessione… corre a prendere un paio di vasetti di miele, li scambia con una ricarica per il cellulare e… s’è perso alcuni dei migliori commenti… vacca d’un boja…
    roba che dovrei scrivere un post solo per tutte le risposte.

    3 Urrà per la comparsa di Meristemi che mi fornisce materiale per almeno altri 10 articoli.
    Cito dal commento “Di modificazioni genetiche ne abbiamo fatte e ne facciamo in mille altri modi con ogni mezzo possibile, alcune volte con tecnologie proprietarie altre con tecnologie open-source. In questo caso la tecnologia è presentata come il sistema per fare un nuovo “grande balzo in avanti” che permetta di continuare a crescere indefinitamente verso non si sa cosa. Nè perchè.”.
    Unica “punta” di dissenso: si, e vero come dite tu ed Equipaje che la ricerca non sarà probabilmente mai più slegata dal mercato… ma la ricerca è comunque fatta da persone alcune buone altre pessime, alcune si preoccuperanno solo del proprio “mandante” alcune no…

    “Un ottimista crede che questo sia il migliore dei mondi possibili, il pessimista ne è convinto”… faccio parte della seconda categoria e cerco di fare i conti con il migliore dei mondi possibili 🙂

    Quoto anche Francesco “Pensiamo a come un ricercatore di oggi può vedere noi (e con noi intendo la maggior parte delle persone che si interessano di movimento neorurale, o come lo vogliamo chiamare): chiediamoci perchè siamo considerati probabilmente da lui e dalla gente comune solo dei “fricchettoni”. Certo, è sicuramente un pregiudizio loro. Ma non c’è anche un contributo da parte nostra, una chiusura aprioristica verso quel mondo, da cui ci attendiamo solo OGM, per esempio, e non altro, non qualcosa di buono?” e grazie 😉

    Un grazie a Medo che, credo consapevolmente, ha dato un bel panorama in cui si inserisce perfettamente la patata OGM appena approvata dalla CE (che servirà per colle e materie plastiche)

    un Grazie a Marco per il scavando e analizzando scientificamente a fondo che troppo spesso viene declinato a posizioni “politiche” di comodo da entrambe le parti.

    Con questo non voglio togliermi dagli schieramenti. Io ho scelto una parte, quello che metto in discussione sono gli strumenti di cui personalmente mi doto per operare delle scelte ed agire di conseguenza.

    Grazie Annarea58! il fatto che tu non abbia trovato contorto ciò che ho scritto potrebbe farmi preoccupare un po’ per la tua scelta delle letture 🙂 🙂
    Credo che si stia delinando una struttura interessante legata al copy della tecnologia.

    E grazie a Renato che vince il premio per i commenti che mi creano più problemi 🙂
    Sulle agorà reali o virtuali non posso che essere d’accordo ma sai benissimo anche tu che ho si sa chi si è e cosa si vuol fare o l’apporto che si può portare ad un agire comune e spesso “appecorante” se non dannoso… io sono un’auto-alimentatore di dubbi su di me il cosmo e tutto il resto (e poi continuo a non riuscire a girare dentro i ning ) 🙂
    con le agorà, i gruppi, le comunità collaboro, siamo amici, discutiamo e creiamo ma non ne faccio mai realmente parte… è uno dei miei tanti limiti
    “vorrei che la musica desse la sensazione di non essere mai completamente a casa”
    Jim Morrison
    La citazione di Erri De Luca è molto bella ma non mi pare che sia sia modificato alcunché: non posso più soggiogare le persone al latifondo le soggiogo al mercato…
    Stiamo proponendo GeneticaDemocratica? Ci sono state mille battaglie combattute in mille modi interessanti. Alcuni efficaci, altri pessimi, altri buoni nei ricordi.
    Ho lavorato per un po’ di tempo con Daniele Segre (regista di documentari sul sociale ex-primalinea e mille altri ex…) sulla stessa onda (qualche anno prima della mia nascita… io arrivo con i residui del punk)con il suo gruppo crearono uno slogan: “una cinepresa per ogni proletario” sperando di ottenere il miglior documentario di denuncia sulla situazione del proletariato Torinese… il risultato fu ore ed ore di girato di feste di comunione, pranzi di famiglia e pic nic nei prati.
    Il mondo gira e gli strumenti si modificano. Ma probabilmente, nonostante i dischi dei Franti, ho subito troppo il mio vicino di banco con i DuranDuran in cuffia 🙂

    Un grazie anche a Iano (anche se avevo chiesto di lasciare a casa Malthus 😉 ) in primis per la correzione puntigliosa (pignolo pignolo pignolo) del tweeter e, in secondo luogo, per avermi ricordato che non amo il primitivismo ma che se lo volessi adottare lo potrei fare a mio solo uso e consumo (finchè il resto del mondo non verrà a cercarmi in casa) o attraverso simpatiche azioni di destabilizzazione (spesso compiute con alte competenze tecnologiche) e che comunque non c’è speranza: in ogni caso farà male. 🙂

  28. marzo 13, 2010 alle 9:06 pm

    Ben lieto di procurare difficoltà! Ho vuto la fortuna(penso unica!) di attraversare e essere attraversato da tre grandi movimenti di cambiamento: 68 – 77 – decrescita … (abbrevio x comodità) Il primo come giovane spettatore, il secondo come protagonista, il terzo come distaccato partecipante (abbrevio …) I primi due erano la magica esplosione di disagio esistenziale e accumulo e condivisione si saperiil terzo resta il dispiegamento del disagio in forma consolatoria. I primi non avevano a disposizione la rete, il terzo non avendo altro si comunica attraverso e a volte esiste grazie alla rete.
    O diventiamo “Massa Critica” o ci masturbiamo di parole, o usciamo dal nostro cortile virtuale e reale o ci raccontiamo come al bar … facciamo che magari questo autunno ci si incontra per 3-4-5 giorni e facciamo che … che è meglio …!!!

    • marzo 14, 2010 alle 12:14 pm

      E ben lieto che tu me le procuri 🙂
      Sperando di potercele procurare di persona a settembre (appuntamenti mille volte lanciato e mille voltre disatteso per colpa mia e me ne scuso)

    • 54 medo
      marzo 15, 2010 alle 9:09 am

      Nonostante tutto, Selvatici, pubblichi sul tuo sito un documento (oroscopo alberi) in orripilante font COMIC SANS! Questo è grave: che dopo tutte queste rivoluzioni che ti son passate sulla pelle, ancora non hai capito che basta un piccolo nemico che “entra” (in questo caso il Comic Sans) ed è finita.

  29. marzo 14, 2010 alle 9:03 pm

    Ho letto tutti i commenti…Provo a dire qualcosa disordinatamente di quel che mi è venuto in testa leggendo… Non ho un gran momento e, credo, di non essere in genere capace di dire molto sull’argomento… spero perdonerete disordine e stupidaggini… :-):

    – più passa il tempo e meno mi sembra di capirci un qualcosa di qualsiasi cosa

    – Probabilmente gli OGM fanno più paura di altro perchè toccano una corda notevole: l’idea di “giocare alla divinità”, modificare il “cuore” della vita (DNA), viene recepito come una perdita di “libertà” della vita e, in definitiva, dell’essere umano… E’ come se si pensasse: oggi le patate, domani l’uomo (cioè io). Una mia amica (molti anni fa) inorridiva all’idea che i cani si selezionassero per ottenere comportamenti (e non semplici caratteri estetici) diversi (più aggressivi, più portati al seguire una traccia, etc.).

    – Personalmente sono più preoccupato per i cosidetti “brevetti sulla vita”. Un articolo di “Le Scienze” illustrava come una buona percentuale di geni umani sono già sotto brevetto, anche se poi far rispettare questo copyright è molto più difficile del previsto (ad es.: moltissimi geni non sono solo umani; per ottenere il rispetto del copyright ci vorrebbero squadre di avvocati e nuove normative; etc.), per cui di fatto non si rispetta granchè.

    – probabilmente (da ricordare: non sono uno che conosce bene queste realtà) la ricerca scientifica è al giogo dei grandi poteri, e, in generale, è inevitabile che anche la scienza risenta della struttura generale di una società, oggi come da sempre. A volte ho l’impressione che ci sia un’atmosfera anti-scientifica che non credo sia un bene. Un atteggiamento “contro la scienza” ho a volte il timore che sia figlio anche del “tutto facile”: la scienza costa impegno, studio, produzione di prove, noia, gratificazioni incerte, non è “facile”, immediata, pronta ed accessibile comunque ed a chiunque.

    – Quello che arriva a me dal mondo scientifico (risottolineo: da semplice spettatore non certo preparato, da ex pessimo studente, etc.) è non solo riflessioni sul “come fare per gratificare di più i potenti”, ma anche una serie di dubbi e ricerche molto diverse. Sto leggendo (a fatica… momento non proppizio….) “Il supermarket di Prometeo” di Cini (fisico teorico), dove si tenta una sintesi “produttiva” delle idee di base della scienza. Come da molte altre “fonti” si apprende qui che c’è chi “ricerca” sulla base di idee (o paradigmi) di “complessità” che mi sembrano molto differenti dalla “scienza” come spesso viene percepita, la scienza delle palle da biliardo o del “vediamo che funziona qui ed ora”, ricerche ed idee che trovo anche più affascinanti di separazioni “riduzionistiche” sentimento/ragione, natura/cultura, etc. E sono ricerche faticose, non facili, con tanto di laboratori, prove… ma a cui credo bisogna prestare attenzione.

    – sugli OGM sono sostanzialmente d’accordo sul chi lo vede non come un pericolo in se’. Forse all’umanità (parola grossa) servono sia soluzioni immediate, tecniche, che abbiano effetto qui ed ora, sia soluzioni che tengano conto di quadri ampi. Un approccio che forse la dice lunga su questi problemi e questo documento scaricabile da Slow Food e da Liberi da OGM, http://content.slowfood.it/upload/3E6E345B029d525A10lQj3FD7A86/files/Dossier_OGM-in-Agricoltura_Le-ragioni-di-chi-dice-no.pdf dove i rischi per la salute degli attuali OGM vengono definiti “bassi se non assenti” e ci si tenta una analisi in un quadro più vasto.

    – Da quel che mi risulta, la tecnica di inserimento tramite batter/antibiotici, non è più in uso.

    – Il problema che fa capolino è, forse, questo: cosa è “contro” l’assetto attuale del mondo? Il biologico e l’orto dietro casa sono “contro” e l’ OGM o la chimica sono sono “pro”? Non intendo banalizzare o sfottere, ma solo di, come dire, spiegare un mio dubbio. Come e quando una tecnologia è “pro” o “contro”?

    – sulla decrescita… ho molti dubbi. Probabilmente, però, che una “decrescita” avrà bisogno di molti e nuovi strumenti tecnici e scientifici. Sarò banale, ma forse il semplice “farsi l’orto ed resto tutto in proprio” non basta, non ultimo tenendo presente il fatto che, ad es., in italy c’è una densità di 200 abitanti a kmq, che credo corrisponda a meno di mezzo ettaro di territorio a testa, ivi comprese superfici destinate a scuole o strade, scogli, etc.

    Ho parlato troppo per le mie attuali condizioni… sorry… 🙂

    • marzo 16, 2010 alle 1:57 pm

      Evocato Giam, eccolo qua!
      Grazie per la partecipazione… da “completi estranei” all’argomento credo comunque che noi si abbia molto da condividere (rifiuto a priori il “se non ne sai non ne parli”… altrimenti nessuno dovrebbe parlare di calcio…)
      E, no, niente stupidaggini e niente disordine… la discussione gestita in questa maniera funziona più come un brainstorming che non come una dissertazione dotta 🙂
      > – Probabilmente gli OGM fanno più paura di altro perchè toccano una corda notevole: l’idea di “giocare alla divinità”, modificare il “cuore” della vita (DNA)
      Sono d’accordo ma l’ibridazione e selezione è un’attività che nasce contemporaneamente alle prime forme di agricoltura, far finta di niente sarebbe assurdo… Le tecnologie sulla ricombinazione del DNA (già il termine “ricombinazione” ha un effetto comunicativamente devastante) a mio parere lavorano in maniera deleteria su questo livello: “Noi, sappiamo modificare il Codice, noi ne conosciamo il linguaggio… nostro è il Verbo”.
      Il problema è che gli crediamo. Ma sono balle… già solo salvando i semi di un fagiolino che mi è venuto meglio di un altro io sto giocando con la genetica delle piante. Così come il senzientemente scegliere una compagna con cui fare un figlio… posso non esserne completamente cosciente ma sto facendo una selezione genetica (io ho fatto un figlio con una donna dagli occhi azzurri… sto cercando di soppiantare la categoria occhi scuri 🙂 )
      > – Personalmente sono più preoccupato per i cosidetti “brevetti sulla vita”. Un articolo di “Le Scienze” illustrava come una buona percentuale di geni umani sono già sotto brevetto, anche se poi far rispettare questo copyright è molto più difficile del previsto (ad es.: moltissimi geni non sono solo umani; per ottenere il rispetto del copyright ci vorrebbero squadre di avvocati e nuove normative; etc.), per cui di fatto non si rispetta granchè.
      >
      Evviva! Ecco, questa a mio parere è una soluzione. Non tanto il mettersi a creare ogm in casa (pressoché impossibile) ma il concetto che qualsiasi cosa naturale sia “Open Source”. Ma per mantenerne la “libertà e gratuità” si deve conoscerne i linguaggi. Linux non esisterebbe se dei programmatori non si fossero messi a Crakkare i codici di Microsoft… ok, l’esempio è un può spinto ma passatemelo…
      > Un atteggiamento “contro la scienza” ho a volte il timore che sia figlio anche del “tutto facile”: la scienza costa impegno, studio, produzione di prove, noia, gratificazioni incerte, non è “facile”, immediata, pronta ed accessibile comunque ed a chiunque.
      >
      >
      Sono perfettamente d’accordo… poi capisco che allo stato attuale delle cose, “la scienza”, si ammanti di aloni di impenetrabilità spesso un po’ falsati
      > Come e quando una tecnologia è “pro” o “contro”?
      >
      Non ne ho la più pallida idea se non a livello estremamente soggettivo… come dicevo: se sono il capo di unpiccolissimo staterello totalitario nei pressi di Roma avrò delle mie idee, se sono il CEO della Monsanto delle altre. Se sono un cialtrone nell’orto altre ancora 🙂
      > – sulla decrescita… ho molti dubbi. Probabilmente, però, che una “decrescita” avrà bisogno di molti e nuovi strumenti tecnici e scientifici. Sarò banale, ma forse il semplice “farsi l’orto ed resto tutto in proprio” non basta
      >
      Sicuramente non basta. La dimostrazione fu il fallimento degli orti di guerra del ventennio… difatti sia l’autarchia che l’isolazionismo non sono soluzioni condivisibili. Viviamo da sempre in una complessa rete di relazioni. Pensare di essere la soluzione di se stessi è pura sciempiaggine ma se è vero che la “pressione” sui sistemi (con sistemi intendo: produzione di risorse, ambienti naturali, ecosistemi ecc…) sta aumentando progressivamente… delle soluzioni si devono trovare. Ma anche non ce ne fosse la necessità… si tratta solo di voler vivere meglio.
      Ed è vero che un orto nono risolve il problema ma miliardi di orti forse un po’ lo mitigano…
      > Ho parlato troppo per le mie attuali condizioni… sorry… 🙂
      >
      E di questo, nuovamente, ti ringrazio!

  30. marzo 15, 2010 alle 7:33 pm

    io la vicenda OGM la leggo nel contesto in cui si inserisce, e non mi riferisco al mercato. Favorire l’aumento della produzione di cibo per sfamare piu’ persone SENZA che il mondo si doti di mezzi adeguati ed accettabili per limitare l’incremento demografico SIGNIFICA solo rimandare l’appuntamento di gran parte della popolazione mondiale con guerre&epidemie e per di piu’ rischiare di compromettere nel frattempo ulteriormente la qualita’ dell’ambiente e della salute.

    Lasciando perdere la demografia, dico che (dopo aver letto tutti i post ed i commenti di/a Bordone) bisogna proprio avere una gran solida fiducia nelle possibilita’ della scienza e delle procedure scientifiche politicamente accettate per azzardare anche un semplice “ni” agli ogm. Cioe’, trattandosi di cibo bisogna essere del tutto certi che gli effetti a lungo termine non provochino danni alla salute umana e per questo bisognerebbe sperimentare per almento 50 anni. altrimenti magari tra 20 anni avremo i nipoti dei malati di eternit che si ammalano di ogm, perche’ il livello delle conoscenze scientifiche del 2010 non consentiva di affermare la dannosita’ dell’invenzione.
    Diciamo che, per essere su una posizione moderata, se tutto va bene rimarro’ contrario agli ogm solo fino al 2060. (se ci campamu)

    e la questione dei semi sterili forse e’ la meno preoccupante perche’ meglio contadini schiavi del mercato (finche’ ci rimangono) che regioni invase da piante mai viste.

    • marzo 15, 2010 alle 7:35 pm

      ps.ot: nicola vedi se puo’ esserti utile il programma teleport pro che scarica interi siti con relativi link interni e ti permette di spulciarli offline

      • marzo 16, 2010 alle 1:59 pm

        > Favorire l’aumento della produzione di cibo per sfamare piu’ persone SENZA che il mondo si doti di mezzi adeguati ed accettabili per limitare l’incremento demografico SIGNIFICA solo rimandare l’appuntamento di gran parte della popolazione mondiale con guerre&epidemie e per di piu’ rischiare di compromettere nel frattempo ulteriormente la qualita’ dell’ambiente e della salute.
        >
        E fin qui posso anche essere quasi d’accordo nonostante avessi chiesto di lasciare Malthus e la bolla demografica a casa 🙂
        > Diciamo che, per essere su una posizione moderata, se tutto va bene rimarro’ contrario agli ogm solo fino al 2060. (se ci campamu)
        >
        >
        Ok. L’unico problema è che in maniera indiretta li stai già mangiando da un sacco di anni. Hai mai provato a cercare del cibo per animali che non contenga farine di soja non OGM?
        > e la questione dei semi sterili forse e’ la meno preoccupante perche’ meglio contadini schiavi del mercato (finche’ ci rimangono) che regioni invase da piante mai viste.
        >
        Sono solo parzialmente d’accordo. Vada per la limitazione del rischio di espansione (che non credo sia controllabile al 100%…) ma se mal sopporto il copy sui libri, sulla musica, sul software… figurati sul cibo!!

        ps. o.t.- esiste anche per linux?

      • 60 Meris
        maggio 27, 2010 alle 11:15 pm

        PS OT x Nicola:
        Apri una shell e digita

        $ wget -k -r -F http://www.nomedelsitodascaricare.zx/ciao/

        per info sul significato dei parametri

        $ man wget
        $ wget –help

        Saluti,
        Meris 🙂

      • maggio 28, 2010 alle 10:53 am

        C’ho messo un po’ a capire cos’è una shell (sigh) ma ci sono arrivato.
        Grazie!
        😉

    • 62 medo
      marzo 15, 2010 alle 8:51 pm

      “Lasciando perdere la demografia, dico che…”
      Ah, allora mica ci siamo tanto.
      Dimenticare Malthus, oltre che dimenticare Marx, è il più grande e grave errore del ventesimo secolo.
      Ma presto sarà chiaro a tanti che con 1000 metri quadrati di terra arabile a testa a disposizione, gli italiani di strada ne faranno ancora ben poca…

      • marzo 16, 2010 alle 1:59 pm

        Lasciate Malthus a casa, per favore… non per dimenticanza ma per facilità di discorso… sennò si parte per la tangente (lo so… è un po’ riduttivo come sistema di discussione ma mi serve per arrivare ad un punto…)
        > Ma presto sarà chiaro a tanti che con 1000 metri quadrati di terra arabile a testa a disposizione, gli italiani di strada ne faranno ancora ben poca…
        >
        Ecco… questo è uno dei problemi ma, essendo abituati alla preservazione della specie, la vera domanda è: come e chi troverà La Soluzione? abbiamo voglia di lasciarglielo fare o è responsabilità dei singoli individui riappropriarsi di parte delle problematicità e confrontarcisi? Come al solito… al mondo si produce sufficiente cibo per tutti. Il problema sta in una redistribuzione assolutamente folle.

  31. 64 sb
    marzo 18, 2010 alle 6:46 pm

    c’è chi dice che a momenti ci sarà meno acqua per via del riscaldamento globale e c’è gente che studia per rendere, ad esempio, il riso meno dipendente dall’acqua. di fronte a certe cose uno può dirsi contro gli ogm sapendo che c’è gente che con il riso ci campa?
    probabilmente alcuni ogm andranno bene, altri no. voi direte; ma che scoperta. ma allora è il caso di rompere i coglioni con tutta sta filosofia. se non ti va stai senza, altrimenti te li mangi.
    se poi impestano tutto vuol dire che doveva andare così; se c’è l’essere umano sul pianeta vuol dire che la natura l’ha messo e se fa vaccate è naturale, è nel ciclo delle cose.
    se poi hanno la meglio quelli che incendiano i campi ogm (secondo me non serve a niente piantarci in mezzo le violette) vuol dire che la natura è meno peggio di quel che penso.
    io, per conto mio, se uno mi pianta sta merda vicino a casa gli decespuglio i coglioni.
    grazie a tutti, siete un pozzo di scienza.
    ciau ne


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